Mondo Mutante

Ti ho sicuramente già raccontato della volta in cui mio padre mi ha cambiato la vita. Ora devo accennartene di nuovo – provo a farlo rapidamente, giuro – per dirti di quanto sia importante per me Richard Corben.

In un giorno d’agosto alla fine degli anni Settanta, mio padre, sapendomi lettore vorace di fumetti, ha portato a casa due numeri di Linus e due di AlterLinus. Li aveva trovati su una bancarella e, colpito da quelle copertine e – forse – dall’ottimo prezzo, comprati senza sfogliarli. Io, decenne, mi ero trovato tra le mani il paradiso. Certo, c’erano Schulz, Kelly, Feiffer, Trudeau, …, ma era roba che, ai miei occhi bambini, sembrava “normale” (dài: ero piccolo). Là sopra c’era anche dell’esplosivo pronto a brillarmi nel cranio: Moebius, Druillet, Pichard, Bodè, Pazienza, … e Corben.

Quando, anni dopo, ormai alle superiori, nell’edicola della stazione di Saronno ho trovato un libro che si chiamava “Lo straordinario mondo di Richard Corben”, per me quel nome non era una novità. Avevo già riletto un milione di volte Rolf e Quando i sogni di scontrano, e avevo sbirciato Den su Alter. Quel volume con una copertina blu incollata male (o, forse, ero io che in quegli anni sfogliavo quel libro insistentemente e con una mano sola) conteneva due storie: Mondo Mutante e la storia della gigantessa (in inglese si chiama You’re A Big Girl Now, ma non ricordo il titolo italiano). Oh! Scusa l’enfasi, ma Mondo Mutante era un cazzo di finestra su un cazzo di mondo impossibile! Altro che Assurdo Universo! Era il viaggio nella mente di un culturista imbottito di steroidi che amava Conan e odiava la mamma. Come a dire: Sì, vanno anche bene Crom le spadate e i cimmeri, ma mica si vive senza il sesso.

Da lì in avanti, quelle atmosfere le avrei riconosciute nei miei urania ambientati in mondi post-apocalittici, le avrei respirate sulle pagine di Ballard, di King e, un secolo dopo, di McCarthy, le avrei godute in fumetti molto peggiori. Per Corben avrei sempre avuto un amore particolare.

Negli anni, quel disegnatore ipertrofico di muscoli, tette enormi, cazzi, violenza, morti, vermi delle sabbie, astronavi, barboni, ragazzi con il cane, mutanti,… si sarebbe un po’ normalizzato. Mica si può pretendere che uno viva per tutta la vita. Ho continuato a comprare periodici volumi e li ho presto dimenticati. Fino a ieri.

Nell’espositore dei comic book della fumetteria c’era un albetto sulla cui copertina capeggiava l’abusato gioco di simmetria tra M e W. E anche il nome richiamava quel Mondo Mutante che mi aveva conquistato trent’anni fa: Murky World. Venti paginette di storia spillata (per Dark Horse), scritta e disegnata da un Corben retinato, sì, a botte di Photoshop ma comunque riconoscibile come Corben. Subito ho risentito sul palato il sapore dell’infanzia.

Mica lo so se davvero dovresti leggerlo. Magari è una cosa che piace a me perché dietro quegli occhi e sotto quella pelle, trent’anni fa, c’ero io. Ma so che anche il solo saperlo là, a casa, ad aspettarmi sul comodino, mi fa stare meglio.

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9 pensieri su “Mondo Mutante

  1. Non ricordi male. Maledetti! Come si chiamava quell’editore? Quello di 1984? Rilegature fatte alla boia d’un giuda, non reggevano manco la prima lettura. Maledetti.

  2. Eh sì, bello Mondo mutante, forse uno dei migliori Corben di sempre…quell’ultima tavola nella roulotte la ricordo bene.
    Vieni domani a cena dagli Alpini?
    notte.
    pb

  3. Non vorrei dire scemenze, e vado a memoria: “Mondo mutante” l’ha pubblicato Il Momento (che in effetti erano quelli di 1984, quindi dei veri zozzoni), mentre “Gli straordinari mondi di R.C.” l’ha fatto Nuova Frontiera. Meglio il secondo, che tra l’altro si trova ancora, con un poco di fortuna.

  4. Tonno: sono due libri diversi. Nuova Frontiera (e vado sempre a memoria) ha pubblicato quel Corben in una collana in cui c’era anche la trilogia del tempo (sempre corben – e credo bruce jones) e atmosfera zero (del grandissimo James Steranko).

  5. Ma infatti.
    Avevano quel riquadrone argentato in copertina… o era nero? Però c’era un riquadrone. Forse.
    E’ che poi uno seppellisce tutto negli stipi della stanza segreta dietro l’armadio, lontano dagli occhi e lontano dalla memoria visiva, e vigliacca se ti ricordi mai niente, alla bisogna. Urge una missione ricognitiva; urge, ma il tempo non c’è mai.

  6. Mi sa che hai ragione tu. Erano due collane diverse. Una col quadrone argento (corben, ma anche schuiten) e una col quadrone nero (steranko e forse ceppi e – soprattutto – montellier).
    Quando vai in quella stanza segreta me lo dici

  7. E’ che la stanza segreta (che esiste non per celia, e la porta è proprio dentro un armadio!) sta a casa dei miei, dove fui giovine lettore compulsivo.

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