Prima scrivere e poi disegnare

Scriverai mai altri fumetti per la Marvel o per qualche altra casa editrice del settore? Ho molto apprezzato Omega the Unknown e mi chiedo se resusciterai mai The Mink, il supereroe corrotto che è uno dei protagonisti della vicenda e uno dei tuoi personaggi più riusciti.

Sono contento che ti sia piaciuto The Mink, alla fine significava parecchio per me. Detto questo, dubito che scriverò mai un altro fumetto. Mi è piaciuto essere un autore della Marvel – l’ho amato. Ho amato anche la collaborazione con gli artisti . Ma non mi è piaciuta molto la meccanica effettiva della scrittura di un fumetto. Sono abituato al piacere dell’atto della scrittura, e quello non c’era  somigliava troppo alla sceneggiatura o al disegno di un progetto. Mi sembrava di scrivere un libro di cucina, invece di cucinare.

(Umberto Rossi intervista Jonathan Lethem, da “Pulp”, settembre/ottobre 2010)

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35 pensieri su “Prima scrivere e poi disegnare

  1. Ah, ah, ah. Povero Lethem, autore peraltro ottimo. Qualcuno avrebbe dovuto spiegargli meglio (e prima) le cose. Cioè che scrivere fumetti non “somiglia” a sceneggiare… ma È sceneggiare. Si scrive una sceneggiatura di un fumetto, come si scrive una sceneggiatura di un film o un testo per il teatro. Poi un autore può non ritrovarsi in questo atto di, ma sì, “progettazione”. Può avvertire con fastidio la distanza fra sé e il prodotto (chiamiamolo così) finale. Ma questa è un’altra faccenda, direi, del tutto personale.

  2. E’ proprio questa la cosa che mi interessa. Tito, te lo chiedo senza secondi fini e in alcun modo intenzionato a metterti in imbarazzo. Chi sceneggia i fumetti che, secondo te, valgono veramente la pena di essere letti?
    Perché io scopro che, nella quasi totalità dei casi, si tratta di:
    1) gente che poi se li disegnano da soli (o con assistenti, ma non è importante)
    2) tipi che vivono così tanto in sintonia con altri tipi che il disaccoppiamento dei ruoli non è così facilmente identificabile (es: munoz e sampayo)
    3) tipi che, per mantenere il controllo completo sulla storia, mettono il disegnatore nella condizione di eseguire specifiche dettagliatissime e inviolabili (e, se le violi, mandi in vacca il ritmo e il fumetto stesso) (l’esempio qui è facile: sua maestà Harvey Kurtzman)

    Ecco. Nella quasi totalità dei casi. Ma in questo momento non mi vengono eccezioni. (Chiaramente sto assumendo che “robe che valga la pena leggere” indichi il bello, non l’interessante o il divertente.

  3. Non so risponderti perché, non vivendo le vite di altri, non so chi appartenga al tipo 2 e chi al 3. E, francamente, anche per autori come Moore o Kurtzman non so se va proprio come dici tu, non ne sono sicuro (e non posso saperlo). Poi non è che va proprio così: non è che proprio prima scrivi e poi disegni, e che chi scrive narra e chi disegna illustra… il punto che emerge dalle parole di Lethem è che “scrivere” è solo l’atto meccanico, e come definizione risulta fuorviante. Anche “leggere” per i fumetti è un po’ fuorviante. Io progetto storie che qualcuno… boh, guarderà.
    Mi dispiace se ti sembrerò confuso e, magari, “furbetto” o diplomatico. Per la verità non mi pongo mai certi problemi. (“E allora perché sei intervenuto?” dirai tu. “Tiri il sasso e poi nascondi la mano?!”)

