Ancora calda

E’ sullo scaffale da così tanto tempo che rischio sempre di darlo per scontato. Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak è uno dei libri più importanti che io abbia mai avuto. Un quarantina di pagine su cui si alternano parole e immagini. Tecnicamente è un picture book e racconta – lo sai – la storia di Max, ragazzino vivacissimo che, messo in castigo dalla mamma, naviga su una barca fino a raggiungere il posto dove sono le bestie selvagge.

Si apre, dopo il frontespizio, con una composizione rigida: una breve frase nella pagina di sinistra, su una sola riga e scritta in un carattere graziato, e una piccola immagine sulla pagina di destra. Le parole e il disegno sono chiaramente separate, pur raccontando la stessa storia. La frase è chiarissima: “Quella sera Max si mise il costume da lupo e ne combinò di tutti i colori”. L’immagine ci fa vedere Max (e la determinazione che il suo viso e il suo agire dimostrano), il suo costume da lupo e le marachelle che qualsiasi genitore punirebbe severamente.

Girando la pagina la frase diventa ancora più ambigua e l’immagine un poco più grande. E così via, mostrando una giustapposizione tra parole e immagini, che richiede la fruizione dei due codici per essere goduta appieno. Una fruizione che, nel caso ottimale, è simultanea, perché i picture book nascono per essere letti da genitori attenti e affettuosi a bambini che non sanno leggere ma vogliono una storia. Sono libri che si imparano a memoria in fretta e, presto, le parole vengono recitate come una preghiera laica, mentre dita grandi e piccole sfiorano i disegni.

Nel paese dei mostri selvaggi è un libro che oscilla con grazia tra codici distinti. Sembra possa cadere da un momento all’altro, ma non succede mai: l’equilibrio tra le parole e le immagini tiene, in modo stupefacente, ogni volta che la pagina viene sfogliata. Il disegno cresce, come gli alberi nella stanza, e, quando il bambino riesce finalmente a liberarsi dalle pareti e a fuggire nel mondo, la pagina di destra trabocca di segni e colori al punto da non consentire più alcuno spazio al bordo bianco.

Poi Max sale su una barca e il mare si allarga fino a invadere la pagina di sinistra e le parole vengono messe alle strette. Scalzate da un impianto visuale imponente, cercano rifugio sotto disegni che arrivano presto a riempire per il lungo le due pagine. Ma le immagini crescono anche in altezza e presto, nelle pagine più rumorose del libro, non c’è più spazio per la scrittura.

Poi la parola rapidamente riprende possesso della narrazione. Le immagini si fanno più piccole, ritornano al loro posto, nella loro pagina, fino a scomparire, perché non c’è bisogno di commentare quella frase finale (“che era ancora calda”) che, da sola, è un atto d’amore.

In quel libro bellissimo, le parole e le immagini non si sovrappongono mai. Né graficamente né narrativamente. Efficacia totale del racconto e bellezza.

E non serve nient’altro.

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34 pensieri su “Ancora calda

  1. si. un libro bellissimo.
    che ho scoperto grazie alla biblioteca pubblica attraverso la quale mio figlio sceglie un libro ogni venerdì.
    in qualche modo, mio figlio l’ha scelto per noi tutti in famiglia. e gratuitamente.

    due meraviglie in una, direi.

  2. ‘Beh, non esageriamo… è un libro per bambini, ma molto riuscito, nel suo genere.’

    chi è questo ignorante?

    e Peter pan e Il libro della giungla e Tom Sawyer… e Sendak e Roberto Innocenti, e David Almond e Lois Lowry…?

  3. chi è questo ignorante?

    Si trova tutto facendo clic su Ipofrigio, comunque mi chiamo Marco Bertoli è sono piuttosto ignorante, in effetti.

    e Peter pan e Il libro della giungla e Tom Sawyer

    Non sono libri per bambini, questi, anche se in tanti li abbiamo letti con gioia da bambini, e con il libro di cui parla D’Inchiosto non c’entrano niente, essendo dei romanzi . Gli altri quattro non li conosco, perché sono ignorante…

  4. Ipo, nemmeno quelli di Sendak sono libri per bambini. Li puoi leggere con gioia, quasi, anche quando non sai ancora leggere. E questa è una gran bella cosa. Sbaglia Spari a parlare di dio, perchè i libri esistono. Questi tra l’altro, potendosi leggere senza saperlo fare, cancellano i limiti dell’ignoranza. Perchè li disprezzi?

