Inutili

Sicuramente te l’ho già detto. A me Moebius ha cambiato la vita. Prima ero un ragazzetto che leggeva i fumetti. Poi ho letto The Long Tomorrow (scritto da Dan O’Bannon) e sono diventato un ragazzetto ossessionato dai fumetti (e, va bene, anche un po’ dal sesso).
Mica una cosa che ti può lasciare indifferente: un investigatore pelato che, dopo aver fatto correre un killer sotto la fiammata dell’accensione di un razzo intergalattico, si spoglia di trench e vestaglia e scopa la femme fatale – Rhaa Lovely – fino a quando quella in un mostro spaziale con tentacoli che gli si avvinghiano attorno al pene. Whaa! Mica c’erano quelle cose nei miei fumetti. E neanche nei pornotascabili sbirciati di nascosto.

Moebius è morto qualche giorno fa. Da un po’ le sue cose non mi dicevano più nulla. Ma gli avrei perdonato qualsiasi cosa: quel tizio disegnava come dio e, in più, mi ha cambiato la vita.
Non deve aver fatto un bel lavoro se ieri non sono riuscito a frenare una spinta elementare (una di quelle di cui sarebbe elegante tacere) e, in uno scatto compulsivo, ho comprato “Fumo di China”. E dire che avevo già sotto il braccio la mia pigna di giornali. Mica rischiavo di annoiarmi.

Da qualche parte, forse su twitter, avevo letto che un tipo, nell’editoriale, aveva scritto cose sulla critica e sulla carta che i miei amici un po’ snob non esitavano a definire “un cumulo di risibili cazzate”. Una roba intitolata “siamo servi inutili”: citazione bolsa che mi pareva indicare un impeto di catechesi del fumettomondo.
Volevo leggere quell’editoriale per farmi quattro risate alle spalle di un tipo che – pensavo – scrive più veloce di quanto pensa. Ma, siccome sono bradipico nel tradurre le mie pulsioni elementari in azione, quando ieri ho comprato “Fumo di China”, il numero del giornale che cercavo era già stato sostituito dal successivo. Mi sono avventato sull’editoriale pronto al tiro al bersaglio e ho scoperto che l’obiettivo del mio scherno era già stato sostituito.
Invece del servo inutile, c’era un coccodrillo all-in-one a firma di Paolo Guiducci. In mezza paginetta, il direttore di Fumo di China (giornale che continua a vestire fieramente il disclaimer “le opinioni espresse nei vari articoli non riguardano che i singoli autori”) affastella fitti fitti ricordi di Moebius, Maria Grazia Perini e Lucio Dalla. Tuttinsieme.
Ora: io lo so che se fai un giornale di carta, devi avere un approccio rapace ed essere un becchino. Per altro se il fato si abbatte in breve tempo su più figure che hai mitizzato, ti tocca anche fare in fretta: devi riuscire a parlarne quando ancora i lettori si ricorderanno quei nomi e prima dell’uscita dei 3 titoli con cui becco giallo beatificherà quelle carni.

Capisco tutto. E non mi dispiace se decidi di parlare di persone per cui provavo affetto o, addirittura, amore. Anzi.

Certo, mi infastidisce leggere la frega di imprecisioni ed errori infilati da Paolo Guiducci, Però so che è un giornalista e deve metterceli per ragioni deontologiche. E quindi vanno bene le cronologie sbagliate e gli strafalcioni: tollero e ingoio. La cosa che proprio non posso sopportare è la puzza di poesia. l’abuso di metafore, la ricerca di simboli, la fuga nel lacrimevole…

“Chissà quali mondi fantastici sorvolerà ora in sella al pingue pterodattilo bianco che per tante avventure ha trasportato il suo personaggio simbolo, il silenzioso cavaliere dei venti Arzach. Non ha atteso le idi di marzo, Moebius, per proseguire il viaggio iniziato oltre mezzo secolo fa sulle pagine dell’amata bande dessinée.”

Sono riuscito a smettere di pensare “vaffanculo” solo quando ho sentito il coperchio del cassonetto della carta richiudersi sordo.

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5 pensieri su “Inutili

  1. Il mio amico e discepolo Rex Stout lo chiama – con la bocca di Nero Wolfe – ”il miele defecato della paura della morte ”.
    La paura di esser ciccia da contare e che il domani non conti più, come avrebbe detto Lucio Dalla e mi pare che da qualche parte l’ha detto.

    Ho cominciato a perdere di vista Moebius quando ha disegnato le sigle di Mixer. Non ci potevo credere. Allora ero giovane, puro e pirla come un personaggio di Jay Conrad, ma interpretato dal principe De Curtis. Non puoi redimerti dall’Errore Fatale se hai la mascella deragliata e lo sguardo scettico di un comedian snodato come Action Jackson. Sto divagando, chiedo scusa perchè non è da me che sono sempre in grado di non perdere di vista la lucina alla fine del tunnel.
    Dicevo del mio amico e allievo Giò Minoli – praticamente Action Jackson – che mi cucina il suo show di prime time con quei polli giurassici che svolazzano dopo il Tg Due.
    Per me, allora, la Nona Arte non doveva avere contatto con le Cose ( non buone ) del Mondo. Già maldigerivo Toro Farcito ed il suo prostituirsi alla Girella. Lo avrebbe fatto il Red Wolf di Syd Shores ? E il Turok di Giolitti ? Oggi ( diciamo ieri ) Magico Vento avrebbe cantato alla convention del partito del mio amico e allievo Mario Monti quando e se ?
    Scrissi al mangiarane. Sissgnore. In un francese che nemmeno Flaubert. Lo tradusse per me la signora Perini. Un favore personale ad un Lettore Speciale che le aveva inviato la splash page del ”suo” matrimonio con Simon Garth in puro Pablo Marcos style. Duri e puri. Sissignore. Poi le tempie si imbiancano e le rughe si fanno feroci sugli zigomi, come cantavano Lucio ed il tizio che ancora oggi invita le teen a farsi mandare dalla mamma a prendere il latte. Pfui. Altra letteraccia. Ero talmente furibondo che la scrissi in francese, lingua che normalmente parlo come Peter Sellers. MGP, bonta sua, la tradusse nella lingua di Dante e Moccia ed io la inviai a Dalla.
    E sono tutti altrove, ora. Mi sento come il Dick Burton del Tocco della Medusa…

  2. Il cassonetto della carta? La pira! La pira! E le ceneri disperse! Ho smesso di leggere FDC all’arrivo di Guiducci&Semprini.

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