  4. Ecco, è il “valgono la pena di essere letti” che alla fine crea una categoria per me un po’ artificiosa tra “fumetti scritti” e “fumetti disegnati”.
    Guarda caso i fumetti che valgono sono solo quelli in cui c’è identità o empatia tra sceneggiatore e disegnatore? Secondo il tuo gusto (e quello di Boris) sì, per me non è detto – soprattutto per me “valgono” anche molti fumetti solo “divertenti” e poco “importanti” della storia del fumetto in cui c’è divisione assoluta dei ruoli.
    Per me il fumetto “bello” (quello che mi coinvolge, quello che mi trasmette qualcosa) a volte scaturisce dalle scintille non previste tra sceneggiatura e disegno, tra la tensione che si crea tra le due.
    Ovviamente ho un concetto molto esteso di fumetto, forse inutile ai fini di una critica più precisa sui meccanismi del fumetto – non lo so…

  5. Pat, ma la tensione che si crea tra le due… vogliamo chiamarla crisi? è uno dei momenti fondamentali della dimostrazione che un fumetto non si scrive prima per disegnarlo dopo. Non so. Penso ad alcune storie di Kriminal, che sto rileggendo adesso nella riproposta di Panorama. Luciano Secchi era ed è uno scrittore men che mediocre, incapace di creare un universo diegetico decente, Non sta in piedi quasi nulla. I dialoghi sono involontariamente ridicoli. Quasi peggio dell’universo di Diabolik. Eppure, ci sono delle sequenze che si tengono perfettamente. Di una bellezza diegetica impressionante. Ecco, io credo che la crisi tra un testo scardinato e insulso come quello di bunker e il disegno del maestro Magnus si risolve con la vittoria del disegno: cioè Magnus, magari anche involontariamente proprio su quelle cazzate costruisce una cattedrale gotica. Anche per questo dico che i fumetti si guardano. Dalla merda i diamanti insomma. Ma ci vuole qualcuno che la merda la rimesti per bene. I Magnus sono rari. Secchi, che non è scemo capisce il trucco e da questa alchimia tira fuori alanford. Poi con i piffareri e tutti gli altri non gli riesce mica.

  6. Seriamente (ma ero serio anche prima).
    Lo “scrivere” in questo caso è solo un atto di – come dire? – computazione, una faccenda di dattilografia. Sceneggiare è altro. E questo bisognerebbe capirlo.
    Perché poi capitano i fraintendimenti. Una volta ho scritto una lunga storia senza neppure una nuvoletta, un parola di testo da “leggere”, ed è andata a finire che mi sono sentito chiedere: “Ma tu cosa hai fatto?”
    (E mi ricordo, peraltro, che quei fogli di sceneggiatura non bastavano neppure. E io e Silvia Ziche ci telefonavamo, ci mandavamo fax… era tutto un andirivieni.)
    Quando il mio computer è intasato, il le sceneggiature le butto, le cancello. Non sono più niente, come progetti di case già costruite (e magari già anche crollate).

  7. Che il disegno possa tenere in piedi un fumetto sceneggiato penosamente -be’, succede, e l’ho pensato spesso, sono d’accordo (però credevo fossero interpretazioni un po’ faziose di disegnatrice, eh…). Anche io li guardo i fumetti, ma è un guardare che “legge”, decodifica; così come io quando mi disegnavo le mie storielline (vabbè, non faccio molto testo, come autrice non sono granchè) prima me le pensavo, avevo bisogno di vederle strutturate visivamente, di “scriverle” con il linguaggio che mi sembra sia quello della cosa chiamata fumetto: scelta delle inquadrature, delle immagini, di quante ne metto in una pagina, dei balloon se ci sono, o le didascalie.
    Da disegnatrice facevo prima (ed era più utile) fare dei bozzetti; chi non sa disegnare scrive delle sceneggiature. Può non essere esattamente la stessa cosa, certo, ma non per questo (per me) ha meno valore un fumetto nato così piuttosto che di getto realizzato da un autore completo.
    Comunque sto scrivendo delle cose così di getto, dalle mie “vacanze”, magari sto scrivendo minchiate, ecco…Tito scrive delle cose molto interessanti, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano dei disegnatori, oltre me

  8. Però mi interessavano gli esempi. L’unico ad averne fatto uno è Boris che ha indicato Kriminal che, secondo me, oggi è interessante solo dal punto di vista sociologico. Quelle storie sgangherate sono disegnate benissimo, è vero, ma ci basta?

