Sei titoli

Kafka disegnato da Robert Crumb

La settimana scorsa ho avuto la sciocca idea di trascrivere due monologhi, che si illudevano di essere dialogo, captati in un negozio di fumetti. Subito dopo aver pubblicato il post, mi sono reso conto che avevo indispettito un po’ di persone. Mica l’ho capito perché. Settimana scorsa è stata un po’ difficile (per questioni con cui non ti tedio) e confesso che le affermazioni lette in giro (qui, in mail e su qualche social network) mi hanno un po’ innervosito. Mi sento stupido, perché sono sciocchezze che non avrebbero meritato risposta: “e allora? dove vuoi arrivare?”, “un’altra cazzata di quello che si è inventato il libro su Amy Winehose come operazione marketing”, “dovresti scopare”, “che titoli hai per parlare?”… Le trascrivo perché godo dei benefici dell’esorcismo della scrittura, ma, al contempo, mi sento ancora più stupido per la mia reazione di fastidio.

Ho scritto quel pezzo perché ero stato colpito da un’affermazione della ragazza (che, sia detto per inciso, aveva le tette un po’ più piccole di come mi è venuta nel post). Diceva: “Mi piacerebbe leggere un fumetto. Però non deve essere troppo lungo e mi deve far ridere e piangere, una cosa che mi segni e mi renda felice di averla letta”.
Ti confesso che a me di avere una nuova lettrice di fumetti non frega niente. Non credo che la lettura di fumetti sia un’attività nobile a cui avvicinare una popolazione di individui tristi.
Quello che mi colpisce è il desiderio della ragazza di incontrare una storia che le cambiasse un po’ la vita.

Un amico, qualche sera fa, chiedeva quali fossero i sei libri che ci avevano cambiato la vita. Non ho capito bene perché sei, ma la domanda era formulata proprio così. E’ una domanda difficile, perché richiede, da un lato, un grande sforzo di memoria e, dall’altro, un’odiosa fiducia nella propria consapevolezza. Ho iniziato a pensarci, ho provato a dire qualche titolo e, poi, ho capito che la domanda in realtà si riferiva a quali erano i sei titoli scelti da LUI, il mio amico, che CI avevano cambiato la vita. La serata è finita con qualche tensione e, alla fine, è perfino volato un libro, grosso e pesante, contro una colonna.

Ci ho pensato. Ho deciso che le sei storie che mi hanno fatto ridere e piangere e che mi hanno cambiato la vita dovevano essere degli incontri casuali e inattesi. Delle cose che mi sono capitate in mano in modo imprevisto e senza alcuna consapevolezza né da parte mia né da parte di chi, eventualmente, mi ha donato quella storia. Non sono, non possono essere, le sei storie su carta (libro mi pare un po’ limitativo) più importanti che ho mai letto. E non sono neanche le sei storie che consiglierei. Sono le mie sei storie e fotografano un momento particolare della mia vita.

Eccole:

1. The long tomorrow di Moebius e O’Bannon (solo la seconda parte). Avevo undici o dodici anni ed è comparsa sul primo “AlterLinus” che ho mai sfogliato. Lo aveva trovato, su una bancarella, mio padre e me lo aveva portato a casa senza neanche guardarlo. Leggendolo ho capito che le storie con i disegni potevano essere una cosa seria.

2. Christine, la macchina infernale di Stephen King. Non è il più bel romanzo di King e neanche il più importante, ma questo libro mi è arrivato in mano come regalo di natale, nell’edizione del club degli editori, a metà degli anni Ottanta. Ho iniziato a leggerlo, un po’ annoiato, durante il pomeriggio dell’ultimo dell’anno e così ho incontrato il re. Sono riuscito a chiudere quel libro solo il mattino dopo (e non ricordo i botti) e, poi, non sono andato a dormire.

3. Se questo mondo vi sembra spietato, dovreste vedere cosa sono gli altri di Philip Dick. Ero al liceo ed è comparso su un numero di “Linea d’Ombra”. E’ l’articolo in cui Dick (di cui avevo già letto qualche racconto sulla Grande Enciclopedia della Fantascienza e sul Mago) spiega una delle sue idee di realtà. A me il mio mondo non piaceva per niente e, veramente, mi sarebbe piaciuto che dio, quel mattino, avesse indossato una realtà diversa.

4. Alice nel paese delle meraviglie di Carroll e Tenniel. L’ho incontrato tardi, nell’edizione BUR della biblioteca di Senago. La prima volta non mi ha fatto troppo male. Ho dovuto rileggerlo. Continuamente. In edizioni diverse, tradotto o in lingua, con le illustrazioni più disparate. La mia versione preferita continua a essere quella di Tenniel, ma, siccome sono snob, sul comodino tengo un’edizione economica inglese (penguin).

5. S/Z di Roland Barthes. Il racconto di Balzac non lo conoscevo, eppure questo libro mi ha spiegato tutto. Io, poi, ho capito quel poco che ho potuto.

6. Mattatoio 5 di Kurt Vonnegut. Ero militare e mi sentivo morire dentro. Un oscar mondadori con la copertina argentata. E dentro c’erano anche i disegni.

Rileggo i sei titoli che ho scritto, facendomi violenza, e mi stupisco dell’assenza delle cose che amo sul serio. Mi accorgo anche che sono tutte storie lette in momenti in cui avrei voluto essere da un’atra parte.

Mi dici quali sono stati i tuoi? Mi interessa. Sul serio.

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68 pensieri su “Sei titoli

  1. 1) “Galassia Maledetta” di Francis Carsac: perché l’ho letto due volte in un solo pomeriggio. È andata proprio così: ho chiuso la quarta, ho girato il libro, ho riaperto la copertina e ho ricominciato. Avevo dieci inverni, più o meno.

