Lavandaie

Ho svariati giga di pdf sullo hard disk. Mica tutta roba legale, intendiamoci. Violo la legge ma non mi sento troppo in colpa, perché quei PDF li leggo raramente. Li uso molto, per cercare frasi e brani (ché sui libri Control-F non funziona). Non mi piacciono gli e-reader. Credo siano buoni solo per leggere libri con impaginazione e materiali standard. Sono comodissimi per quella roba, è vero, ma sono anche degli strumenti di rara bruttezza.

Oh! Intendiamoci. Non mi succede mai di non usare delle cose solo perché sono brutte. Per esempio, guido un’automobile e quelle macchine là sono veramente brutte.

Mi piacciono i libri di carta. Farli bene è difficile. Bisogna metterci dentro robe interessanti (o addirittura belle), curarli perché non siano piene di errori, scegliere oculatamente i materiali, lavorare con attenzione alla produzione, … E c’è anche la grafica.

Oh! La bellezza è nei dettagli. Non è che una cazzatella possa mandare in frantumi un libro imprescindibile, ma, quando ne becco una, rischio di distrarmi dalla bellezza.

Faccio un esempio (uno dei miei soliti, ché sono ossessivo e compulsivo). Salvatore Gregorietti, quando ha progettato la grafica di Linus, ha reso evidente come un giornalaccio di parole e immagini potesse essere semplice e bellissimo. La scelta del carattere e della carta, la definizione della gabbia tipografica, il colore uniforme per lo sfondo della copertina… Tutte cose che, quelli che – come me – non sono attrezzati a valutare pienamente, riconoscono solo se qualcuno gliele indica: di solito sono invisibili.

Nel 1979 esce un picture book che, in Italia, non era mai stato pubblicato fino a qualche giorno fa: Le lavandaie selvagge di John Yeoman e Quentin Blake. E’ un libro molto bello, che racconta tantissimo con poche parole e tanti disegni di un Blake in stato di grazia. Lo so, l’illustratore inglese è un genio assoluto quando usa il suo bianco e nero sinteticissimo per raccontare Roald Dahl (e, qualche volta, anche quando si accompagna alle parole di Bianca Pitzorno). Qui, però, i colori servono. Perché sono utili e perché sono al servizio del racconto.

Non conosco la versione inglese di quel libro. Non l’ho mai vista. E questa – tutta italiana per Barbes a 12 euro – mi piacerebbe se non fosse per alcune scelte grafiche deliranti. Le enumero:

  1. risguardi violissimi con immaginetta delle lavandaie ritagliata con funzionalità base di photoshop;
  2. gravissima distribuzione delle parole – in alcune pagine – lungo tutto il disegno (per esempio, quando le lavandaie puliscono i panni nel fiume e non ci credo che Blake – o un qualsiasi art director inglese – abbia pensato così quelle pagine);
  3. raccapricciante triangolo rosso in copertina per ospitare un brutto logotipo.

Ecco. Noto quelle cose in un libro altrimenti bello e non ce la faccio proprio a consigliartelo. L’edizione inglese (su un qualsiasi sito di ecommerce) costa molto meno. E, se ti accontenti del PDF, secondo me lo trovi in fretta.

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8 pensieri su “Lavandaie

  1. Bello il filmato. Bell’artista che non conoscevo, o meglio, devo aver visto delle cose sue ma non sapevo chi fosse. La musica paradisiaca che apre il filmato è il III movimento del Concerto per clarinetto di Mozart.

  2. Sei uno straccia cazzi, per usare un francesismo, ma hai ragione, specie al punto 2 (gli altri punti mi interessano meno, che son daltonico, ahimè, e le scemenze cromatiche mi urtano meno di quanto dovrebbero).
    Il filmato poi è davvero interessante, fa sembrare facile essere un autore come Blake. Il trucco è essere Blake, ovviamente, allora sì che è facile davvero. Mannaggia.

  3. Il blog WordPress esiste solo per poter commentare altri blog WordPress (cioè questo e un altro): da qualche settimana, come Blogspot, vengo rigettato…

  4. Lo sapevi un fumetto di Palumbo (“Ver Sacrum”) è stato pubblicato a puntate sul mensile del MSAC (Movimento Studenti Azione Cattolica)?
    Se sai anche questa mi ritiro, vinto dalla tua erudizione.

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