  9. Non credo sia paragonabile al discorso su Kriminal, ma diverse storie di Madman di Allred mi risultano abbastanza illeggibili o poco interessanti, mentre le sequenze disegnate mi sembrano essere di una qualità grafica e onirica ben superiore – opinione personale; mi bastano queste sequenze? Sì, se mi stimolano ancora delle cose che vanno ben al di là di quello che intendeva comunicarmi Allred attraverso la semplice scrittura. Tra l’altro le storie disegnate da Allred di X-Force sono molto belle – ma non ricordo di chi erano le sceneggiature ( oltre a essere fuori casa ho una connessione lentissima e non riesco a fare ricerche)

  10. No. Patrizia. Io non ho detto che il disegno tiene in piedi storie sgangherate. Io ho detto che all’interno di storie scritte da un autore mediocre come Luciano Secchi ci sono momenti di grande fumetto, dovuti – probabilmente all’intervento, anche inconsapevole di Magnus. Perchè Magnus era autore, contradditorio profondamente contradditorio, irrisolto e frustrato, di fumetti. Sì,Paolo, Kriminal è roba da spazzini della sociologia. Però non si può trascurare che i due cosi lì che lo facevano, trovano a un certo punto un’alchimia -la cui miscela non sapremo mai, ma io sospetto che l’apporto del Secchi si limitasse alle trovatine e ai dialoghi, e che, a prescindere dalle sceneggiature il fumetto (quello nè scritto nè disegnato) fosse farina del sacco di Magnus… cazzo! uno che quando fa fumetto ci da fondamentali come lo sconosciuto e in particolare l’uomo che uccise che guevara, quando scrive e basta una roba farraginosa (da spazzatura) come il pignatta e quando veramente disegna e basta su una sceneggiatura probabilmente di ferro una cosa inutile e dimenticabile come il texone. Un’alchimia dicevo che gli farà realizzare i primi, non mi ricordo quanti, numeri di alanford.
    Il fumetto, quello che io credo essere fumetto… anzi, mettiamola così, che ti piace di più, quello che riconosco come fumetto, non si scrive. Forse è per questo che non riesco a farmi piacere le cose rugginose di Robin Wood che sembra tanto amato da quelli che il fumetto lo leggono.
    Forse è persino per questo che ci ho un punto di contatto con Tito. E mi piacerebbe che chiarisse, eviscerasse questa cosa che sceneggiare – soprattutto con esempi- non è scrivere ma è altro.
    Giuro. Mi interessa un casino.

  11. Sceneggiare significa costruire, anzi, diciamo pure progettare delle scene. Bisogna avere una visione di quelle vignette, della loro disposizione su tavole – e la tavola, per me, è un’autentica ossessione – e poi poi del modo in cui si concatenano quelle tavole. Scrivo pagine di sceneggiatura, ma potrei anche comunicare quella visione di racconto parlandone al disegnatore, a gesti, con disegni (orribili) miei… cose che ho anche fatto, che faccio. Alzo la cornetta e dico: “questa vignetta te la devo raccontare”. Nell’insieme di queste informazioni che comunico, ci sono anche parole che andranno dentro a nuvolette o didascalie. Quella è l’unica zona, diciamo, in cui ciò che scrivo – le parole che scrivo – passa nelle tavole. L’unica parte in cui , sì, scrivo fumetti. Una parte limitata. Posso spendere dieci, anche venti righe di testo per descrivere una vignetta in cui poi non ci sarà nemmeno una nuvoletta. Una vignetta senza testo, ma non senza sceneggiatura. L’ho scritta o non l’ho scritta quella vignetta? Si dice “scrivere fumetti” (lo dico anche io e continuerò a dirlo, per consuetudine), ma, ripeto, è fuorviante.

  12. ‘sti commenti stanno diventando una ficata! Grazie: se volete continuiamo con birre varie (offro io)

    Pat: Allred è uno che spesso fa da solo. Fa delle robe memorabili? Non lo so. A me pare che Allred (che amo moltissimo) sia un membro dell’oulipo. Uno che si dà un vincolo e ci costruisce attorno un fumetto. Lo adoro e mi diverta. E’ un genio ma non mi sembra uno di quelli indimenticabili.

    Tito: fai l’esempio dell’inferno con la Ziche. Ecco, quel fumetto a me piace tanto e i miei figli lo hanno guardato tantissimo (in entrambe le edizioni). Mi sembra molto vero quello che dici ma…

    Boris: … poi guardo le storie di Pratt con pagine fatte di solo faccioni che parlano tantissimo (a volte addossandosi al bordo per lasciare più spazio) e mi pare che siano storie costruite benissimo. Eppure nelle scuole di fumetto quello viene segnalato come errore terribile. Sbaglio io a goderne? Sbaglia Pratt a raccontare? Sbagliano gli insegnanti delle scuole del fumetto?

