Cose che mi succedono

Satira

Già… Satira.

Sia ben chiaro. Non l’ho mica mai capito cosa si intenda di preciso con quella parola e non sempre so riconoscerne i codici. Mi piace la comicità: la satira non so.

Credo invece di aver capito cosa non è satira.

La satira non deve produrre “forme espressive [che] devono risultare chiaramente distinguibili dall’informazione”. Anche perché mi pare che l’assunto di base della satira sia che l’informazione non esiste: ma forse c’è ancora qualcuno che crede che i fatti, una volta racontati, continuino a essere fatti.

Una volta ho tentato di fare satira. Si è incazzata un sacco di gente e quindi devo averla fatta bene. Non lo farò più, perché non mi sono divertito.

Io mangio cadaveri. Appartengono ad animali macellati, ben conservati e, quasi sempre, cotti a puntino. Non è una cosa di cui amo vantarmi: mi piacerebbe – per ragioni quasi esclusivamente di salute – essere vegetariano (e mangiare solo cadaveri di piante), ma mi piace ancora di più godere. E, quindi, io mangio cadaveri.

Tra chi racconta storie, c’è un sacco di gente che si alimenta di morti. Non è un male in assoluto: i morti sono più dei vivi e hanno già vissuto un sacco di storie. Ma questi che mangiano cadaveri raccontando storie non lo fanno mica per godimento e non lo fanno neanche per raccontare storie. Questi tipi sentono di avere una missione, hanno visto la luce: vogliono prendere una chiara posizione sociale e raccontare (a me e a te) il mondo attraverso il messaggio della loro storia. Il messaggio, il contenuto, il fatto… A me e a te che in quel mondo ci viviamo e vorremmo un racconto, mica un messaggio.

Il mio amico Michele definisce le più deleterie tra queste operazioni “atti di coraggio civile”. Voglio bene a Michele, perché è simpatico e perché si innamora di polpette cattive dicendomi che sono le più buone del mondo, ma sto da un’altra parte. La rivoluzione è nel bello e la coprofagia non mi affascina neanche quando gli scarti vengono da persone cui voglio (o potrei volere) bene.

La frase che ho citato tra apici poco fa, quella che delle forme espressive blablabla, è l’inizio di un delirio di autolesionismo che un tale ha distribuito in una decina di commenti ai due post che riguardavano l’affaire Amy Whinehouse (è il mio tentativo di satira, non ne sai niente? non ci credo: guarda qui  e qui). Quando ho letto i commenti ho pensato che il tipo fosse solo una persona noiosa. Poi ho scoperto che è il fondatore di una cosa che ha come sottotitolo “se ci quereli è satira se ci leggi è giornalismo” e che collabora con il nuovo “Male”. E allora ho sentito una fitta: come se mi avessero accoltellato il dodo.

Ti confesso una cosa: a me dei nomi dei due fumettisti sulla copertina di “Fatta di musica” non poteva fregare di meno. Coltivo con cura e attenzione i miei pregiudizi e c’è un sacco di roba che non leggo perché sono prevenuto. I nomi di quei due signori, che infatti nel mio post non ho citato mai, mi parevano credibili e l’effetto d’insieme di quella copertina mi faceva ridere. Dopo la pubblicazione di quel post, mi sono sentito un po’ in colpa. Vuoi vedere, mi sono detto in un impeto gaberiano, che me la sono presa con delle “persone”? Ho letto, allora, i loro libri. Bene avrei fatto a fidarmi dei miei pregiudizi: non sono solo brutti, sono dannosi. Ci tengo alla salvezza dei dodo (anche perché ho la sensazione che fossero buoni) e li ho buttati dopo averli fatti a brandelli.

