La libreria è un letto di Procuste

cenobita

I libri sono oggetti strani. Da un lato, cercano di rendersi riconoscibili e attraenti con copertine, sovraccoperte e titoli. Dall’altro, si assoggettano a formati che ne semplificano la gestione tanto nei magazzini e nei negozi quanto sulle mensole delle biblioteche pubbliche e domestiche. La maggior parte dei libri, con le proprie caratteristiche esterne, tende a fare dichiarazioni, più o meno esplicite, di appartenenza. Grazie a questi evidenti segnali, i libri possono essere localizzati dai librai, dai bibliotecari e dai lettori.

Da qualche anno, anche in Italia, i libri a fumetti vengono chiamati graphic novel o romanzi grafici, sottolineando, così, il valore letterario di questi prodotti che possono finalmente fuggire dall’area riservata al divertimento infantile o subletterario in cui erano stati reclusi. Nonostante il nuovo nome nobilitante, le grandi librerie di catena, come Feltrinelli e Mondadori, hanno identificato chiaramente lo spazio in cui esporli: i graphic novel sono normalmente lontani dalla narrativa, accanto ai libri che trattano musica, cinema, sport e viaggi.

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9 pensieri su “La libreria è un letto di Procuste

  1. l’ultimo di igort lo cercavo al piano terra della libreria edison di firenze, tra le pile di libri della collana strade blu. la tipa della libreria mi fa: “ma quello è un fumetto. igort fa fumetti, no? è al piano di sopra, in mezzo agli altri giornalini”.

    bah. c’è proprio la volontà di tenerli lontani. c’è poco da fare. se è un bene o un male non lo so. ma questa definizione merceologica della gn non credo che sia servita a molto. il “messaggio” non è passato. e la cosa mi pare pure buffa.

  2. il termine graphic novel a me non piace, perche’ ha la presunzione di attribuire una patente di qualità artistica a quello che è solo un “formato” di fumetto, come a dire che invece il fumetto seriale non ha questa patente…
    se il motivo, poi, per averlo introdotto era meramente commerciale, allora, come dice ausonia nel commento precedente, il trucco non ha comunque funionato.. il problema in realtà è culturale… uno dei tanti che ci troviamo in questo nostro paese….

  3. aus: ho visto la edison di firenze un paio di volta (il ristorante cinese chinatown che le sta dietro è ottimo) e mi è parsa anche un bel posto, ben fornito e con spazi pensati bene. Eppure…

    403: alla edison sono lontanissimi. I bambini al pian terreno e i fumetti e la grafica al primo piano (in un armadione esattamente sotto il soppalco delle guide turistiche e là ci va sempre qualcuna con la minigonna a cercare info sui viaggi futuri e tu – se sei un povero di spirito come me – prendi libri un po’ a caso)

    bb: yet another delusion

    ale: in giro per il mondo non mi sembra molto diverso. Domani, per esempio, dico di un sistema internazionale per la classificazione dei libri.

  4. edison è una bella libreria. è… calda. ci stai bene anche solo a berti un caffé. e il reparto fumetti è ben gestito.
    il chinatown… sì, è ottimo.

    mmmh. eddai, spari, non mi diverte andare d’accordo con te…

  5. Da Chinatown fanno i migliori ravioli grigliati che ho mai mangiato. E, comunque, giusto per litigarci subito, sappi che edison è una catena: la morte delle librerie di qualità…

  6. sì, solo a firenze ce ne sono due. una in via de’ martelli, enorme… una specie di ipercoop del libro. poi ho visitato quella a verona davanti a piazza delle erbe. questa te la consiglio che all’interno c’è la “ciberia capoverso” del mamo e gessica e devi assaggiare i loro tramezzini…

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