  13. Non so, quando si dice “scrivere” un fumetto non è come dire “scrivere un racconto” – Tito lo spiega bene, qualsiasi sceneggiatore di fumetti non si limita a scrivere descrizioni, ma immagina tutto un contesto, la miscela che è la tavola, il gruppo di tavole, e persino il disegnatore e le sue attitudini. Scrivere è dare un ritmo prima a una cosa che ha bisogno di tempo e di spazio per essere realizzata. Che poi leggere un fumetto sia guardarlo – guardarlo senza poi vedere più la scrittura che l’ha generato lo capisco, sono d’accordo, e il guardare i fumetti è totalmente peculiare, non è come guardare dei quadri o un film o che so io.
    A me lo Sconosciuto in questo senso sembra scritto tanto quanto i primi Alan Ford – e per scritto intendo appunto l’aver dato forma prima alla struttura di quello che poi andrai a disegnare e sistematizzare con disegni e balloon e didascalie.
    Quello che mi piace del fumetto comunque è che può essere declinato in tantissimi modi. I faccioni di Pratt hanno senso quando li disegna lui, all’interno del ritmo e delle storie che lui crea; se usati da qualcun altro con altri intenti diventano insensati e fastidiosi; queste cose sono difficili da far capire a dei giovani a cui degli insegnanti (non so se tutti sbagliano, dipende) cercano di insegnare delle tecniche basilari, che poi se si ha il talento si va oltre e amen.
    Come detto forse io sono di manica larga e mi interessa sia il fumetto che rimane nella storia che quello che riempie gli angoli meno vitali e interessanti – e tuttavia a volte non ci vedo nessuna differenza di “costruzione”.

  14. Pratt. So di che parli, Spari. Quelle tavole di Pratt sono anche costruite benissimo. Hanno un impatto visivo poderoso. La parola diventa segno, È segno. Quella massa di parole diventa immagine, ha un peso all’interno della struttura. Il lettore non può restare impassibile. E infatti…

  15. @ Spari

    In difesa degli insegnanti delle scuole di fumetto, in quanto insegnante da più di 7 anni, ti posso dire che i faccioni di Hugo Pratt fatti da un allievo non vengono segnalati come ERRORE. Semmai viene suggerito di considerare che arrivare a quella sintesi bisogna avere una struttura narrativa potente e che Pratt non ha scelto questo metodo all’inizio, ma semmai dopo molti anni di carriera. Già il dialogo da solo ha una grande forza narrativa se si sa scrivere … ops … guarda un po’ … e si chiama drammaturgia !

  16. bene, finalmente qualcuno ha introdotto la parolina magica che risolve molte questioni: drammatutrgia. c’è quella teatrale, cinematografica, televisiva ecc… e c’è la drammaturgia fumettistica. brava elena.
    che non è scrivere romanzi. è una forma letteraria ben precisa e distinta.

    a sentire lethem definire una sceneggiatura “disegno di un progetto” mi è venuto in mente un omino che non ha mai visto un cacciavite e dice che è una specie di punteruolo, un asticella cilindrica di metallo con la punta schiacciata. è un cacciavite. punto.

    non c’è letteratura (novel) nel fumetto. c’è drammaturgia. e allora gli sceneggiatori di fumetti farebbero meglio a sentirsi figli di molière che di raymond carver.

    e capirebbero anche meglio quello che stanno facendo.

    come lo capirebbero meglio anche spari e boris.
    qui si è partiti da una definizione stronza come graphic novel e invece di dire subito che era una pippa si è cominciato ad analizzare il rapporto tra letteratura e immagine. e invece il rapporto sensato stava tra la drammaturgia e l’immagine sequenziale e giustapposta…

  17. insomma, sono anni ormai che girate attorno a quel punteruolo con la punta schiacciata senza aver capito che era un cacciavite.

    e quando tito dice di scrivere anche quando in una vignetta non c’è dialogo spiega bene (benissimo) cosa sia scrivere un opera drammaturgica.

