In viaggio con dio

Matteo, alla guida, può fare paura. E’ la quintessenza del meneghino al volante: parla, sbraccia, si distrae e passa dalla disinvoltura, all’attenzione spasmodica. Io sono sempre concentratissimo, ma, quando guido, posso fare cazzate molto più grosse delle sue.

Siamo su una smart nera che si porta ancora addosso le stigmate di un amore, ormai sopito, per HelloKitty e puntiamo una località novarese dal nome allegro: Ameno.

Ci siamo persi diverse volta, ma non siamo preoccupati né nervosi. Stiamo cazzeggiando allegri e ci succede quasi mai.

La segnaletica stradale, da un po’, ci indica che siamo arrivati. Continuiamo a salire, un po’ spaventati dalla temperatura che scende mentre noi abbiamo abiti pronti alla caldazza afosa meneghina. Siamo convinti di esserci persi per l’ennesima volta e seguitiamo a prenderci per il culo, dicendoci delle robe terribili. Tutto come sempre.

Dopo la curva c’è un vigile, che ci ferma e ci fa parcheggiare. All’improvviso, in modo completamente inatteso, siamo arrivati. Lasciamo la smart in un parcheggio abbastanza vuoto e puntiamo una strada che amena lo sembra veramente.

Gente (poca) seduta davanti le vetrine di ristoranti che sembrano buoni e case affrescate di madonne varie. Un’umidità anche maggiore di quella milanese, ma fredda: roba da oki preventivo per evitare l’attacco di cervicale del giorno dopo. Per fortuna non sono così previdente.

Seguendo la musica, entriamo in un vicolo, paghiamo un biglietto e sbuchiamo in una piazza larga, addobbata a festa di paese. Da una parte un palco, con sopra un tipo con chitarra che fa blues prevedibile, in mezzo una distesa di sedie, e dall’altra il tendone con i tavoli di legno, qualche banchetto e il banco del cibo e della birra.

Ne prendiamo subito una.

Iniziamo a gironzolare e, in mezzo al pubblico, tra le prime file, c’è Robert Crumb.

E’ bellissimo e si somiglia. Siede rigido con le ginocchia unite e le mani sulle cosce. Occhiali pesanti dietro cui si vedono gli occhi miopi perennemente un po’ strizzati, barba sempre più bianca, labbra serrate che nascondono i dentoni. Indossa un meraviglioso completo bianco e un cappello di paglia. Accanto a lui l’esuberanza della moglie Aline Kominsky che, zompetta con pantalone aderente e macchina fotografica, agitando – in modo un po’ legnoso e meccanico – carni tenute a lucido da estenuanti sessioni di ginnastica.

Dopo un po’ il concerto noioso finisce e un presentatore con accento east coast e cadenza piemontese inizia a fare moine. Chiama il gruppo successivo, ne incensa le qualità, invita a parlare una sindachessa, non fa neanche un plissé di fronte alle usuali cazzate amministrative cariche di strafalcioni. Finalmente può annunciare la guest star: un duo blues, noto soprattutto per la bellezza delle copertine dei suoi dischi, stasera si esibirà in trio, accompagnato da Robert Crmb al banjo.

Il concerto ha inizio e dura un’ora e poco più. Non ricordo una sola canzone e non saprei dire quante ne sono state eseguite. Ricordo le stonature e le noiosate di repertorio. Insomma un gruppetto da circolo di paese che fa il suo porco mestiere, accompagnato da questo anziano e rigido signore con banjo.

Negli occhi ho Crumb, che è identico a se stesso, e mi godo la sensazione di vedere di fronte a me un tipo che si è infilato così profondamente nella mia testa.

I suoi pensieri osceni sulle donne, sul blues, sulla società, sulle donne, sull’architettura, sulle narrazioni, donne, sulla politica, sulla religione e sulle donne sono esplosi nel mio cranio, riempendolo di schegge e frammenti. E così come sono esplosi nella mia testa hanno devastato il cervello di generazioni di lettori in tutto il mondo.

Quello è dio. Una forza creatrice spaventosa che non sta facendo il suo mestiere. Ha posato penne, pennelli, pennini e rapidograph. Lo ha fatto solo momentaneamente. Li tiene là accanto ai suoi innumerevoli quaderni. E si gingilla con vecchi dischi in vinile e strumenti a corda che gli danno immenso piacere. Quello è dio. Un dio incongruo, che si sente a suo agio solo quando non sta facendo il suo mestiere e muove il culo per venire in Italia solo perché ha la possibilità di esibirsi in un concerto blues.

A sentire dio ci sono 200 persone che sorseggiano birra. Sono quasi tutti abitanti di Ameno e dei paesi vicini. Solo una decina di individui, tutti riconoscibili dallo sguardo colmo di devozione, sono là per lui.

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18 pensieri su “In viaggio con dio

  1. La cosa incredibile dei miracoli è che succedono! Ho visto sia Ameno (molte volte) sia R. Crumb (una), mai avrei pensato di trovarli associati…

    Ipofrigio

  2. incredibile che tu preferisca andare lì con stefania la matta che quando si vede con quei di canicola dice di te che sei un mongoloide bollito e non con me che al massimo vado in giro a dire che sei un cretino
    non ho parole

  3. Avrei voluto commentare il post precedente ma non lo faccio
    (infatti non dirò della corretta successione nel singolo strato, che in ogni casa di Barbagia è pane-pomodoro-pecorino e non pane-olio(OLIO?)-pecorino-pomodoro, né mi dilungherò a spiegare che i pilastri della pietanza sono proprio il pane e il pecorino, mentre pomodoro e uovo possono anche essere della Val Venosta, e lasciamo stare la questione vino perchè leggo commenti deliranti in cui si citano vini di Alghero, città inventata nel 21 a Parigi dal Protocollo dei saggi di Sion) in quanto trovo molto più stimolante l’aneddoto su Crumb. E poi viva la creatività in cucina.