C’è poi della roba che non riesco proprio a strappare. Il nuovo “Male”, per esempio, è veramente il male. Una robetta costosa e colorata che sta in edicola e occupa spazivari. La compro perché, là dentro, ci sono disegni bellissimi (adesso faccio qualche nome e di alcuni di questi ti toccherà chiederti se sono bravissimi perché sono amici miei o se sono amici miei perché sono bravissimi). I fratelli La Forgia, MP5, Cattani, VIncino, Ciaci El Kinder… Ma anche se dedica qualche pagina a queste cose non si giustifica: nessun progetto e nessuna consistenza. Un’accozzaglia di materiali eterogenei, quasi sempre brutti, tenuti insieme solo dal punto metallico. E anche la birra che viene pubblicizzata in quarta di copertina non è mica così buona. Quel consiglio per gli acquisti, poi, mica è là per pagare un po’ dei costi vivi. Sta là a segnare la distanza tra la satira e l’informazione.

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7 pensieri su “Satira

  1. Condivido l’irritazione, però…
    però credo -forse m’illudo- che marxianamente la quantità alla lunga finisca inesorabilmente per diventare qualità.
    Siamo in un momento in cui tra nuovi media e ricerca morbosa/consumistica -da parte dei vecchi media- del ‘nuovo’ (e il fumetto, vecchio di un secolo, è bizzarramente considerato tale) si sono aperti spazi enormi per chi produce racconti (o visioni, ‘lampi’, wiz e aforismi) per immagini.
    Spazi spesso riempiti da ciarpame, ma la selezione arriverà, è inevitabile.
    Ci rivediamo su questo blog tra qualche tempo per il rendiconto.
    In passato quanti grandissimi autori avrebbero gettato la spugna se non avessero avuto un palcoscenico su cui misurare e affilare ‘periodicamente’ (in senso editoriale) il proprio talento?
    Con i blog e le pubblicazioni web si diventa ciechi come con le seghe.
    Il palcoscenico spesso è tarlato (vedi il nuovo Male) e il programma della serata prima e dopo è pieno di mezze pippe (vedi Becco Giallo) ma quando si spengono le luci e comincia il tuo monologo chi se ne accorge più?
    Una rivista o una collana con un ‘progetto’ è un’altra e più desiderabile cosa, ma ha bisogno di cibarsi di cadaveri, come fece Frigidaire con la carcassa del Male.
    Ci vediamo ai prossimi funerali 😉

    un caro saluto

    The Sub

  2. Caro Paolo
    c’è polpetta e polpetta. e quelle di Cerri non sono cattive. e sono quelle che consiglio di solito. E qui usi un trucchetto retorico ingiusto soprattutto nei confronti delle polpette! Questo è molto scorretto!

    fare un libro su piazza fontana o su porto marghera sono atti di coraggio civile, con cui gli autori si sono messi in gioco, peraltro con compensi notoriamente minimi. certo, c’è il discorso sugli autori e quello sugli editori. a me interessano soprattutto gli autori. e se c’è un editore che li pubblica…
    Ho l’impressione che il nostro giudizio su certi libri non sia poi così diverso rispetto alla loro qualità, ma evidentemente dissentiamo completamente sulle conseguenze della loro esistenza editoriale. Forse abbiamo idee diverse sui lettori e sulla lettura, sulla fruizione a seconda delle appartenenze generazionali, territoriali e sociali. Forse abbiamo un polso diverso sulle persone. Un libro di Becco Giallo, fosse anche il più brutto, mi consente di fare promozione della lettura nelle scuole e nelle biblioteche. E questo non è e non sarà mai un male. Saranno poi i lettori a scegliere i loro percorsi successivi, svilupperanno un gusto e magari arriveranno proprio alle tue conclusioni.

    Tu fai un discorso a tua misura. Ok. Invece io ne faccio un altro.

    Non ho ancora visto Il Male, ma immagino. Non riesco neanche a comprarlo. Ci proverò. E se mi servirà, lo userò. Ma ho l’impressione che la questione “satira” e l’altra che hai affrontato siano molto diverse.

