Spesa

Sono giorni complessi. Una botta dopo l’altra. Adesso trascino la gamba e digrigno i denti. Camminare costa fatica. Come tutto, del resto. Si è rotto pure il netbook e chi mi dice ti amo. Se togli il cane, dico. Dovrei… Vorrei ricominciare a lavorare alla cosa che mi ossessiona. Ma ho bisogno di concentrazione. E sono giorni di distrazioni.

Allora faccio pulizia. Svuoto casa dai troppi libri e spero che questa operazione metaforica possa avere valore terapeutico. Però sono scostante anche in quello e un po’, anche, la riempio casa. Perché in libreria compaiono cose sublimi.

Robe da scriverci intorno un canone, ma in questo momento non riesco neanche a pigiare tasti oziosamente. Quindi perché tu non possa poi dirmi che sono usciti libri eccelsi di cui non ti ho detto nulla, mi limito a elencarli. Se non l’hai già fatto, vai in libreria con la sportina e fidati.

  • Era la guerra delle trincee di Tardi edito da BD (se non sai cos’è, corri in libreria e ne parliamo dopo)
  • Hokusai di Shotaro Ishinomori edito da J-Pop (che è sempre BD, bisogna volergli bene a quella gente)
  • Kagemaru Den di Sanpei Shirato (che è quel Ninja Bugeicho che è stato seminale per la rivoluzione “Garo”), primo dei quattro volumoni (780 pagg) nei quali Hazard raccoglierà la serie, prima di scagliarsi su Kamui

Ancora qui?

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14 pensieri su “Spesa

  1. Una casa editrice che decide di pubblicare Sanpei Shirato ha semplicemente più coglioni di tutte le altre. Magari le condizioni sono cambiate – ma non credo – ma i detentori dei diritti ti concedono i diritti di quelle serie solo se garantisci di concluderne la pubblicazione in un anno. Casterman per Kamui ha fatto 3 volumi da mille e passa pagg semestrali.
    Hazard ne promette 4 da 800 per Kagemaru
    Mica è roba che vende come il pane… Il punto di pareggio economico (per tutti e tre i libri che cito qua sopra) è lontano, all’orizzonte. A me, operazioni come queste continuano a commuovere.

  2. dovresti twitterizzarti anche tu. quante parole hai usato per dire: Hazard fa libri a cazzo. Ogni tanto inspiegabilmente uno gli viene bello e necessario.

  3. Non è un libro bello necessario e invendibile che attribuisce a una casa editrice uno status più nobile che ad altre. E’ la linea editoriale. E’ l’idea che ci sta sotto. E’ il progetto. Lo sai bene, che Hazard non lo è. Fa libri come gli capita senza un filo rosso da Munoz al making of di Napoleone, inizia collane (ricordi nestor Burma?) e le interrompe così, fa giapponesi perchè gli han detto che i ninja tirano. Sarò duro come la pietra ma a me commuove chi affonda facendo la meglio casa editrice di sempre, non chi si fa male per aver fatto un bel libro.

  4. …e ‘la meglio casa editrice di sempre’ che commuove mentre affonda come una pietra è stata…lasciami indovinare…Rasputin! vero?

  5. Monamour… Sei un anonimuzzo del cazzo! (ci ho niente contro i nickname, ma devono essere identità consistenti: insultare di nascosto – per paura delle botte? – è da merdine)

    Boris: parliamo di fili rossi. Quali sono le case editrici che ce l’hanno? Igort assaliva quelli che probabilmente vedeva come avversari culturali al grido di “dov’è il progetto?”.
    Se il progetto è la coerenza di formato ce ne sono tante di case editrici: tutte quelle da edicola e poi Coconino Fandango, sicuramente Rizzoli Lizard, quasi tutte quelle che fanno manga da libreria, ecc ecc…
    Se il progetto è la coerenza dei contenuti, ci sono soprattutto astorina e bonelli. Poi disney e quelle che fanno solo manga e solo supereroi.
    Se il progetto è un’altra cosa – chessò la coerenza di tutti i titoli – a me viene in mente solo un nome: becco giallo.
    Il progetto di becco giallo mi fa schifo, eppure c’è. Non mi commuovo.
    Mi fai dei nomi? (una roba viva oggi, please)

  6. Se dico che Hazard fa cacacre, non volgio dire che il resto commuove. Coconino non era una casa editrice. Era una collana (e adesso che la cura Fandango la cosa è chiarissima) che poteva intitolarsi “Igort e quello che gli piace”. Becco giallo è anch’essa una collana, mortifera. Stai leggendo Ferraris. Probabilmente non sei d’accordo con lui. Ma io un po’ si. Soprattutto sulla necessità di un ritorno all’ontologia. Il fumetto è una realtà. Una casa editrice progettuale è una casa editrice che costruisce schemi concettuali non da spacciare come fumetto (quello che fanno bonelli, astorina, disney) ma per andare a vedere che cazzo è questo fumetto. In Italia non ce n’è. In Francia lo faceva l’Association sotto la guida di Menu. Altro non so. Quindi non mi commuovo.

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