Ipertrofie

A te succede mai di comprare un fumetto per la copertina? A me molto raramente. Ci ho messo decenni a costruire l’incredibile sistema di preconcetti e pregiudizi che mi permette di stare alla larga da molto pattume (e anche serrando strette strette le maglie, l’immondizia passa lo stesso).
L’altro giorno in edicola ho visto un albo degli X-Men e l’ho comprato.

Da bambino ero devoto ai mutanti e snocciolavo poteri, appartenenze e relazioni familiari e sentimentali come fossero i grani di un rosario. A un certo punto, però, gli intrecci si sono infittiti al punto da rendermi inaccessibile quella matassa di storyline crossover teamup spinoff… Oggi mantengo con i supereroi i rapporti freddi e distanti, per quanto cordiali, che si devono avere con i lontani parenti..

Joann Sfar, a tavola dopo l’incontro pubblico a Venezia, mi ha detto che i fumetti che preferisce sono quelli dei supereroi USA perché sceneggiati benissimo. Ha citato Millar, Ellis e Bendise, allora, lo ho un po’ assecondato. In realtà, da anni non mi diverto più a leggere supereroi.
Tornato a casa, ho visto quella copertina e c’era tutto: supereroi, il nome di uno degli sceneggiatori citati da Sfar (Ellis) e un disegno stranissimo. Eccolo.

Sesso e carnazza sulla copertina degli XMen

Quell’immagine in sé non ha nulla di straordinario. E’ la solita pin-up con mutanti in posa da duri cui la vita ha già mostrato tutto. Ma concentrati un attimo sul corpo di Emma Frost (è la bonazza vestita di bianco che un tempo era la sottilissima regina bianca dello Hellfire Club e oggi è l’opulenta moglie di Ciclope): labbra carnosissime, cosce piene, cellulite, glutei pesanti (e mica troppo tondi) e tette attratte al suolo dalla gravità. Ce n’è abbastanza per attrarre un rattuso che, come me, ha coltivato il proprio immaginario erotico alla corte di Robert Crumb e Georges Pichard.
Intendiamoci, poi quell’albo l’ho anche letto: gli X-men a fumetti sono noiosi come mi ricordavo, Warren Ellis non mi porta da nessuna parte e le pagine sono brutte. Su queste tavole che raccontano poco, Kaare Andrews, il disegnatore, muove male i personaggi e tiene in pagina pupazzetti con la gamma di espressioni di una Barbie. Ma quei corpi sono strani e conturbanti.

Adesso sento il bisogno di sfogliare gli albi dei supereroi recenti per capire come sta cambiando la rappresentazione erotica del corpo delle supereroine. Non mi viene in mente alcun altro disegnatore che abbia fatto nel fumetto mainstream statunitense il lavoro che sta facendo Andrews. E a te?

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21 pensieri su “Ipertrofie

  1. Grazie, Ettore.
    Mi sembra che tanto Kordey (che non conosco) quanto Quitely (di cui ho visto all star superman, authority e we3) disegnino delle playmate molto più tradizionali.
    Andrews disegna corpi molto distanti da quelli presenti nella pubblicità (guarda anche i fianchi di Tempesta). Poi, tutti i suoi personaggi sono affetti da anaffettività, fanno mossette facciali per rendersi credibili e si muovono come cancelli sui cardini al punto da far sembrare un posto al sole il saggio di diploma della migliore scuola di recitazione

  2. Sam Kieth, Kelley Jones e Flint Henry, in modi diversi, si sono allontanati dal mainstream alla Jim Lee/Marc Silvestri.

  3. In Italiano, se non ricordo male, tre numeri del Batman ( forse 49/50/51 ) con la miniserie di Man -Bat ( testi di Chuck Dixon disegni di Flint Henry ) – per la linea Epic, sempre su testi di Dixon, la serie Lawdog ( una sorta di Punisher correttore di magagne dimensionali ).
    Lo stile di Flint Henry ha qualcosa di Altan e delle vignette del Quesito con la Susi: stile ”malato ” ed overdose di dettagli , ma senza provocare la sindrome di Stendhal.
    Le sue donne sono carnose e stropicciate – al signora Langstrom senbra la vedova Nirvana dopo una session con il chirurgo della Gruber e una settimana negli ultimi minuti di C’era una Volta in America.

    Attenzione: esiste un Henry Flint inglese che ha lavorato su Dredd per esempio, ma è naturalmente un altro tizio. O il suo doppelganger.

  4. Ora che ci penso, esce dal seminato anche Steve Pugh ( Doom 2099 su testi di Warren Ellis e Blade nel volume della Gazza – non ricordo l’autore dei testi, ma anche uno special sul Santo degli Assassini di Preacher ).
    Siamo dalle parti di Ross Campbell, ma meno caricaturale.
    E Guy Davis o Vince Locke – ( Sandman Misyery Theatre su testi di Wagner e Seagle ) – donne con il baricentro basso, tessuti e cicce che tendono verso sud, golose della vita e dalla vita vulnerate, a parte lo sguardo che è sempre dalle parti dell’ottimismo della mucca Carolina e di Toninp Guerra. Guy Davis deve essere rimasto folgorato dalla Laurito nella Mazzetta.