  3. Sub: è impossibile non mangiare cadaveri. Me lo spiegava il mio libro di terza elementare con la rappresentazione delle catene alimentari. Frigidaire si cibava del Cannibale e non del Male, ma anche di Paris Match e di un milione di altre riviste. Il Cannibale era un parassita del Male (e di quello si cibava). Sono esperienze così lontane che possiamo storicizzarle e guardare in prospettiva.Oggi mi manca la visione propettica o la catena alimentare si è interrotta perché si va a fare la spessa al centro commerciale e ci si nutre di pringles e bon roll?

  4. MicGin: Io faccio un discorso a mia misura e tu un discorso a tua misura. Ok. Dimmi una cosa che non so.
    Solo una domanda. Come ti senti quando usi il più brutto dei libri becco giallo per fare promozione in una scuola o in una biblioteca? Perché secondo me quello è il male.
    Che leggere sia in assoluto una roba bella e importante è una stronzata. Invece di perdere tempo a leggere merda, si può bere del buon vino, chiacchierare con gli amici, vedere un bel film, giocare un bel gioco con la playstation… C’è tutta una vita fuori dai libri, specialmente se sono brutti libri.

  5. poi c’è un altro aspetto secondo me molto grave: quando definisci i due autori dannosi. Un’atività editoriale può essere dannosa. Un attività educativa può essere dannosa. Ma assolutamente no l’attività creativa di due autori, fosse la più folle e disastrata.
    No, perché c’è sempre un’attività di mediazione, editoriale o educativa, connessa alla produzione o al sistema di valori.

    Ecco perché posso fare un buon laboratorio anche partendo dal più brutto fumetto di realtà mai prodotto. Perché sono io che conduco l’attività nella biblioteca e nella scuola, utilizzando i miei valori e interagendo con gli altri operatori, lettori e studenti.
    Mi sembra che tu non abbia la minima idea di cosa siano un attività laboratoriale o di promozione della lettura.

    Non dico che leggere in assoluto sia bello e importante. Però è vitale. E sottovaluti completamente il discorso dei lettori.
    Mica sono tutti esperti e raffinati come te.
    Ti ricordi quando ci hai passato i libri che hai scartato? Quanta cosiddetta “merda” c’era dentro? E d’altronde questo è stato il tuo percorso di lettore. Che può passare sia attraverso i capolavori riconosciuti che, contemporaneamente, attraverso le cavolate più assurde. E’ così che hai maturato la tua visione. Adesso che ce l’hai e forte, evita per cortesia di porti al di sopra.

  6. Mic: quando arriviamo a questo punto del discorso, io dico che sto da un’altra parte e tu mi togli il saluto. Settimana prox c’è lucca e voglio salutarti (quindi non togliermi il saluto).
    Non sottovaluto il discorso intorno ai lettori. Sono un lettore e quel tema mi sta a cuore più d’ogni altro.

    Hai ragione: il lavoro di un signore chiuso nella sua stanzetta non può essere dannoso. Se è brutto e viene pubblicato diventa dannoso. Mica dico che i due sono degli stronzi. Sto dicendo che sono inconsapevoli (magari col tempo acquisiscono competenze e consapevolezza: nei libri che ho visto io non ne hammo neanche un po’). Esprimo giudizi – durissimi – su chi permette che quei libri vadano in libreria. E sulle loro motivazioni!

    Ma torniamo alla promozione della lettura. Davvero la si può fare con il brutto? E perché mai, potendo scegliere, dovrei partire dal brutto? Non ti senti un sacerdote del male quando parli bene del brutto?

  7. no,no. tranqui, ci mancherebbe che non ti saluto, anzi! ormai ci siamo vaccinati, no?! 😉
    ti scrivo solo che mi fraintendi, prob per i motivi di cui sopra: non parlo bene del brutto… al di là che possiamo essere in disaccordo su alcuni titoli piuttosto che altri.

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