Di Chester e dei suoi amici

Ti ho gia detto di Pool? Dài! Scherzo… Comunque, nella sfortunata ipotesi tu non sia andato qui e non abbia sfogliato il giornale fino a pagina 48, ti riporto qua sotto il pezzo in cui ciacolo intorno a Chester Brown e alla prossima edizione italiana di Little Man per Coconino. Se però vai qui (a pagina 48, dicevo) puoi leggere anche un fumetto estratto da quel libro.

Ci sono tre amici, come nelle barzellette: uno statunitense e due canadesi, che trascorrono molto tempo insieme. Joe Matt è un pornofilo con l’hobby di editare videocassette per ottenere il film perfetto per le sue ossessioni autoerotiche; Seth indossa abiti sempre elegantissimi, ma il suo vestiario e le sue pose sono immobili, come insetti imprigionati nell’ambra, nei primi decenni del secolo scorso; Chester Brown ha l’aspetto poco rassicurante del nerd attempato e una strana teoria sull’amore e sul sesso.

Nonostante le differenze caratteriali e la vasta gamma di ossessioni eterogenee, i tre coltivano una laida perversione che li accomuna e giustifica le lunghe ore trascorse a discutere nei bar: disegnano fumetti – tutti lievemente permeati di autobiografismi – pubblicati dalla casa editrice canadese Drawn & Quarterly.

L’autobiografia è uno dei modi più usati dai fumettisti che si muovono nel mercato del graphic novel. La volontà di presentare narrazioni adulte, allontana gli autori dalle venature fantastiche e avventurose e il racconto delle proprie esperienze di uomini fa credere ai meno dotati tra loro (che purtroppo, come in tutte le forme del racconto, sono la maggioranza) di affrontare temi universali, capaci di scostare il velo che cela il vero e di parlare a tutti. La triste realtà è che le vite degli individui raramente meritano di essere raccontate: viviamo vite quasi sempre piuttosto noiose.

Questi tre amici, però, hanno cartucce da sparare. Quando parlano di sé, si ritrovano costretti a rovistare in un mare di ossessioni dilanianti, elementi che si traducono in oscena sofferenza. E il loro dolore è un’ottima merce di scambio al mercato del racconto.

Chester Brown, in modo particolare, è capace di mettere in pagina la propria formazione sentimentale, costruita con pazienza certosina sulle carni di carta delle conigliette del paginone centrale (The Playboy, inedito in Italia), di parlare dell’impossibilità di comunicare nella vita di coppia (Non mi sei mai piaciuto, Black Velvet), di dire con dettagli minuziosi la vita di un eroe nazionale (Louis Riel, Coconino / Black Velvet), di descrivere analiticamente e con enorme onestà il proprio rapporto con le donne dopo aver deciso di avere una vita sessuale regolare frequentando solo prostitute (Io le pago, Coconino).

Negli anni, Chester Brown ha lavorato molto sul proprio racconto, arrivando a costruire pagine regolarissime, composte di quadretti tutti uguali, capaci di gestire compiutamente la messa in pagina. Disegnare una tavola a fumetti prevede due distinti livelli di scelta: quella del riquadro (quale punto di vista inserire nella vignetta) e quella della giustapposizione (quali vignette accostare). Il lavoro di analisi e sintesi di Brown è arrivato alla costruzione di immagini di dimensioni regolari,. disegnate su quadretti distinti, scelti e disposti sulla pagina in una successiva fase di montaggio del racconto. Un approccio diametralmente opposto a quello, molto più diffuso, che prevede che la storia nasca per approfondimenti successivi della pagina: prima la storia, poi la divisione in vignette e la descrizione di ciascuna di esse, poi le matite, quindi gli inchiostri e il lettering nei balloon.

Anche il segno, così sintetico e freddo negli ultimi lavori, è il traguardo raggiunto da un disegnatore consapevole, preparato tecnicamente e dotato naturalmente.

I brevi fumetti presentati nelle pagine seguenti provengono da The Little Man, raccolta di storie di prossima pubblicazione in Italia, per la casa editrice Coconino. Sono fumetti di poche pagine, originariamente apparsi su “Yummy Fur”, l’albo spillato – inizialmente autoprodotto – su cui Chester Brown ha pubblicato gran parte dei suoi lavori. Una raccolta che, oltre a rendere nuovamente accessibili fumetti brevi che lo meritano, documenta le origini segrete di uno degli autori più interessanti del fumetto nordamericano, prima che il formato graphic novel lo conquistasse definitivamente.

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