  5. Ma non li disprezzo per nulla. Non mi esaltano, i libri per bambini, perché non sono più un bambino, ma riconosco quelli belli e, come ho detto, mi piacciono. Ma oppongo alla tua giusta osservazione, che si può leggere anche da grandi un libro per bambini, un’osservazione reciproca che oggi non si fa più, anzi sembra una cosa cattiva e politicamente scorretta: che si può leggere da bambini (beh, da ragazzi) i libri ‘per grandi’, con immensa gioia e ogni sorta di vantaggi. Molti più che viceversa.

    Da bambino non mi piaceva la letteratura per l’infanzia, e ricordo per esempio Rodari come uno noioso e condiscendente ma che si credeva furbissimo (di sicuro mi sbagliavo, e non l’ho più letto da allora); e m’infastidiva che dei grandi mi dicessero che cosa dovevo leggere: cose che avevano scritto loro pensandole adatte a me.

    È bello il libro di Sendak, è bello Alice nel paese delle meraviglie, è bello Gianburrasca. Ma nessuno sostituisce i libri che, una volta, si cominciavano a leggere nell’adolescenza, che sono certo tu hai letto e che non farò a nessuno qui sopra il torto di ricordare.

    Ecco, sono partito per la tangente. Questa cosa delle letteratura per l’infanzia mi sta sul gozzo da un bel po’…

    Ciao!

  6. ‘e Peter pan e Il libro della giungla e Tom Sawyer non sono libri per bambini’
    non sono libri per bambini?
    certo di sì! così come Sendak, certo di sì, per bambini, per bam-bi-ni. In molti casì se leggi la genesi dei romanzi scritti addirittura per specifici bambini.
    Barrie scrisse Peter Pan per i fratellini Llewellyn-Davies
    Alice è stata scritta per Alice Liddell che non aveva 10 anni
    L’isola del tesoro per il figliastro di Stevenson
    Winie-ThePooh (che se lo legge scoprirai essere un capolavoro) fu scritto per il piccolissimo Christopher Robin
    …….
    E c’entrano con Il paese dei mostri selvaggi perché anche quello è per bambini, è solo in un formato diverso: un picture-book.
    I migliori libri scritti libri per bambini possono essere letti ANCHE per adulti, ma se non fossero stati scritti èper adulti non sarrebbero quel che sono.
    Rodari non si riesce a leggere da bambini Né da adulti. Non è letteratura, e un scrittore di libri di testo.

  7. Ipo, Marco, amico, io sono pienamente d’accordo con Cerebroleso. Per una volta, su tutto, ma proprio tutto.
    I libri per grandi che una volta leggevamo da ragazzi, vengono letti ancora, sostituiti e aggiornati, da bambini sempre più giovani. La minoranza che legge ha figli che leggono.
    Conosco personalmente tutti quelli che hanno commentato questo post (sembra un po’ il tinello di casa mia) e tutti quelli tra loro che hanno figli che sanno leggere hanno figli che leggono già libri che non sono stati progettati appositamente per loro. Pensare alla letteratura per ragazzi come a una gabbia per bambini e studiosi poco dotati mi pare un’ingenuità (che cattura un fenomeno che dà fastidio a molti di noi).
    Quel libro di Sendak esiste e sta là a segnare un trasformazione importante nel nostro rapporto con le storie.
    I libri di Rodari, come dice cerebro, sono libri di testo. Merda di un furbetto che piace ai direttori dell’unità e a quelli di radiopopolare.
    La corpofagia la si evita per questioni di salute. Lo schifo ci serve a restare sani.

  8. Conosco personalmente tutti quelli che hanno commentato questo post (sembra un po’ il tinello di casa mia) e tutti quelli tra loro che hanno figli che sanno leggere hanno figli che leggono già libri che non sono stati progettati appositamente per loro. Pensare

    Guarda, ne sono sicurissimo anche se conosco solo Battaglia, non Cerebroleso e gli altri. Noi e i nostri figli (beh, io non ne ho), certo, loro saranno al sicuro dal deserto che verrà. Penso agli altri, ai tanti che non sono protetti e nutriti e, senza discutere della validità di libri che sappiamo validi, Sendak etc, li vedo condannati a una perdita enorme, la perdita della gran parte della letteratura, che non è ‘le belle lettere’ ma, specialmente nella forma del romanzo, è il più duttile e potente strumento di conoscenza del mondo (visto che ogni tanto, Iperdonato, lo fai tu, permetti che lo faccia anch’io: ‘modelli di simulazione secondaria’, Lotman).