  18. Aus: sono ateo da tantissimo tempo e ho capito che se uno viene a parlarmi del suo dio e io gli rispondo che non ci credo quello non solo non si indispettisce ma cerca di convincermi che sbaglio, facendomi perdere un sacco di tempo.
    Quindi, aldilà del minuto di verità che ci hai elargito, ti chiedo solo una cosa: perché la tua pippa si è improvvisamente trasformata in un attacco a mie presunte idee (che per altro non condivido)?
    Ah… quel coso con la punta schiacciata che a te sembra un punteruolo, anche se ti hanno detto che è un cacciavite, io lo uso, da anni, per rompere lo scotch dei pacchi di amazon: sto sbagliando? (ah… non ti sforzare: questo geniale momento di dileggio ti arriva addosso direttamente da richard rorty)

  19. non è un attacco a te. che se la metti così, poi… sembri tu l’offeso adoratore di un dio. io sono ateo quanto te.

    negli ultimi anni la discussione (mica solo qui a casa tua) verte sempre sui paralleli tra letteratura e fumetto. io ti dico che per me sono stronzate.

    ma non ho certo la pretesa di convincere nessuno.

  20. Una volta sentivi dire:”Bella storia, molto cinematografica. Sembra un film.”
    E ti giravano le palle.
    E adesso: “Bella storia, sembra un romanzo.”
    E ti girano le palle.

    Il fumetto NON è letteratura disegnata. (Con tutto il rispetto per chi lo ha affermato, in altri tempi e con “urgenze” che avevano senso allora.)

  21. Boh? A me non sembra. Dico che il graphic novel è un formato editoriale da così tanto tempo che c’è gente che ha ricominciato a parlarmi dopo avermi tolto il saluto.
    Poi, è chiaro che mi offendo. Ti incazzi per robe che forse (non mi ricordo mica) ho detto 10 anni fa per poi subito aggiustare il tiro.
    Verrei che tu (o chiunque altro) ti incazzassi perché, da un po’ di tempo, sto cercando di dire che la definizione fumetto non ha più senso.
    Il mondo sta cambiando a velocità tale che non abbiamo adeguato il discorso al cambio di paradigma. Tutta la storiografia composta finora sta perdendo progressivamente senso e ci metteremo un po’ a capirlo.

  22. Scusa, Tito, rispondevo a Ausonia.
    Ricordo che quando l’espresso vendeva in allegato russ meyer in vhs sul retro di copertina di Morna diceva una cosa del tipo: “un film con ritmi serrati e straordinari da fumetto”.
    Era una stronzata ma è stata l’unica volta che ho sentito citare il fumetto per parlare bene di un film.

  23. Le definizioni… sono una bella menata perché sono d’accordo con queste affermazioni:

    “Qualcuno avrebbe dovuto spiegargli meglio (e prima) le cose. Cioè che scrivere fumetti non “somiglia” a sceneggiare… ma È sceneggiare.”

    Tito

    “si è partiti da una definizione stronza come graphic novel e invece di dire subito che era una pippa si è cominciato ad analizzare il rapporto tra letteratura e immagine.”

    Ausonia

    “Tutta la storiografia composta finora sta perdendo progressivamente senso e ci metteremo un po’ a capirlo.”

    Spari

    “Beve tanto in compagnia di gente poco raccomandabile.”

    Boris dal suo blog

    …e quindi che si fa ?

  24. ma io non dico che tu stia perdendo il tuo tempo. anzi. credo che almeno dovremmo toglierci dai piedi certi malintesi che stanno diventando vizi di forma.

    e nell’intervista a lethem ne vedo un bel po’.

    poi, figurati se mi incazzo se dici che la “definizione fumetto” ha sempre meno senso… lo dici a me? a uno che se ama davvero qualcosa sono i fotoromanzi?

  25. elena: dico che sono un fumettista.
    poi se mi fanno domande specifiche cerco di spiegare che tipo di fumetti faccio.

    però d’ora in poi, giuro, dirò di essere un drammaturgo. così la smetteranno di ridermi in faccia e con una certa enfasi esclameranno: “ah, come shakespeare, wow!”.

  26. ah ah ah ah !
    drammaturgo/fumettista allora drammatista perché fumetturgo non è carino!

    la soluzione migliore per me è sempre inventarsi delle definizioni un po’ alla Bergonzoni… funziona sempre !! 😉

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