Tre stelle

Alain Passard è un cuoco francese. Si fa portatore di tradizioni popolari, cucina verdure, evita le carni rosse, è proprietario di uno dei migliori ristoranti al mondo, e la guida Michelin dà tre stelle al suo locale. Qualche volta passa in televisione o si lascia incastrare in dubbie competizioni internazionali. Nessuno è perfetto, ma pure questi cedimenti non arrivano mai a essere paragonabili allo sputtanamento delle troppe trasmissioni televisive dedicate in Italia ad artisti degli ingredienti e dei fornelli.

Alain Passard è il protagonista dell’ultimo libro di Blain. Già, perché il fumettista francese, dopo aver raccontato le straordinarie avventure di un politico dell’esagono, ha deciso di assecondare una richiesta del suo editore e di fare En cuisine avec Alain Passard.

Si tratta di un lbro scritto e disegnato in fretta, realizzato con velocità quasi sfaresca, ma che merita attenzione.

Da anni Paul Karasik, usando quale esempio il lavoro che, insieme a David Mazzucchelli, ha fatto sulla Città di Vetro di Paul Auster, ci spiega come funziona l’adattamento di un romanzo (una cosa di sole parole stampate su carta) in un fumetto. Parla di equilibri, di rapporti, di pesi, di proporzioni… e così facendo, costruisce una teoria che funziona solo per Città di vetro. Però per quel libro funziona. Eccome.

La cucina non è un luogo di narrazioni. E’ il posto in cui si gode o, nella più letteraria delle idee, in cui si ricorda (vedi alla voce madeleine proustiana, ma anche ratatouille pixaresca).Eppure il libro di Blain è un adattamento. Il fumettista, con un libro che è un po’ reportage, un po’ viaggio tra i sapori, un po’ manuale di cucina a fumetti, riesce a mettere in pagina odori e sapori. E mica lo so come ci è riuscito: fatto sta che, alle 7.00 del mattina, su una metropolitana stipata e maleodorante di cattive abitudini igieniche e scarsa confidenza con la doccia, ho sentito sul palato il calore dolce dell’uovo allo sciroppo cotto a bagnomaria.

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13 pensieri su “Tre stelle

  1. Superfluo dire che corro a cercarlo…
    Però non sono sintonizzato sulla tua frequenza media quando dici che la cucina non è luogo di narrazioni.
    Un beso.
    M.G.

  2. Anni fa ero dalle parti di Manaus, in una località ICS che assomiglia al buen retiro con cui si chiude Gateway ( il romanzo, non i film of course ) che è popolato dagli scemi del villaggio globale, una posse di dropouts che non sarebbero stati a loro agio nemmeno nella convention ( Welcome Idiots ! augurava uno striscione ) dell’Amore e Guerra dell’Allen prima maniera. Avevo con me la bozza di un articolo sulla ” più lunga striscia del mondo disegnata da cartoonists inglesi come Fegredo ed Adllard”.
    Kaspar Karamazov Karasciò – ex bimbo prodiigio e controfigura del lato B di una giovanissima Jodie Foster – propose di disegnare un graphic novel su di un lenzuolo di pasta da pizza di un ettaro. Il pomodoro, le acciughe ed i carciofini sarebbero serviti per la tricromia. Qualcosa come i lavori della Coconino, ma visibili dal Piper di Jerry Drake. Una settimana di lavoro tra plot, storyboard e disegno finito. Ci siamo allontanati al crepuscolo per ritornare alle ns capanne Bob Diso style, ma abbiamo fatto i conti senza considerare l’appettito degli ex riduttori di capocce. Il giorno dopo non era rimasta nemmeno una olivetta greca. Pazienza.

  3. ma guarda te che brutti scherzi mi giocano i pregiudizi
    a me sembra così brutto che non riuscirei mai a leggerlo…
    ma non sarebbe meglio fare i fumetti interessanti disegnandoli bellissimi?

  4. questo libro uscirà (credo a breve) in edizione italiana. E al di là di limiti e difetti (per me Blain ne ha pochi, ma sono un tifoso) mi viene da chiedermi: quale chef italiano avrebbe un senso interpretare con disegni e fumetti?

  5. cara stefania
    non voglio sembrarli uno schifinoso
    sono sicuro che questo sia un fumeto da leggere con molto piacere
    quel che dico è che IO non riuscirei a leggerlo
    ma mi succede con quasi tutti i fumetti che vedo alla feltrinola
    mi piaciono se sono fatti da pratt mccay raymond…
    quei di adesso invece mi piaciono le copertine ma quando li apro mi sembrano disegnati mentre si parla al telefono o si pensa ad altro
    e avendo questa sensazione non riesco a prestare attenzione a dei disegni che sembrano non aver interessato neanche i propri autori
    lo so che ho un poblema, parlerò con la mia terapeuta

  6. Matteos,
    mi vengono in mente Salvatore Tassa, de “Le colline ciociare” ad Acuto (sperduto paesino sopra Fiuggi) e Massimo Viglietti, del “Palma” di Alassio.
    M.G.

  7. Hey, Blain, calmes-toi. Tu es bravò-bravò, sa va? Cher est une femme très frustrée: elle n’a pas le telefòn ifòne, et donc vualà…

    Alex, Winsor, it’s a pleasure to meet you. Can we, cher&moi, have your tel. number?

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