  9. certo, loro saranno al sicuro dal deserto che verrà. Penso agli altri, ai tanti che non sono protetti e nutriti

    Era così anche prima… Poi c’è uno, più sveglio degli altri, che legge Mattatoio 5 sul suo tablet. Lo ha scaricato dal torrent solo perché era citato, nella firma di uno che lo ha fatto incazzare, in una discussione su un forum in cui si parlava del modo di usare una combinazione di bottoni in un videogioco per PS.

    I romanzi non stanno scomparendo. Ne vengono pubblicati sempre più. Gli editori, siccome non riescono a raggiungere vendite accettabili per i singoli libri, mettono in vendita sempre più roba. Meno curata, meno editata, meno scelta… Se davvero ci sarà un deserto culturale esso sarà una distesa di carta imbrattata.
    Il libro di sabbia, di cui parla borges e che, a metà degli anni 90, ci era parso una metafora del web, è in realtà una terribile maledizione.

  10. mmmh, scusami Spari ma me quello che dice cerebrocoso non convince. Carroll e Barrie scrivono Alice e Peter Pan non per dei bambini, ma sotto la pulsione stimolata dalla presenza di quelli che sono la personificazione/identificazione del loro desiderio sessuale. Una specie di transfert, non possono o non riescono a piantarglielo nel culo, così raccontano il loro desiderio. e non è freudianismo da due soldi, è darwinismo puro.

    Stevenson scrive l’isola del tesoro ispirato da un disegno del figliastro, ma che lo facesse non tanto perchè in testa aveva già jeckill e hyde (strano: lo scriverà tre anni dopo e non ho voglia di stare a dimostrare come long john silver e jim hawkins lo prefigurano) quanto per fare addormentare la notte il figliastro, beh! questo cerebroilluso deve dimostrarmelo.

    Sembra è vero che Milne raccontasse al figlio per farlo dormire storielle del Phoo, ma che certezza abbiamo che quei bellissimi saggi di matematica raccolti poi in volume – comprensibilissimi è vero anche e soprattutto da un bambino – fossero quelle stesse favolette della buonanotte?

  11. Boris: non ho colto il punto. Dici che siccome Carroll si voleva scopare la piccola Alice, allora la vedeva come un’adulta? Mi sa che non ho capito cos’è la pedofilia, allora.
    Stai cercando forse di dire che quella gente ha scritto libri per adulti che il tempo o l’industria ha deciso fossero per bambini?
    Non ho proprio capito

  12. In effetti boris quello che dici suona tanto tanto ai finali dei film di Hitchcock, dove c’è la spiega psicologica che vuole essere molto arguta, ma che riesce solo ad arrampicarsi sugli specchi senza centrare il punto. I grandi autori per bambini sono ossessionati dei bambini, in un modo o nell’altro, in forme ufficiali o da nascondere. Anche Adersen. E allora? Questo non vuol dire che non le abbiano fatte per i bambini, per prendere il loro interesse, il loro amore se vuoi. E allora? Questo fa le storie MENO per bambini? Col cazzzo! caso mai le fa ancora di PIU’ per bambini.

  13. cerebroleso carissimo,
    io forse, ma itckok nè si arrampicava sugli specchi nè pissicologizzava.
    e comunque il punto non è per quale motivo o per quale singola persona di quale cazzo d’età tu voglia, un determinato autore ha scritto, disegnato, musicato,filmato, cantato una determinata storia. il punto è che passare da una causa particolare (la passione di Carroll per Liddell… Spari non fare il furbo, io ho detto che alice è la trasposizione narrativa delle turbe pedofile di carroll, non quella fesseria che vuoi farmi dire tu) a una categorizzazione universale (i libri per bambini, cioè la letteratura per l’infanzia – invenzione tra l’altro accademica e industriale)) mi puzza tanto di togliattian-rodarismo, e mi infastidisce più della spensierata stolidità di ipofrigio che ha scatenato tutto questo.

