Sessant’anni

Benito Franco Jacovitti
Benito Franco Jacovitti

Non ricordo se te l’ho mai detto, ma una delle regole di questo blog è che non parlo dei libri che mi regalano gli editori. Funziona così:

Sono un lettore di fumetti e di libri con le figure e scrivo e parlo delle mie letture, occasionalmente e nel tempo libero, in spazi marginalissimi. Guardo con attenzione a quelle storie, ma quando ricevo libri in regalo dagli editori (o peggio dagli autori), poi mi sento a disagio. Perché magari ci si aspettava da me qualcosa (e non sono un recensore), perché magari non mi piacciono (e se mi scappa di dirlo, rischio di essere veramente un villano), e per un sacco di altri motivi che probabilmente sono connessi al cumulo di nevrosi che mi porto dentro (sono un essere umano e, quindi, ne ho vasta collezione).

Mi è anche successo di parlarne. L’editore, l’autore o il curatore di un’iniziativa editoriale mi hanno scritto e mi hanno chiesto un indirizzo presso il quale spedire uno o più libri. Ho fornito tutte le informazioni e dopo un po’ di tempo ho ricevuto il pacco. A me non piace tutto quello che leggo e mi succede di scriverlo. Ecco: quando lo faccio, a volte, ricevo mail incazzate. E’ una seccatura perché le risse non mi piacciono. Quando facevo karate, nel kumite, il combattimento, non riuscivo mai a essere efficace: però ero elegantissimo (lo so, se mi hai incrociato – piccolo soffice sovrappeso e peloso – ti viene da sorridere).
Ci sono delle eccezioni. Alcuni amici mi regalano i loro libri e li accetto sempre con gioia (siamo amici, cazzo!). Alcuni editori continuano a darmi tutto quello che fanno (in nome di vecchie amicizie o di recenti collaborazioni. E’ chiaro anche a me che ci sono libri che mi piacciono e che non avrei mai letto se fosse stata per l’opportunità offertami. Un caso per tutti: Blacksad edito dalla Lizard mi pareva una roba non rivolta a me. Però, con quella gente mi sento spesso ed essermi trovato in casa quei cartonati mi ha portato a leggerli senza particolari pretese: mi sono divertito.

Voglio dirti di questo volume che mi sembra importante e che non ho comprato (e che probabilmente non avrei comprato). Lo conosco poco, ma Andrea Mazzotta, nuovo direttore editoriale di NPE, mi pare una persona squisita. Un uomo del sud molto educato e un po’ cerimonioso, con una forte propensione alla chiacchierata e al cazzeggio. Tutte le volte che lo incontro mi piazza in mano tutti i libri che ha appena curato e, da lì, comincia una pantomima durante la quale io fingo di voler pagare e lui finge di credermi e mi dice che non devo permettermi.

Negli anni Novanta, la Granata Press di Luigi Bernardi è stata una casa editrice di cui ho amato tutti i libri e tutte le riviste. Non proprio tutti, per amor del vero: alcune cose minori – tanto nipponiche quanto statunitensi – e “kaos” mi facevano schifo. Ma non è così importante, perché mi pareva allora e ricordo oggi una programmazione editoriale consistente e raramente eccepibile. Spesso mi causava stupore. Non mi sarei aspettato libri di e su fulci, tanti fumettisti italiani, pino cacucci alla direzione di nova express, saggi sul cinema marginale, sguardi sul fumetto lontano, protesi di martin, nero, eccetera… A un certo punto è uscito un libro dedicato a Jacovitti, scritto da Boschi, Gori e Sani. Non riesco a mentirti: il lavoro di questi critici non appartiene alla storiografia e allo studio del fumetto che mi interessano. Mi sembra ci sia un gusto per la nozione e l’aneddoto che non mi pungola in alcun modo e le traiettorie che delineano non mi appartengono. Eppure quel libro, allora, mi era parso interessantissimo.

Oggi NPE riporta in libreria quel volume, aggiornato e integrato (credo prevalentemente da Franco Bellacci, il cui nome ha conquistato uno spazio in copertina sopra il titolo). E ancora adesso mi pare che quel libro sia importantissimo. L’ho letto voracemente, rimbalzando tra i capitoli e le appendici. Non ho confrontato la vecchia edizione con questa nuova (ci sono cose che non posso chiedermi) e non so in quante parti quest’ultima sia stata aggiornata. E c’è poi un’intervista lunga, sgangherata e a volte ridondante a chiusura della trattazione, che raccoglie le risposte incongrue di uno Jacovitti incastrato tra smemoratezza ed ego ipertrofico. Non la ricordavo nell’edizione Granata e mi pare che quella sessione di domande e risposte in assenza di editing racconti un autore fondamentale per il fumetto e per il formarsi dell’immaginario nazionale (e, lo vedi, non è mica necessariamente una cosa positiva).

Che dire? Grazie Andrea.

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6 pensieri su “Sessant’anni

  1. Aspetta aspetta… Nel kumite eri cosa?!?! Elegantissimo? Un sfasato disarticolato pericoloso per gli altri e nocivo all’estetica, ecco come devi esser derubricato in ambito karatechico…
    Corro a cercare il volume su Jacovitti, che è meglio. Elegantissimo…

  2. Ciao caro!
    Io non sono cerimonioso, sono calabrese. Che poi, forse, è uguale.
    Comunque qualche precisazione.
    Il volume è stato ampliato e aggiornato in ogni sua parte da tutti gli autori.
    Franco Bellacci, sia nella precedente versione che in questa si è occupato delle appendici (Cronologia, Bibliojacgrafia, Gadgetstica ecc.).
    Nel precedente volume si distingueva la sua sua figura da quelli degli autori.
    Abbiamo deciso che, essendo un autore a pieno titolo fosse sacrosanto inserire il suo nome tra le menti che hanno partorito questa opera.
    L’intervista, presente anche nel precedente volume è l’unica parte rimasta immutata.
    Sul discorso “omaggi” ci sarebbe moltissimo da dire, ma non è questa la sede.
    Mi limito a spiegare velocemente che la mia posizione è: Certe persone (uso il termine “persona” che è vago, ma ci vorrebbe un post intero per spiegare a chi mi riferisco) devono avere certi libri. E’ dovere del editore fare attenzione che ciò avvenga. Non per una questione di recensioni, piaggeria o simili ma di compagni di viaggio con cui si deve essere solidali. Anche se magari non si è d’accordo.
    Mi spiegherò meglio in altra sede.
    Infine…prego.
    Andrea

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