  5. Ora che ci penso, la Amanda The Wall Waller di Jesuz Saiz ( Checkmate Dc Comics ) è un clone di quella dottoressa compatta e combattiva di Grays’ anatomy.

  6. Stavamo parlando di mainstream… Sandman mistery teathre non riuscirebbe a essere mainstream neanche se andasse sull’isola dei famosi.
    Steve Pugh? Hmmm…. Vado a cerca il volume di blade.

    Flint Henry ha pure un omonimo… Non riuscirò mai a scoprire chi è.
    Grazie.

  7. Ho inoltre la sensazione che tu abbia citato una mazzettata di autori degli anni 90. Quasi che la tendenza alla donna un po’ frolla nel fumetto usa sia stata visibile per un breve periodo e poi sia rientrata nei ranghi.

  8. A modo loro si allontanano dal modello imperante le bamboline di Bret Blevins ( New Mutants su testi della Simonson, Ghost Rider su testi di Mackie e Batman su testi di Moench )

  9. Condivido la tua analisi – non solo, ma aggiungo che un decennio non inizia mai esattamente quando dovrebbe e che ( okay non è mainstream ) , ma ci sono donne reali e condannate prima o poi alla biodegradabilità anche nella breve run di Hellblazer di Richard Piers Rayner ( il famoso racconto dell’incidente di Newcastle e la Macchina della Paura ).

    Il volume di Blade con le matite di Pugh non è una lettura
    imprescindibile , ma in rete puoi trovare un suo omaggio al Popbot di Kieth/Wood e, a volte, una immagine vale + di una miniserie di sei albi.

  10. posso dire che anch’io ho preso questo albo (non ancora letto perchè aspetto di avere tutti e tre i numeri). L’ho preso proprio per i disegni di Andrews, sfogliandolo l’ho visto meno personale rispotto al solito, ma, da una storia sugli x-men, non mi aspettavo tanto di più.
    Mi piace come ogni volta (pur non avendo avuto modo di leggere molti suoi fumetti), Andrews, modifichi il tratto. Il primo fumetto illustrato da lui che ho letto era una storia dell’uomo ragno. Aveva utilizzato un disegno fotografico.
    In questa storia degli x-men ciò voluto vedere un voler esasperare la deformità. Una critica al genere, o, forse, più semplicemente, voler giocare col genere.

    Tra i disegnatori che hanno un disegno “personale” come Andrews nel mainstrem avrei citato anch’io Quitely. Poi mi viene in mente Immonen: che ha iniziato anche lui dal tratto realista per passare ad uno molto più sintetizzato. Sempre in coppia con Ellis ha fatto un fumetto molto divertente dal titolo Next Wave, una bella parodia del genere tramite il genere stesso.

    Divertente pensare a Sfar che legge supereroi

  11. SP: Di disegnatori con un approccio personalissimo al fumetto di supereroi ce ne sono tantissimi (a me pare che Alex Maleev disegni benissimo, per esempio). Mi sembra che Andrews (di cui ho visto solo questa roba) sia un disegnatore tutto sommato dimenticabile, uno che in Bonelli non gli avrebbero neanche fatto mettere piede. Non è lo “stile” ciò che rende quelle pagine interessanti (scrivo tra apici perché – devoto a Sendak – non sono un estimatore di quella cosa), ma le anatomie femminili lontane dai canoni erotici Marvel (che sono quelli espressi dai cataloghi di biancheria e bikini statunitensi).

  12. Beh, Brendan McCarthy in Spider-Man: Fever va pure oltre le anti-pin-up di Andreews. Ed è uscito l’anno scorso. Cercalo. È come Ditko in acido. E ho detto tutto.
    Poi, Chris Burnham e le sue donne dal sapore anni ’50 dove le mettiamo?

    P.S.: Flint Henry ed Henry Flint, a quanto mi risulta, sono la stessa persona.

  13. Brendan McCarthy è quello di Skin, storia di uno skinhead focomelico uscito su tank girl. Cerco Fever.

    Di Chris Burnham non so niente.

    Henry Flint continua a farmi venire in mente il nome del fondatore di Hustler e quindi non ce lo vedo proprio come ideatore di un erotismo non mainstream.

    Grazie, Antonio

  14. Brendan McCarthy è Dio. Ovviamente, la Marvel alla proposta di un sequel di Fever ha risposto con un sonoro “Fuck Off”. Peccato. I deliri onirico-psichedelici di McCarthy sono spassosissimi.
    Di Chris Burnham non sa niente nessuno, ma spero di approfondire nei prossimi giorni in merito alle sue collaborazioni con Grant Morrison. Ti informo.
    Flint vs. Flint è una bella associazione d’idee, haha.

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