Più chiese

A me piacciono le chiese. Non tutte, chiaramente, ma molte sì. A essere onesto, mi piacciono più fuori che dentro. Perché, quando ci entri, nelle chiese, c’è un sacco di chincaglieria stratificata sul bello (che spesso abbonda in quei luoghi) e il kitsch non mi ha mai affascinato. All’esterno, è più difficile rovinarle le chiese.

Di recente ho passato del tempo nei pressi di due delle mie chiese preferite: il Duomo di Milano e Notre Dame a Parigi. Bella forza, dirai, ma che ci posso fare: sono una mente semplice. Quanto amo quei due edifici! Colmi come sono di statue, bassorilievi, ornamenti e gargolle, sono due incredibili macchine narrative. Stanno là solo per raccontarmi storie.

Quel poco che ha cercato di insegnarmi Sandini, il mio professore di storia dell’arte al liceo, me lo sono dimenticato. E di architettura non capisco veramente niente. Non so, quindi, se le differenze tra i due edifici possano in qualche modo essere ricondotte a varietà di genere narrativo. Perché è proprio questa la sensazione che ho passeggiando accanto alle due chiese. Siccome sono privo degli strumenti opportuni mi tengo i miei dubbi e ti tedio con la mia pochezza.

Duomo

 

Il Duomo di Milano è un luogo freddissimo, glaciale quasi. Ci entri dopo essere passato accanto a militari antipatici, che esibiscono mitragliette a tracolla, ti fanno aprire lo zaino e ti guardano come se fossi il pericoloso terrorista che vuole minare le basi della democrazia occidentale, partendo da una navata laterale. Ci passeggi, tra quei corridoi e quelle colonne altissime, e ti senti a disagio: tutto è transennato e nei posti più belli ci puoi andare solo per pregare e non per guardare, come se la fede in un dio qualunque potesse avere un valore più grande della fede nel bello. Dopo un po’, senti il bisogno di essere da un’altra parte. Non ci puoi stare dentro, nel Duomo di Milano. Ma non puoi neanche allontanartici troppo. E’ per questo che, da fuori, il Duomo grida opulenza. Ti guarda, con la sua distesa di pietra bianchissima, e ti dice: “Sono un libro di pietra! Guarda ogni signolo elemento scolpito sulla mia superficie e godine la storia! Sei davvero così sicuro di volerti allontanare! Hai visto che faccia ha quello? Godi!”

Notre Dame

 

A Notre Dame, invece, ci devi arrivare. Hai sicuramente costeggiato un po’ di Senna e guardato battelli, carichi di turisti, scorrere con la stessa flemma – e con lo stesso umore – di chiatte che trasportano mercanzia. Poi, hai dovuto attraversare un ponte, per raggiungere un isolotto in mezzo al fiume. Dentro, la Cattedrale è ospitale. In questo periodo non devi neanche fare fila per entrare e i controlli all’ingresso sono discreti (e dire che, a Parigi, i militari sono anche più sgradevoli di quelli milanesi). La chiesa è calda e magnifica, i mercanti hanno il loro caldo posto nel tempio, e se ti becchi una messa hai proprio voglia di farti investire da tutta quella ritualità. Poi esci e inizi a passeggiare accanto a quell’edificio che (con i suoi 4.800 mq di superficie interna) ha dimensioni decisamente più modeste di quelle del Duomo meneghino (11.700 mq). Lo guardi e hai paura. Ti dice: “Cosa ci fai qua fuori? E’ pericoloso! Il mondo è terribile e spaventoso! Guardami e capirai! Vieni a rifugiarti nel mio ventre caldo e accogliente!”

Quante storie ti raccontano le chiese.

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4 pensieri su “Più chiese

  1. Ma p.e. immagino che Sant’Ambrogio non ti entusiasmi? C’è tanto da leggere anche lì, anche se forse è più una poesia (o un inno) che una narrazione

  2. come se la fede in un dio qualunque potesse avere un valore più grande della fede nel bello.

    Infatti. Che poi, nella mente di chi le chiese ha realizzato, questa distinzione non esisteva.

  3. bel post. sono stato a Parigi un paio di mesi fa, dopo molti anni di assenza, e non posso che condividere le impressioni. Certo che le considerazioni sulla “militarizzazione” strisciante in Italia possono anche portare più lontano.

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