Naturalezza

Sonata per l'Aquila di Vincent Filosa
Sonata per l’Aquila di Vincent Filosa

Alabarda spaziale! Pugni atomici rotanti! Tuono spaziale!

Un’esplosione terrificante e i frantumi del mostrone atomico vengono sparpagliati, senza che l’ambiente debba pagarne le conseguenza, tra i boschi di un Giappone rurale.

Quando Goldrake è apparso per la prima volta sui piccoli schermi italiani, frequentavo la quinta elementare e né io né i miei coetanei potevamo immaginare che quella serie sconvolgente stava segnando solo l’inizio di un’inarrestabile ondata – una di quelle disegnate da Hokusai – che avrebbe, di lì a poco, spazzato insediamenti e lasciato detriti ovunque nel nostro immaginario.

La fascinazione nipponica ha colto la mia generazione e tutte quelle successive. In Italia e in Europa.

Il Giappone, quando lo guardi da lontano, è difficile capirlo. Lascia spazio a innumerevoli interpretazioni e a infiniti fraintendimenti. E raccontarlo da Abbiategrasso, Lamezia Terme o Crotone è pericoloso. Quelle narrazioni rischiano di tradursi in metafore capite male, in cibo pucciato in troppa soia e in mossette formali (una pennellata, uno sguardo, un tentacolo, un aggettivo…). Ci manca la sintassi e, soprattutto, la paratassi.

Vincent Filosa è un amico. Simpatico e gentilissimo, è una persona di rara serenità. Ha studiato il Giappone per un sacco di anni e ci ha vissuto anche a lungo. Ha maturato un’ossessione vera per alcune cose che a me interessano molto e l’ha tradotta in racconto.

Fa fumetti (con Ernestvirgola e con Canicola) ed è l’unico disegnatore italiano che sembra essersi formato completamente sulla composizione della pagina del gekiga, di Tsuge e Tatsumi e delle riviste “Garo” e “Ax”. Quei ritmi gli sono entrati dentro, al punto che quando la rivista “Domus” ha sentito il bisogno di raccontare a fumetti la storia di un architetto giapponese, brutalizzato dalla mala-amministrazione italica ha chiamato lui.

Sul numero di “Domus” attualmente in edicola c’è un fumetto di quattro pagine del Filosa. E’ sola la prima parte di una storia giornalistica raccontata in presa diretta, ma dimostra un paio di cose.

La prima è che il giornalismo a fumetti non ha bisogno di eventi spettacolari (un omicidio efferato o una tragedia) o di ricostruzioni agiografiche della vita dei nostri eroi: si può concentrare su un esempio di cattiva gestione della cosa pubblica e, per una volta, funzionare. Queste piccole storie abitavano, decenni fa, un modo del racconto usato dal “Corriere dei ragazzi”. Quel settimanale si permetteva di inseguire la storia recente, facendo raccontare fatti diversi (il primo trapianto cardiaco o una straordinaria tripletta allo stadio San Siro) a Mino Milani e Sergio Toppi. Era una cosa che si poteva fare e che anni e anni di reportage immotivati e di cartoline dal mondo rischiano di farci dimenticare. Ehi! Guarda il fumetto pubblicato da “domus”! SI PUO’ FARE!

La seconda cosa raccontataci da quella storiella di Vincent Filosa è che “Domus” è una rivista viva. E non solo perché ha identificato il fumettista più adatto a quel racconto, andandolo a scovare su pubblicazioni che, per quanto importanti, rappresentano un’istanza minoritaria del fumetto italiano. Mi colpisce molto la volontà di pubblicare quel fumetto come se fosse un articolo, senza bisogno di un paio di paragrafi di parole vane che lo aiutino ad attraversare la strada. E’ una storia forte e il direttore di un importante mensile l’ha assegnata a un giovane fumettista senza che un giornalista avesse il compito di spiegarla a tutti.

Sono cose che fanno bene al cuore. Nella stampa italiana, ci sono individui che fanno normalmente cose che dovrebbero sembrarci normali e che invece somigliano pazzescamente ad atti di coraggio: la naturalezza con cui quel pezzo si innesta tra un intervista a un designer di automobili e un servizio fotografico sul fuorisalone milanese non dovrebbe stupirmi e, invece, sono qua a gongolare soddisfatto.

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7 pensieri su “Naturalezza

  1. ‘sei consapevole?’ (edicol.)
    ‘sì, certo. mi piace quell’autore.
    li spendo volent. ieri. anche oggi,
    guarda’ (io).
    spiace ripertersi ma…editoria a
    fumetti italiana: meno ramen
    più spaghetti, pliz.
    e grz a spari. senza questo
    post(o) non avrei mai saputo.

  2. vincenzo filosa santo subito!
    paolo, hai detto una cosa sacrosanta sul giornalismo a fumetti. s’è sempre fatto, ma ci siamo accorti che esisteva quando ha smesso di tale e si è trasformato in:

    – agiografia a fumetti (vedi becco giallo… bleah)
    – cose inutili a fumetti (vedi altri titoli becco giallo… bleah)
    – estenuanti letture a fumetti (vedi il ponte di no gun ri e alcune cose di sacco, che è bravo ma non sempre)
    – cazzatine a fumetti (il 99% delle cartoline di internazionale e un botto di strisce on-line che non so nemmeno di chi siano)

    vincenzo non rientrerà mai in nessuna di queste categorie. non ce la farebbe nemmeno se volesse. vedendo queste tavole in orginale ho sentito subito che sarebbe venuta fuori una ficata. mi fa piacere avere la tua conferma.
    ciao,
    p

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