Pagando s’intende

Paying For It di Chester Brown

Se dicessi che l’autobiografia a fumetti mi annoia starei minimizzando una questione che mi attanaglia al bassoventre e mi produce orchite. Da anni, quando mi trovo per le mani il lavoro di qualcuno che mi racconta la storia avventurosa della propria esistenza, sento irresistibile il richiamo del cassonetto. Ho preconcetti definiti oculatamente nel tempo. Ho posto l’asticella perché mi fosse accettabile il più brutto tra i lavori autobiografici di Robert Crumb. Se quello che leggo sta sotto, non vado certo a pescarlo muovendomi a passo di limbo: se ne andasse al macero, quella porcheria.

Paying For It è un titolo forte. Il sottotitolo recita “a comic-strip memoir about being a john”. Un John è il cliente delle prostitute e non credo esista una parola equivalente in italiano (il dizionario Garzanti suggerisce “puttaniere”, ma non scherziamo). Con quel titolo, Paying For It sembra suggerire la possibilità di un giudizio morale e della punizione di una colpa. Il senso del peccato, in questo libro a fumetti di Chester Brown (uscito qualche giorno fa per D&Q), non c’è. Il fumettista canadese ha idee chiarissime al proposito e le distribuisce lungo le 280 pagine di un libro che enumera con puntualità ossessionante tutte le sue frequentazioni di prostitute tra il marzo 1999 e il dicembre 2003 (quello che succede da gennaio 2004 è sconvolgente e completamente inaspettato).

Il primo capitolo s’intitola My Last Girlfriend; l’ultimo, il trentatreesimo, Back To Monogamy. Nel mezzo un elenco di nomi di donna. E dopo l’ultimo capitolo una cinquantina di pagine in cui Chester Brown analizza e smonta, sulla scorta di un’etica personalissima, tutte le tipiche accuse che noi benpensanti muoviamo ai John di tutto il mondo. Le spiegazioni di Brown non mi convincono: quella professione continua a sembrarmi un ricettacolo di paura e violenza. Eppure questo libro è bellissimo e necessario.

Due note:

1. leggendolo ho pensato spesso alle storie di puttane di Giacomo Monti. Sono state pubblicate da “Canicola” e raccolte in un volume che s’intitola Nessuno mi farà del male. Se non lo conosci, cercalo e usalo come lettura parallela a Payng For It per guardare agli approcci opposti di due fumettisti capaci di raccontare materiali autobiografici difficili da maneggiare, senza noia, morbosità o volontà di scatenare sdegno o disgusto. (Consideralo un investimento: se compri subito il volume di Monti, poi farai una bella figura con gli amici, perché non ti toccherà di correre in libreria a cercarlo quando uscirà il film che Gipi tratto da una di quelle storie).

2. Seth è, insieme a Joe Matt, uno degli amici di Brown. Ha posizioni molto vicine alle mie quando discute delle prostitute e dei loro clienti e per questo, in Paying For It, accumula sistematiche figure da porco reazionario. Chester Brown ha voluto assicurare agli amici la possibilità di rispondere alle accuse che lui ha mosso nel libro e ha garantito loro la possibilità di scrivere qualcosa con cui chiarire le proprie posizioni. Seth è l’unico tra i protagonisti del libro ad aver voluto integrare il fumetto con le sue osservazioni: ha compilato alcune note alla lettura, sistemate tra le appendici del volume. In quelle due paginette fitte di testo, Seth riesce a peggiorare l’immagine che Chester Brown dava di lui: da reazionario a stupidino in solo due mosse. Forse neanch’io avrei saputo fare di peggio.

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7 pensieri su “Pagando s’intende

  1. Due note marginalissime.

    Mi fa un po’ impressione che ieri su mycomicpost.com già ci fosse il volume di Brown in formato cbz da scaricare aggratis (e, ça va sans dire, illegalmente).

    Nella storica edizione italiana di “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)” intendo il libro di sessuologia popolare del 1969 non il film di Allen che gli rubò il titolo. Il termine per indicare il cliente delle prostitute veniva tradotto con “pollo”.

  2. ”Pollo tu sei mio/ e quando dico mio/ ti mangio solo io ” cantava un Teo Teocoli anni ottanta in una parodia di Battisti. Mi sembra che ”pollo” faccia di John una preda della professionista peripatetica. Non so se nellla Realtà Prima le cose abbiano questa direzione e verso.
    Spero di non andare OT, ma ho letto da qualche parte che lo ”easy rider ” è, invece, il ”ganzo” della pro. Non un cliente e nemmeno il manager. Una sorta di cicisbeo, il cavalier servente dell’antenata della escort.
    Pete Fonda , nel film che lo ha consegnato alla leggenda, si faceva chiamare Captain America. Ed era il ganzo eccetera. Ed era un biker decenni prima dell’immortale song i cui versi recitano ” 6 come la mia moto/ 6 proprio come lei /andiamo a farci un giro / fossi in te io ci starei ”. Sono parole del mistico Jovanotti, ma starebbero bene anche in ”Alzati la gonna ” della Steve Rogers Band. E Rogers è l’alter ego di Cap.
    Non so i canadesi come Seth, ma sospetto che esista un movimento sotteraneo negli USA che usa l’estetica pop per dirci che l’America sarà pure lontana/ dall’altra parte della luna, ma fondamentalmente è un posto dove: 1) ci sono tizi che vivono in pasticceria e non toccano le torte
    2) tali altri si abbuffano di dolci

  3. sto aspettando il libro in questi giorni.
    cmq anche joe matt, su facebook, interviene riguardo la sua rappresentazione nel libro:

    In his latest book, my good friend Chester becomes a whore-monger…which is fine. My only problem (after reading an advance copy) was an inference that the only reason I don’t follow him down the same whoring path is because I’m too cheap. An implication that is unequivocally UNTRUE!! Yes, I’m cheap (rephrase: careful with my money), but I’ve also dropped somewhere between $15,000-$17,000 on a near complete collection of Frank King’s fantastic comic strip, GASOLINE ALLEY, in the form of old newspaper clippings. (Sundays and dailies 1919-1951!) That being said, I’m also an extreme voyeur, lover of porn and compulsive masturbator. (Like I need to tell YOU!) I’m also (and I don’t consider this a contradiction) a totally monogamous, hopeless romantic. (Just ask the ladies! Either of them!) I’ve never even ENTERTAINED the idea of frequenting prostitutes! I don’t even want to meet or get near my favorite beloved porn stars!! No…just let me snuggle with my girlfriend, while reading Popeye and drinking an Americano, and I’m fine. ♥

  4. Grande Joe Matt!
    A me è proprio la lunghissima postfazione “scritta” del libro che m’ha un po’ disturbato: tipo la stessa cosa che penserei se Joe Matt in fondo ai suoi libri cercasse di convincermi che il suo stile di vita è quello giusto e valido per tutti.
    Baci,
    c.

  5. Non so, Claudio. A me è sembrato che quella montagna di appendici facesse parte del libro. Matt e Brown fanno due mestieri completamente diversi. Mi pare che Brown affronti la propria autobiografia con lo stesso approccio che usa quando racconta la vita di Louis Riel

    Grazie, conversazioni

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