    Poi: lo so benissimo che quando ci parli di libri per bambini non pensi proprio a quel vasto insieme merceologico di opere che i censori accademici, in qualche modo, ritengono adatti per un pubblico di bambini. Ma allora, prima di dirci che questo e quello lo sono, spiegaci (a me e a ipofrigio, che spari sembra ti capisca benissimo) che cazzo è un libro per bambini?

  14. Boris: davvero vuoi parlare di intenzioni dell’opera? Perché per il momento abbiamo parlato solo di intenzioni dell’autore. Sono certo che King non pensi ai ragazzi quando scrive i suoi romanzi e, come sai, quella roba (bellissima) la si inizia a leggere alle medie.
    Dahl e Sendak pensano a un pubblico giovane o molto giovane. Dahl lo fa con puntualità e consapevolezza. Sendak anche, ma concentrandosi molto di più sui propri fantasmi d’infanzia.
    Mi sembra che il senso di quello che dici voglia essere “non esistono libri per bambini e non esistono libri per adulti perché non sono identificabili le loro caratteristiche”.
    Il problema è che poi quei libri li vedi e dici, come fa ipofrigio, non esageriamo… è un libro per bambini, ma molto riuscito, nel suo genere.
    E non lo dici per la confezione, perché, se così fosse, affermeresti lo stesso di tutti i libri di Tony Wolf e dei libri di Orecchio Acerbo e Zoo Libri che evidentemente non sono per bambini pur avendo la forma di quei prodotti.
    Di cosa stiamo parlando? Di ontologia?

  15. Boris capisco benissimo che sei presso dalla tua pulsione stimolata dalla presenza di quelli che sono la personificazione/identificazione del tuo desiderio sessuale a farti scrivere quello che scrivi e che in realtà quello che vuoi è introdurre il pene nell’ano di pablo interdonato
    dunque vi lasci da soli a fare le vostre schifezze che non voglio fare il terzo scomodo
    maricones che non siete altro

  16. Era così anche prima… Poi c’è uno, più sveglio degli altri, che legge Mattatoio 5 sul suo tablet. Lo ha scaricato dal torrent solo perché era citato, nella firma di uno che lo ha fatto incazzare, in una discussione su un forum in cui si parlava del modo di usare una combinazione di bottoni in un videogioco per PS.

    Che vignetta desolante, compresa la scelta del romanzo. Non dubito che abbia ragione tu. E ormai le cose vanno tanto veloci che non posso nemmeno consolarmi pensando che per allora sarò morto.

  17. @ M.G. Stavo appunto per tenerne conto…

    Un po’ è da tenerne conto, però. Nello scenario disegnato da D’Inchiostro, che immagino realistico, Vonnegut (bravo scrittore) è probabilmente il massimo degli effetti collaterali che ne possa venir fuori.

    @ pasqualelaforgia

    Sarebbe doveroso, mi sembra, che uno i «suoi tempi» se li ricordasse bene e che spesso, con discrezione, li ricordasse agli altri. Altrimenti non vedo che cos’avrà di utile da offrire, oltre a un’adesione spasmodica – e a rischio di patetico – ai tempi altrui.

  18. maronn… ma credi di avere ottant’anni? e comunque non li svaluto miei tempi. è diverso. io credo che non esistano affatto. come del resto non esistono i tuoi. anche se cerchi di convincermi/convincerti del contrario.
    bon.
    la chiudo qui, sennò andiamo sul filosofico e finisce che ci annoiamo davvero.

  19. Ipo: è che proprio non ce la faccio a percepire come altrui i tempi che sto vivendo. Il fascino di un passato meraviglioso, magari mai vissuto, mi attanaglia sempre.
    Eppure mi piace essere contemporaneo a me stesso.

    Se volete continuare a scambiarvi piacevolezze, fate pure ché sono molto ospitale. Ma più sopra dico di un libro bellissimo, per il quale è stata fatta l’edizione più bella possibile, ma che contiene un grave errore che uccide l’intera operazione. A me quello sembra un tema interessante.

  20. @ Pasqualelaforgia: e che ne sai quanti anni ho? Si tratta di non dimenticarsi da dove si viene.

    @ Iperdonato: A me non piace essere contemporaneo di me stesso, odio profondamente questi anni in cui mi tocca vivere e ci vivo con un disagio grandissimo. Ma non c’è scelta e me li becco tanto quanto te e Pasqualelaforgia.

    Il lettering dei fumetti mi sembra un’arte perduta. Tanto per dire in che schifo di tempi viviamo.

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