Un’altra storia dell’occhio

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Qualche anno fa ho trovato in una libreria milanese un libro a fumetti fatto di sole immagini. Così privo di parole che non c’era neanche il titolo. O meglio, il titolo c’era ma era un pittogramma: il disegno di un occhio. Era ben evidente invece, in copertina e in costa, il nome dell’autore (ma anche un cieco – lo dico con consapevolezza – lo avrebbe capito sfogliandolo): Dave McKean.

Ricordo solo un altro libro completamente privo di parole (se non per le poche informazioni stampate questa volta dietro un risguardo della copertina): Bleu di Trondheim, opera geniale importata in Italia da Proglo.

Edizioni BD ha mandato in stampa un nuovo libro di McKean completamente privo di parole. Fare un libro che non puoi chiedere al commesso o al libraio e che non riesci a trovare neanche nei siti di ecommerce richiede, oltre che un bel po’ di coraggio, una generosa dose di follia. Stavolta, quindi, il libro ha un titolo che, volendo, si può scandire, ma sottovoce perché è un libro porno: Celluloid. Si tratta di un prodotto bellissimo: stampa meravigliosa, ottima scelta dei materiali, copertina rigida  e sovraccoperta. Per non farlo costare una fucilata, tutti questi materiali sono stati stampati e assemblati a Singapore a settembre 2010. Forse per la distanza, il libro è arrivato nella mia libreria solo settimana scorsa.

Riassumo: si tratta di un fumetto porno di McKean. Porno e McKean: ho problemi con entrambi.

Considero Dave McKean un genio cafone. Un tipo capace di costruire storie perfette, che rischia, tutte le volte, di mandare tutto in vacca per l’uso smodato dei programmi di elaborazione delle immagini. Ha fatto le uniche storie veramente irrinunciabili di Neil Gaiman: Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi, I lupi nei muri e Mr Punch (quest’ultimo funestato però da alcuni eccessi un po’ cafoni). Ha realizzato gioielli in proprio: Cages e la già citata storia dell’occhio. Ha illustrato il selvaggio di David Almond. Tutto ciò dovrebbe bastare a garantirgli la mia sempiterna stima, non fosse che a volte il mouse e la tavoletta grafica si impossessano di lui: svacca con le copertine, costruisce robe intollerabili, ha frequentazioni cinematografiche che trovo inqualificabili.

Sul mio rapporto con il porno credo di averti già tediato. Se pongo ancora enfasi sulla nausea causatami dalle secrezioni è solo perché spero così di esorcizzare e rimuovere, alla fine, un filtro patologico che mi impedisce la visione di alcune immagini.

Ho letto Celluloid. Si fa in fretta: l’esercizio di ricostruzione della storia del cinema e della pittura sembra fatto apposta per forzarti alla visione di 24 immagini al secondo. L’ho finito e mi è parso bellissimo, anche nei passaggi che sono certo di non aver capito (la mia grettezza è nota: non sono riuscito a cogliere tutti i riferimenti a pittori e opere). Sono sicuro che il fumetto contenga delle simmetrie narrative che avvolgono tutte quelle grafiche e di composizione che si percepiscono al primo sguardo. Mi sembra un libro importante, ma, come ti dicevo, non mi fido di McKean, del porno e, per dirla tutta, neanche di me stesso.

Adesso l’ho riposto sulla mensola. Lo lascerò a riposare per un po’ e, tra qualche settimana, lo rileggerò e ti farò sapere se confermo l’opinione e se sono in grado di circostanziarla meglio. Tu, però, ricordamelo.

Anche non fosse bello come mi è sembrato, sappi che quel libro è, nella peggiore delle ipotesi, solo molto bello. Vai a prenderlo in libreria. Se non hai voglia, leggilo là. Sono 270 pagine senza parole: si fa in fretta.

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7 pensieri su “Un’altra storia dell’occhio

  1. Ha fatto le uniche storie veramente irrinunciabili di Neil Gaiman

    A me aveva impressionato molto Black Orchid, ma ammetto di avere a mia volta dei gusti un po’ cafoni!

  2. Ipo: Di Black Orchid non ricordo più nulla. Ricordo invece quanto mi aveva stupito Arkham Asylum scritto da Grant Morrison. Mai più riletto. Mi sa che, quando mi capita tra le mani, lo riguardo con attenzione.

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