Presi nella rete

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Nel glossario che chiude il suo Cultura convergente, Jenkins spiega che “convergenza” è :

“la parola che descrive il cambiamento tecnologico, industriale, culturale e sociale nei modi in cui i media circolano nella nostra cultura. Tramite questo termine vengono generalmente indicati: il flusso di contenuto attraverso più piattaforme mediatiche, le cooperazioni tra diverse imprese della comunicazione, la ricerca di nuove strutture di finanziamento dei media che si innestano negli interstizi tra vecchie e nuove piattaforme, e il comportamento migratorio dei pubblici che andrebbero quasi ovunque pur di trovare il tipo di esperienze di intrattenimento che cercano. Più in generale, la convergenza mediatica si riferisce a una situazione in cui più sistemi della comunicazione coesistono abilitando un flusso dei contenuti fluido. Convergenza è un processo in corso o come una serie di intersezioni tra diversi sistemi mediatici, non come relazione stabile”.

Chi fruisce narrazioni, se vive di qua dal digital divide, si trova tra le mani una rinata piattaforma convergente. Con essa può permettersi di essere indifferente alle classificazioni, alle tassonomie e anche al codice decimale Dewey. Il web è un acceleratore che, indifferente ai pregi e ai difetti della velocità e della lentezza, fornisce all’utente un’arma potentissima con cui procurarsi contenuti.

Certo. Funziona benissimo con i contenuti digitali che possono essere scaricati, legalmente o meno, facendo uso di tutti gli strumenti accessibili al più vasto pubblico: portali, blog, informazioni wiki, social media, repository documentali, piattaforme di condivisione, programmi di scambio peer-to-peer, … Sullo schermo del notebook, del netbook, del palmare, del tablet PC o della prossima generazione di dispositivi mobili, l’utente può così ricostruire le imprese di Spiderman saltabeccando tra i film di Sam Raimi e quelli degli anni 70 del XX secolo, assaporando episodi estratti dalle varie serie in animazione, scorrazzando tra le gallerie di fotografie che mostrano gli omaggi che artisti più o meno dotati hanno dedicato al personaggio, recuperando intere annate del fumetto e sfogliandole con il dito sul touch screen, giocando con gli innumerevoli videogiochi, leggendo romanzi e fan-fiction, correggendo le imprecisioni di Wikipedia e discutendo di etica dei supereroi su una fanpage di Facebook. L’utente può fare tutto ciò – e molto di più – godendo di interruzioni e scarti continui e gioendo della propria attitudine al multitasking.

Ma l’accelerazione prodotta dall’essere digitale ai tempi della convergenza modifica anche i modelli di ricerca e cattura dei contenuti non presenti in rete. La scelta del prossimo libro – di carta – che leggerò non è più dettata unicamente da ricerche mirate nelle mie aree di interesse. Lo stimolo può arrivare da fonti diverse. Non più la sola consultazione di pesanti cataloghi cartacei, riviste di settore, scaffali di biblioteche, librerie e recensioni. Mentre fruisce le sue storie, il lettore che non teme il multitasking, si interrompe per consultare le notizie aggregate dal suo RSS feed reader, riceve allarmi in mail perché sono state pubblicate pagine o messaggi sugli argomenti che lo interessano, effettua ricerche, accede a meta opac che consentono la consultazione aggregata dei cataloghi di alcune tra le maggiori biblioteche al mondo… Questi strumenti che, per quanto iniziatici, sono oggi accessibili al più vasto pubblico, creano un nuovo tipo di utente che sceglie e acquista usando siti di ecommerce sempre più efficaci e convenienti.

Tanto i siti di ecommerce quanto le regole di correlazione dei contenuti, tramite etichette (tag) e altri metacontenuti che forniscono descrizioni sempre più accurate degli argomenti  stanno mettendo in crisi le definizioni commerciali. Il lettore gode di storie veicolate sotto segmenti commerciali e produttivi distinti, indifferente al processo e alle motivazioni che le hanno generate, spesso usando piattaforme convergenti.

Legge, per esempio, fumetti senza sapere che lo sta facendo. Già… Ma cosa sono i fumetti?

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3 pensieri su “Presi nella rete

  1. A te, da lettore, cosa interessa?
    A me piacciono (o fanno schifo) le storie. Il fatto che occasionalmente un film (o un romanzo o un picture book) sia anche un prodotto, da lettore, non mi interessa.
    Ciao
    p

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