Miscellanea

Un fumetto al giorno (1/1)

Lo so. Capodanno è una truffa convenzionale: mica comincia niente; mica finisce niente. Però quanto è divertente tirare le somme, fare le classifiche di fine anno, enumerare buoni propositi da ignorare puntualmente alla prima occasione.

E’ giunto il momento di snocciolare i fumetti che mi hanno divertito di più l’anno scorso. Mica roba uscita necessariamente negli scorsi dodici mesi. Semplicemente mi sono trovato in mano quelle pagine e le ho lette. E, in più, adesso me le ricordo pure.

Inizio da Metamaus di Art Spiegelman che Boom!
Contiene un’intervista loffia e materiali di preparazione di un libro che meriterebbe di essere letto in silenzio. Pare che Spiegelman abbia sempre preteso che l’unica edizione lecita del suo Maus fosse quella da lui autorizzata. Niente prefazioni e niente postfazioni. Infatti, quando Coconino e Repubblica hanno presentato Maus in una collana da edicola pare che il fumettista newyorchese si sia incazzato un bel po’ per la modifica del formato e per l’apparato. In quel volume c’era anche un mio pezzo e ho scoperto solo di recente che Spieg non era d’accordo con l’edizione: peccato! A me dell’edizione filologicamente corretta – credo di avertelo già detto – frega pochissimo, però se Spieg si incazza ci penso un po’ su. In quel caso aveva probablmente ragione lui. Ma, siccome più dell’onor potè il digiuno, l’autore di Maus si è mostrato pronto a contraddirsi predisponendo un volumone con schizzi, bozze, fonti e tante parole. Non è un bel libro, anzi. Qua e là è proprio brutto. Però contiene perle imperdibili: riproduzioni di disegni di sopravvissuti, alberi genealogici fantasmi, la voce di Vladek, …

Théodore Poussin di Frank Le Gall. Dodici albun di un fumetto avventuroso belga inizialmente profondamente iscritto nel solco della tradizione della linea chiara. In Italia i primi 8 album sono stati raccolti in due volumoni da Planeta De Agostini. Il solito editing raccapricciante cui l’editore ci ha abituati (brutto lettering, a capo a cazzo, balloon che si scambiano di posto, errori ortografici ,pesci e vedove) eppure quella storia è inevitabile.

Johnny 23 di Charles Burns è la riscrittura di X’ed Out. Ne ho detto qui, qui e  qui.

Un fumetto a cui non posso smettere di pensare è Kamui Den di Sampei Shirato. I primi due volumi, di un migliaio di pagg l’uno, sono usciti per Kana Casterman. Non posso riassumere un fumetto che contiene la vita e quindi ne taccio, però ti dico che ho scoperto che nel 1967, su Linus, Piero Zanotto (di ritorno dal festival di Locarno dove aveva visto un film di ninja) dedica due pagg al racconto di Shirato e al suo segno moderno.

In piena ossessione Gekiga, non appena una rete di complicità mi ha fatto inciampare in una pagina di Hiroshi Hirata, mi sono messo a cercare disperatamente qualcosa di questo fumettista giapponese. Ho trovato tre volumetti – editi da Dark Horse – di Satsuma Gishiden. Il mio amico Vincenzo mi fa notare che queste cronache del Giappone medioevale, tanto amate da Yukio Mishima, in edizione originale portano addosso una bandella che recita: “il gekiga è manga, il manga non è gekiga”.

E poi:

  • L’Alice illustrata da Ralph Steadman!
  • Comtesse di Aude Picault
  • Quay d’Orsay di Blain e Lanzac (in Italia per Coconino)
  • Pensieri neri di Franquin (ma anche i primi due volumi di Gaston La Gaffe, nonarte)
  • La nuova edzione degli anni dello Sputnik di Baru (in singolo volume per coconino).
  • Nuts di Gaham Wilson (Fantagraphics)
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