  4. Fermati, Angelo, dove stai andando.
    Torna indietro che non hai finito di raccontare la tua storia.
    Io in Sardegna ci sono stato poco e cucino con quello che ho e quello che so (ed è sempre troppo poco e in più sono un barbaro). L’etichetta del supermercato dice che pane e pecorino erano sardi. Il pomodoro non lo so da dove veniva. L’olio usato impropriamente era messinese e l’uovo bio (con pollo allevato a terra).
    Con quel piatto ho bevuto una birra d’abazia belga (se ricordo bene si chiama maredsous) con un bel sapore corposo. Sono un barbaro, ti dicevo, e ne ho goduto.

    Ora che ti ho detto tutto (anche quello che non ti interessava), spiega ‘sta storia di Alghero, che mi interessa un sacco.

  5. Ma niente, è solo che i tuoi amici nei commenti al post consigliavano vini di Alghero da accostare al pane frattau che invece è un piatto tipico della Barbagia.
    Il migliore amichetto del pane frattau è il cannonau, che non piace ai sommeliers e ai gourmets ma stordisce che è una bellezza.

    Ora: a noi gente di Barbagia gli algheresi ci chiamano con disprezzo, in catalano, “i sardus des villages” perchè come noto loro non si considerano sardi, mentre noi ne facciamo bandiera (poveri noi).

    Si tratta in buona sostanza di una di quelle puttanate campanilistiche, basate sul nulla, su cui sarebbe tanto divertente scherzare se leghisti e indipendentisti di ogni sorta non avessero inquinato la falda.
    Mi pare di capire, infatti, che tu non abbia afferrato che quella sul protocollo dei saggi era una battuta.
    Il protocollo in questione è l’archetipo delle bufale mediatiche ad uso degli imbecilli in divisa, perfetto per giustificare qualsiasi porcheria. Non mi dire che non hai mai letto Dan Brown!

    Comunque ritiro la battuta, faceva proprio cagare. Me ne scuso con te e con tutti i lettori, anche con gli algheresi.

    A proposito: avresti mai detto che cannonau, leghisti e Dan Brown potessero incontrarsi nel commento di un sardo a un post su Robert Crumb?

    E inoltre: se non hai mai letto Dan Brown, non farlo. Molto meglio -se proprio proprio necessario- farselo raccontare o vedere il film di Ricky Cunningham con Forrest Gump e Amelie (feat. Gandalf)

    Non sono sicuro di averti risposto. Ti ho risposto?

  6. Conosco il protocollo dei savi di sion anche se non ho letto dan brown (sono snob). Avevo colto l’iperbole ma pensavo facessi riferimento a qualche storia segreta della sardegna.
    Sui vini i miei amici che commentavano qua sotto non hanno nessun problema. Mi consigliavano quei vini bianchi per assecondare la mia intolleranza al vino rosso (ci devo convivere e loro, che qualche volta, cenano con me, pure). Secondo me tanto boris quanto MG amano il cannonau (io ci ho fatto una cena in gallura, godendone, e il matino dopo mi sono imbottito dell’aulin di ordinanza per tirarmi dritto che il rosso mi scatena cervicale)
    Mi hai risposto
    Abbraccio

  7. oddio! visto che sembra non si possa mangiare un piatto barbaricino accompagnandolo con un vino della Nurra, vabbè sappi – caro Paolo- che la Barbagia ci da ottimi vermentini e ottime vernacce ( ricordo così subito quele della cantina sociale di jerzu), ma se vuoi proprio fare contento l’agioletto lì, beviti un cannonau rosè sempre della cantina sociale di jerzu. a mio avviso, ma chiedilo a MG, sta al apri del ciliegiuolo del bisson. poi non so.

  8. Appunto, ogni tanto mi trovo a discutere con amici che sostengono che col pesto non puoi bere altro che un pigato (chissà perché no una bianchetta, visto che si vuole rimanere sul territoriale spinto o un vermentino di levante…). Io, sulle lasagne al pesto che mamma prepara (pesto corazzato, altro che quello leggero senza aglio di Gualtiero Marchesi) ci bevo, oltre che tutti i liguri possibili, con godimento il Torbato spumante di Sella e Mosca. Pazienza se sono di Alghero e si sentono catalani… Oppure due strepitosi Erbaluce di Caluso metodo classico, il Cieck e l’Orsolani, acidità giusta e bollicine perfette per bilanciare l’aggressività terragna dell’aglio e la quella magnificamente grassa di pecorino e parmigiano. Poi, se i miei amici si risentono, pigati loro . Adoro le vernacce tirate in ballo da Boris e quel cannonau rosé m’intriga non poco: andrò a cercarlo, non l’ho ancora bevuto.
    Il ciliegiolo di Bisson può attendere, ma se non arrivate me lo bevo, fresco il giusto.
    M.G.

  9. pensa MG che sabato bighellonavo sulle colline savonesi tra Arnasco e Albenga e sono incappato, che non lo sapevo che la facevano anche spumantosa, in un’ottima lumassina brut dei viticultori ingauni. la sera ci ho accompagnato l’astice alla catalana. non mi risulta che i miei amici anarchici di Barcelona se ne siano risentiti. Forse perchè gli ho promesso che stasera mi mangio i cicciarelli fritti accompagnandoli con un Priorat metodo de cava.

  10. Sembra strano, ma la lumassina ha una sua storia di versioni spumanti (metodo charmat); te ne parlerò quando ti degnerai di portare le chiappe a levante. Quella che hai bevuto è molto piacevole.
    Cicciarelli fritti e Priorat metodo de cava: me gusta.
    M.G.

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