Gli Scorpioni del deserto: Piccolo Chalet (a proposito di Corto/1)

Un’ambigua utopia

L’anno scorso ho scritto 27 brevi prefazioni per altrettanti volumi allegati al “Corriere della sera” e alla “Gazzetta dello sport”. Tutta questa fatica era riservata a una collana dedicata a Corto Maltese poi estesa ad altre opere di Hugo Pratt. Per riuscire a scrivere 27 cose diverse su Corto e su Pratt ho dovuto trovare 27 idee (qualcuna buona e qualcuna meno) e, siccome a me le idee costano una fatica becca, questo impegno di ricerca mi ha portato a leggere e rileggere Pratt per sei mesi.
Adesso non sono un esperto di Pratt (neanche più di quanto lo fossi prima) ma mi sono ritrovato a pensare a lui e alla sua opera per un bel po’ di tempo, trascorrendo lunghe serate davanti alla tastiera (gli è che sono lento a scrivere).

Gli Scorpioni del deserto: Piccolo Chalet (a proposito di Corto/1)
Gli Scorpioni del deserto: Piccolo Chalet (a proposito di Corto/1)

Venerdì scorso, un gruppo di persone si è radunato per sentir parlare del “camerata Corto Maltese” nelle stanze di casa Pound a Roma. Quel titolo da solo basta a mettermi di cattivo umore; riesco a rasserenami solo ricordandomi che la cinghiamattanza ha dei pregi e risparmia la fatica degli sculaccioni a genitori poco attenti.

‘Sta storia di Pratt e Corto fascisti parte da una serie di allegre minchiate da parte di una ridda di personaggi in cattiva fede: a me vengono in mente un articolo sul “giornale” che parla della dedica “dal suo fascista Hugo”, l’aggregazione coatta (in tutti i sensi che ti vengono in mente) dalle pagine dei Fascisti immaginari di Lanna e Ricci e l’articolo di qualche settimana fa sul “secolo d’Italia”.

Poi tutta la congrega di nazisti dell’Illinois che scrivono di fumetti (sono pochi, poco seguiti, ma poveri di spirito e assai agguerriti) ha iniziato a tentare un lancio sistematico della cosa. Siccome poi la rete è uno strano ricettacolo di informazioni in cui l’utenza vive in balia dei motori di ricerca, mi piace lasciare in giro anche la breve nota che ho preparato come prefazione al ventiquattresimo volume della collana Corto Maltese / Hugo Pratt. Conteneva In un cielo lontano e Un pallido sole primaverile.

Gli Scorpioni del deserto: Piccolo Chalet (a proposito di Corto/2)
Gli Scorpioni del deserto: Piccolo Chalet (a proposito di Corto/2)

Un’ambigua utopia

Nel 1982 Hugo Pratt pubblica con un piccolo editore francese, Bédésup, un albo di piccolo formato contenente 48 pagine di storie selezionate da un bibliotecario marsigliese, Jean-Claude Faur. Pare che la copia posseduta dal curatore dell’albo riporti una spinosa dedica autografa del fumettista: “De votre fasciste Hugo Pratt” (dal suo fascista Hugo Pratt). Su questa dedica, di cui si dice in un articolo del “Giornale” del 1998, sono state costruite numerose illazioni.

Chi, come me, conosce Pratt solo attraverso i suoi fumetti non può che immaginare un uomo goloso di tutto, capace di lasciarsi affascinare da qualsiasi idea – anche la più aberrante – per pochi istanti, per poi scapparne ridendo con diffidenza. L’idea che un autore come Pratt, pervaso da un profondo individualismo anarchico, potesse professare appartenenze politiche incongrue, sgradevoli e addirittura repellenti, non può stupirci. Era un autore incapace di prendere sul serio la società e se stesso.

Si pensi all’esperienza nella massoneria cui Pratt accenna tanto in Corto Maltese quanto in Wheeling.Si sa che il fumettista, sul finire del 1976, aderì per un breve periodo alla gran loggia degli alam. Pur non potendo conoscerne la motivazione, si deve osservare come, nello stesso anno sulle pagine di Favola a Venezia, Corto Maltese dileggi i massoni per la loro incapacità di ironia.

