Le parole e le cose

Elektra Assassin è un fumetto uscito, tra il 1986 e il 1987, in 8 albi in un formato che allora chiamavamo prestige e che qualche mese prima aveva ospitato The Dark Knight Returns, una storia di Batman che, ancora oggi, mi emoziona.

In quegli anni Frank Miller era dio. Insieme a un manipolo di inglesi stava riscrivendo le regole del fumetto mainstream statunitense. Diceva che la complessa continuity delle serie di supereroi doveva essere riletta con approccio revisionista. Per farlo, aveva dedicato le sue attenzioni a Batman e a un personaggio Marvel apparentemente minore: Devil. Quello era un supereroe con problemi seri: si vestiva da diavolo, era cieco, collezionava sequenze di incredibili sfighe in amore, se la prendeva con dei mafiosetti metropolitani e, mentre i suoi colleghi combattevano i divoratori di mondi, lui salvava a fatica il suo quartiere. Quel tipo, vestito da pervertito in latex rosso, aveva poteri che, confrontati con quelli degli dei del tuono, degli energumeni verdi o anche della maggior parte dei mutanti, facevano un po’ di tenerezza. Diciamocelo: da poteri così così derivano responsabilità così così.

Frank Miller, queste cose le aveva capite da subito e aveva iniziato a ridefinire il personaggio con una cura impressionante. Aveva inventato nuovi comprimari e nuove relazioni e aveva spostato il sistema di riferimenti del personaggio dall’universo Marvel alla metropoli triste e piovosa dello Spirit eisneriano (concedendosi una citazione esplicita in una sequenza memorabile del primo episodio su cui aveva avuto controllo completo).

Daredevil 168 Elektra
Daredevil 168 Elektra

Ma torniamo a Elektra Assassin. Quegli 8 albi sono un ulteriore tassello della riscrittura milleriana di Devil. Un tassello decisamente minore, funestato dalla pacchianeria e dalle ambizioni artistiche di Bill Sienkiewicz, il disegnatore.

Ciò nonostante, mi sembra che quel fumetto sia particolarmente interessante. Soprattutto se cerchiamo sulle sue pagine i sintomi della lotta feroce tra sceneggiatore e disegnatore. Frank Miller ha sceneggiato la storia. E’ un fumettista straordinario, capace di costruire pagine stupefacenti nonostante i suoi innumerevoli limiti tecnici. Bill Sienkiewicz l’ha disegnata, cercando di coprire con il proprio racconto quello di Miller. I due su quelle pagine si battono, a volte con risultati esaltanti (le pagine iniziali con l’attentato in cui la madre di Elektra perde la vita – dài: è a pagina 3, non è uno spoiler), altre con risultati meno brillanti sotto diversi aspetti, ma, a ben vedere, non per questo meno interessanti.

Guarda questa pagina.

Elektra Assassin

Ridondante, barocca, verbosa… Possiede tutti quei difetti che, qualche volta, ti inducono a chiudere il fumetto che stai leggendo per fare qualcosa di più interessante. Però Sienkiewicz il suo porco lavoro di fumettista lo ha fatto: ha costruito una pagina che funziona. Ho trovato in rete una scansione di quella pagina prima che venisse ripulita e letterata. Guardala.

Elektra Assassin

Il disegnatore ha definito una gabbia estremamente semplice, consapevole delle direzioni dello sguardo dei suoi lettori.

Gabbia

Su quella gabbia, Sienkiewicz ha disegnato la partitura di Miller, cercando, con tutti gli strumenti a sua disposizione di agevolare la corsa dello sguardo: ha inserito un punto luminoso da cui far partire la lettura e ha segnato delle traiettorie per accompagnare lo spostamento dell’occhio. Potrei sbagliarmi, ma credo fosse estremamente consapevole mentre disegnava questa pagina. Guarda tu stesso.

Elektra Assassin

Poi quella pagina ha dovuto fare i conti con le parole di Miller. Tante. Troppe. E con un terzo incomodo: Jim Novak, il letterista. Un serio professionista che ha messo lo zampino nelle pagine di quasi tutte le serie marvel, riuscendo a funestare i lavori di un sacco di gente.

Guarda cosa ha fatto.

Ecco. A me sembra che, qui, lettering e contenitori di parole (in questo caso non ci sono balloon) siano veramente importanti.

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15 pensieri su “Le parole e le cose

  1. Uno dei possibili inconvenienti del fumetto quando non viene realizzato da una sola mente/mano…

  2. “Un tassello decisamente minore, funestato dalla pacchianeria e dalle ambizioni artistiche di Bill Sienkiewicz, il disegnatore.”

    questa non si può leggere, eh. ho patito anche solo a fare un copia e incolla.

