Alta sui naufragi

AUTOBIOGRAFIA_JACOVITTI001

La sfortuna non esiste e il caso non può avermi preso di mira. Sono certo che anche tu, come me, abbia un parente o un conoscente che dice banalità a tutto spiano. Esatto. Proprio lui, quello lesto nel sedimentare un’opinione su qualsiasi argomento, dopo aver letto la prima pagina del Giornale o di Libero. I due quotidiani non sono, per questo individuo, l’unico viatico in grado di garantirgli l’accesso al mondo: egli ha anche un televisore (di solito più d’uno) sempre acceso e si ricorda – con completezza straordinaria – la programmazione aggiornata di tutti i maggiori canali (3 mediaset e un paio di rai, completamente indifferente all’estensione di opzioni portata dal digitale terrestre), i nomi le misure e gli amorazzi di tutti i bellimbusti e le veline presenti in palinsesto, e le ultime 24 ore di flusso di parole vuote e brutte immagini.

Non solo egli ha maturato un’opinione su tutto, ma quando, per cose di famiglia (tipicamente cerimonie) te lo trovi accanto, scopri che non vede l’ora di condividere con te la sua opinione. Si esprime per luoghi comuni e perbenismo e dice solo banalità, ma lo fa in un clamoroso impeto di passione, perché sa di essere un eversore. Egli ha capito che le idee degli altri che non riesce a riconoscere come proprie sono il pensiero della maggioranza. Non vede un mondo di individui ma due gruppi distinti di pensiero: da una parte c’è lui e dall’altra la maggioranza sta. E allora fa valere le sue posizioni con la certezza di chi è spalleggiato da tanto pessimo buonsenso veicolato da stampa clandestina e televisione ignota ai più.

E’ uscito, per Stampa alternativa, l’ennesimo volume dedicato all’opera di Jacovitti. Questa volta, il libro è un’autobiografia mai scritta, dedotta da dichiarazioni, interviste, testimonianze dell’autore. Lo sai, Jacovitti era un gigante del disegno e del fumetto e tutte le sue pagine sono belle e comiche. Non raccontava storie che valesse la pena leggere: disegnava pagine sublimi e divertenti. Era un fumettista, insomma. Uno che poteva anche fregarsene delle storie.

Leggere le testimonianze di Jacovitti è doloroso. Quasi mai i nostri amici e parenti nefasti, quelli madidi di qualunquismo perbene, sentono il bisogno di scrivere. Sono molesti solo quando ce li abbiamo accanto al funerale o al ricevimento. E neanche Jacovitti sentiva il bisogno di scrivere le sue opinioni: a lui bastava disegnare come un dio. Ha rilasciato qualche intervista in vita. Non era necessario raccoglierle e sistematizzarle.

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14 pensieri su “Alta sui naufragi

  1. Se Jacovitti era un artista degno di nota, lo sono anche le sue opinioni: è lecito non volerle leggere, non lo è dire che non era necessario raccoglierle (ma che cos’ha detto di così repellente?)

    Che cosa vuol dire “alta sui naufragi?”

    Ipofrigio

  2. Se Jacovitti era un artista degno di nota, lo sono anche le sue opinioni

    Perché?

    “Alta sui naufragi” è l’attacco della smisurata preghiera di de andrè (ma ormai lo hai scoperto perché google ce l’hai anche tu)

  3. Se Jacovitti era un artista degno di nota, lo sono anche le sue opinioni

    Perché?

    Perché le opinioni degli artisti contano.

    Google ce l’ho e infatti ho visto che era una canzone, ma chiedevo che cosa significasse (in quel testo è un attributo senza soggetto, ma è vero che non sono riuscito ad arrivare in fondo) e soprattutto che cosa volesse dire a esergo di quest’articolo!

    Ciao

  4. Marco: non so se sono d’accordo. Facciamo finta di intendere con artista la stessa cosa (volevo scrivere una definizione tra parentesi, anche aiutandomi con il dizionario, ma non ci sono riuscito). In quel caso è l’arte degli artisti a contare (fa’ finta che anche su arte noi si sia d’accordo). Se le opinioni di quell’artista sono la sua arte, allora sono importanti, se non lo sono chissene…
    L’idraulico xenofobo a me dà fastidio perché mi sta in casa mica perché non fa il suo lavoro: quando mi ripara il lavandino, lo pago. Viaggio al termine della notte è dio, ma con quello là mica ci sarei andato a cena…

  5. Viaggio al termine della notte è dio, ma con quello là mica ci sarei andato a cena…

    No, neanch’io naturalmente. Ma quando leggo quel libro o Morte a credito, non riesco a dimenticarmi delle opinioni del tipo. Non per questo i suoi libri mi piacciono meno, ma mi piacciono in modo diverso. Di Jacovitti non ho letto le interviste, credo di aver sempre sentito dire che era un fascistone o simile e questa cosa, anche se non ci ho mai pensato troppo, credo di averla sempre avuta sullo sfondo delle mie letture di lui, almeno da un certo momento in poi (non quando leggevo Tarallino nel 1971!), e a me Jacovitti piace almeno quanto a te.

    Vediamoci presto

  6. Jacovitti non è un fascistone. E’ un perbenista che esprime opinioni televisive e si atteggia a eversore. Leggere le sue interviste è come ascoltare mio zio Carlo. Le stesse pose, le stesse idee, le stesse invettive… La stessa impossibilità di dialogo.
    Quando Jacovitti impugnava il pennino sembrava dire: io è un altro.

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