In questo volume sono accostati due fumetti che raccontano eroismi e umanità durante la seconda guerra mondiale. Il primo, In un cielo lontano, presenta un fascista costretto a dibattersi tra amore ed eroismo negli stessi giorni, e negli stessi territori, in cui si forma il corpo speciale degli Scorpioni del deserto, cui Pratt ha dedicato un meraviglioso ciclo di avventure. Il secondo, Un pallido sole primaverile (noto anche con il titolo Un cuore garibaldino) racconta di un ufficiale inglese socialista infiltratosi in Italia per sostenere la guerriglia partigiana.

Hugo Pratt può sostenere il peso ideologico di questi eroi contrastanti e riesce a non capitolare sotto la retorica dell’appartenenza partitica. I fasci littori sulle ali del biplano guidato dal capitano Bronzi sono un elemento narrativo e non un peso ideologico schiacciante. E, allo stesso modo, la prefazione di Bettino Craxi, tesa a glorificare il socialismo tricolore, che accompagnava la prima edizione del Cuore garibaldino, riesce a essere paratesto non necessario alla lettura del fumetto.

In Pratt le appartenenze politiche dei personaggi sono elementi che non inducono mai al conflitto. Gli schieramenti, nel suo credo narrativo, devono affiancarsi e giustapporsi. C’è un’affermazione del fumettista che chiarisce molto bene la sua posizione: “Mussolini apparteneva al partito socialista, e suo padre lo aveva chiamato Benito in onore dell’eroe progressista messicano Benito Juarez. D’altronde, le poesie di mio nonno, fondatore del fascio veneziano, hanno un risvolto socialista”.

La tensione politica di Pratt prevedeva che tutte le posizioni potessero occupare una vignetta, fisse in un’inquadratura perfetta e prive di cadute ignobili, ed essere accostate, a fini squisitamente narrativi, ad altre idee, anche inconciliabili alle prime. Anche nell’esprimere le proprie posizioni politiche, Pratt aderiva alla forma del racconto a fumetti.

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11 pensieri su “Un’ambigua utopia

  1. Bello!
    Peccato che io non avessi voglia di ricomperarmi nuovamente tutto corto maltese! Ti avrei letto davvero con estremo interesse (come sempre, d’altronde 🙂

  2. ho letto con piacere qs post, e scrivo giusto 2 riflessioni
    -le tue 27 riflessioni sono state davvere sempre piacevoli da leggere, centellinate, con una apertura mentale davvero ampia
    -ho ben prsente quella pagina da te riportata sulla definizione di “Pratt fascista” e bene hai fatto a linkarla.
    -personalmente nn amo i fascisti, ma mi ha incuriosito invece la definizione di “camerata Corto Maltese”: per chi come me prferisce leggere un testo di Rosselli oppure di Gramsci piuttosto che Evola ha difficoltà a comprendere l’accostamento, in quanto personalmemte Corto lo vivo come un liberaldemocratico, ma penso che possa essere degna di conscenza una posizione opposta come quella discussa a Casa Pound, magari per poterla confutare

  3. Non so cosa si siano detti a casa Pound.
    Pubblicassero un estratto della discussione lo leggerei. Se devo valutare l’accuratezza delle affermazioni da quello che ho letto (cito un paio di articoli nel post e ho letto altre robe che non menziono perché imbarazzanti), mi pare che perdano tempo (il loro e il mio). Devo confessarti, bobby, che a me sta storia voltairiana del battersi perché possano esprimere la loro idea non affascina più di tanto: mi sono dato delle priorità e la vita è breve.

  4. ciao,
    Hugo Pratt aderì giovanissimo alla RSI e fece parte seppur per un breve periodo della X° M.A.S.,
    probabilmente la trovata del volantino e le voci riguardo ad una sua vicinanza al fascismo derivano da quello, più che da quella dedica che poteva benissimo venire intesa come una trovata goliardica e nulla di più.
    Non ho idea di come la pensasse più in là negli anni, e aggiungo che anche Dario Fo fu paracadutista nel GNR e ora non credo nessuno avrebbe la sfacciataggine di definirlo un “camerata”.
    Detto questo, dove starebbe il problema?
    So di molti artisti a destra,
    e, in un tutta onestà, non vedo cosa ci sia di strano o eccezionale in un paese che è stato fascista per vent’anni.
    Concludendo la mia domanda è questa: anche se queste voci venissero confermate in che modo delegittimerebbero la validità delle opere di Pratt ( o di chi per lui)?

  5. Però ho letto che da giovane Hugo Pratt combattè per la Repubblica Sociale Italiana di Mussolini.

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