  3. Non lo diresti mai, ma Bill ha il braccino corto. Lo becco sempre davanti ad un negozietto in cui risuolano scarpe che nemmeno quel clochard del Corrierino oserebbe indossare. Molti anni fa – mi dice come x scusarsi – inchiostrava con il pilota automatico alcune pagine salbusceme ( detto sanza ironia ) del cloneragno e, nel contenpo, guardava MauriKostanshow intervistare Bret Easton Ellis. Non ci crederai, ma Bill ”vede” lo schermo scomponendolo in vignette che nemmeno Ang Lee nel suo semiflop verde. Piano americano dello scrittore. Zoom minimalista sulla suola della scarpa. Bucata. Una epifania joyce-style: chi ha occhi per sentire , ascolti l’eco del buco nelle basi delle base dello spirito del tempo. Più o meno. Io non ho ancora capito se il tizio della canzone di DeGregori tira un rigore, non lo sa fare o lo para e, fino a poco tempo fa, credevo che zeitgeist fosse un deterrente in caso di invasione di falene da tenere lontano dalla portata dei bambini. Scusami, sto divagando e non è da me che sono la sintesi fatta persona elettronica. Mentre Zoran, un omino che sembra preso di peso da qualcosa di Pennac, vulcanizzava le pantofoline rosa di Bill, io mi sono permesso di consigliare al mio amico di cambiare il nome in Borislav Ics di modo da permettere al suo pubblico di trovarlo in rete senza difficoltà e di tornare alla blanda sperimentazione degli ultimi Moon Knight e di New Mutants – una roba decrittabile anche da chi ha le spalle strette. Ics – anch’io come il ns futuro ex premier credo nelle profezie auto-avverantesi – mi ha risposto che ho un respiro analogico, che Roger Rabbit mi ha attraversato senza incidermi le carni e che si possono suonare altre cose oltre alla marcia turca.
    Borislav era talmente lanciato da trascinare anche Zoran – ho visto distintamente cadere dei diodi verdi nello specchio delle sue pupille che nemmeno nei film dei fratelli Matrix ( altri ceffi a cui gioverebbe un cambio di cognome ndr ) – in un universo dove il disegno si fa segno e la realtà è, in realtà, più realista del Re ( nel senso del tizio che aveva un cognome così così e ha scelto di cambiarlo in Kirby ndr ).
    L’artigiano – quello delle tomaie, non Boriscoso – è uscito tanto di carreggiata che ha trasformato i peluches in un paio di mappofoni psichedelici che nemmeno Brendan Mc Carthy sotto acido.
    Se, tra qualche tempo, ti ritroverai a sfogliare, in fumetteria, il graphic novel di un tale Boris Zorro su di un paio di pantofole senzienti signore delle arti mistiche intitolato ”I Pilastri della Terra ”, saprai chi ringraziare. Ringraziare?

  4. Povero letterista! Con quel muro di testo non è che potesse fare molto. Ci ha anche provato a non essere invadente mettendo una frase per didascalia però con tutta quella roba come fai? immagino non si possa dire a Miller di tagliare.

  5. Grazie Rrobe. Non ricordo l’episodio con John Law, ma sono abbastanza certo che Elektra si rifaccia esplicitamente ai due episodi di spirit con l’arrivo di Sand Saref.
    Tutti i John Law che ho visto sono stati poi trasposti in storie di spirit (in fondo Eisner e i suoi dovevano raccontare una storia nuova ogni settimana)

  6. E, infatti, è così: la storia che Miller cita esplicitamente nel finale (e Elektra che è riferimento a Sand Serif), appaiono nel primo (se non erro) episodio di John Law (poi riadattato come storia di Spirit). Me lo ricordo bene perché, strano a dirsi, ma Lupoi citava la cosa nelle note dell’epoca (ah, le note… che cosa arcana che sembrano oggi) e perché mi capitò per le mani un bellissimo volume italiano di John Law con tutte le sue storie (tra cui quella in questione).

  7. Pardon,forse è stato detto ma…
    Con quella mole di testo, prima vignetta a parte, Novak ha fatto quanto era possibile. CHi è in errore è Miller o Sienkiewickz: hanno creduto che in una pagina sola potesse essere inserita una serie di vignette illustrative pur con una mole di testo importante.
    Novak ha girato intorno alle illustrazioni rispettando l’ordine di lettura e lasciando visibilità alle figure, proprio come il disegnatore voleva, ego-esteticamente parlando, fin dall’inizio.

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