    2) “Il giro del mondo in ottanta giorni” di Jules Verne: è stato il mio primo libro. C’erano anche le figure e cercavo di capire se la mia immaginazione corrispondeva al testo. Studiavo i particolari, e più lo facevo e più finivo dentro il libro. Ricordo ancora l’odore di quelle pagine; ma ogni riferimento al “profumo della carta” è casuale e privo di sfumature politicoromanticoeditoriali.

    3) “Solaris” di Stanislaw Lem: perché c’è sempre qualcosa più grande di me che non può essere capito. Metafisica in narrativa.

    4) “Chesil Beach” di Ian McEwan: letto in un pomeriggio, complici le dimensioni. Distrugge le tecniche di narrativa facendotene capire l’importanza.

    5) “Vuoi star zitta, per favore?” di Raymond Carver: scrivere storie per sottrazione senza una trama apparente riuscendo a generare idee e stati d’animo e paure e conferme nel lettore, è qualcosa di divino.

    6) “Fufi, storia di un cane sportivo” di (non lo so): ero un bambino. Era il mio compleanno, e quello era il primo regalo in forma di libro. È stato l’unico finale che mi ha fatto piangere. Lacrime gonfie, pesanti, interminabili. Piangevo e piangevo e ho guardato anche fuori dalla finestra, in cielo, pensando a Fufi.

  2. Per adesso uno solo, gli altri cinque non li ho ancora letti. L’altra faccia della spirale, Asimov, Oscar Mondadori, intorno al 1976. Se non lo avessi letto forse adesso sarei morto.

  3. S/Z era il nome del mio gruppo 🙂
    Cioè, era anche quello, ma ovviamente citavamo il saggio.

  4. Messa così è difficile da determinare… il più sicuro che mi viene in mente è Buddha di Tezuka. Il primo è probabilmente Tutta Mafalda, nell’edizione Bompiani rossa, c’ho imparato a leggere. Anzi, prima ancora Asterix, me li leggeva mio padre prima di addormentarmi. E B.C. negli Oscar Mondadori, che leggevo negli anni delle elementari, recuperato dalla cantina di mio nonno. Quante me ne sono bruciati di infanzia? Gia tre, tutti fumetti umoristici… direi che ha senso. Il Buddha mi ha salvato la vita qualche anno fa. Ho posto per altri due che sono: Un oscuro scrutare di Dick e Tropico del Cancro di Miller. Alla fine molto più facile di quello che pensassi.

  5. 50 anni di Braccio di Ferro di Bud Sagendorf, I ragazzi della via Paal, L’inverno è finito di Antonio Negri, il quarto e quinto capitolo di Watchmen letti a brandelli su Corto Maltese, Mano n. 1 e il n. 2 di Fuego.
    Non in questo ordine, e stando alle tue premesse!
    Saluti,
    C.

  6. La Ballata del Mare Salato di Pratt, me l’ha proprio cambiata e so che nons olo a me, ma a Stano e a Bacilieri e ad altri, Violetta la timida (Anguissola, a 7 anni credo… e molti altri allora…), Violante e Valentina mela Verde di Nidasio, L’Isola del Tesoro di Stevenson, Opinioni di un Clown di H. Boll, i racconti di Cecov, Frammenti di un discorso amoroso di Barthes… ma sono un mucchietto così eh… con influenza diretta Ballata e Barthes.

  7. beh! se ne vuoi ancora, tieni:
    ragazzi di una banda senza nome, zanna bianca, giù la falce niok martello, la nouvelle justine, il partigiano johnny, diario di un anno difficile

  8. Mica me li ricordo, quelli letti da bimbo. Evidentemente non mi avevano dopotutto cambiato così tanto la vita 🙂
    Mi era piaciuto (ma già ero alle superiori) “Il deserto dei tartari”, con quella sua attesa snervante. E amavo il gioco della “Fondazione”, di Asimov. Ma non sono mica sicuro che ci fosse in ballo la mia vita, lì dentro.
    Poi “Il Tamburo di Latta”, di Grass. E “Cecità”, di Saramago: un viaggio all’inferno, un vero precipitare nel buco. Personalmente sono convinto che Saramago abbia voluto metterci un lieto fine solo per evitare di sterminare i suoi lettori a suon di suicidii.
    Uh! I racconti di Cechov!! “Il duello”, soprattutto, ma anche “La steppa”. E Kafka… ma mi sa che è tutta roba troppo successiva a quello che serve a te.
    Accontentati allora dei primi due 🙂

  9. Il corsaro nero,
    Ragazzi di una banda senza nome, di Petter, letto all’età giusta e tentando di tirare su una banda simile in campeggio.
    Il sergente Kirk nell’edizione Mondadori del ’74: e chi aveva mai sentito parlare di bianchi rinnegati e cauboi cattivi?
    Luther Arkwright di Talbot
    Il commissario Spada che a 10 anni mi parlava di terrorismo.
    Il Chè di Breccia, quando uscì a fascicoli allegato al Manifesto

  10. Azzz, ho dimenticato il fondamentale Tcon Zero di Calvino, da un cui racconto trassi il mio primo vero fumetto! e Alice entrambi, ha cambiato la mia vita solo pochi anni fa… e sento che sto scordando qualcisa… ma è anche la prola libro che inganna… i fuemtti spesso erano in riviste…

  11. Uno Zagor dell’ottobre 1971, mi sembra. Prima elementare, stavamo imparando l’alfabeto, mi mancava qualche consonante, andavo di completamento intuitivo. Ci sta un cattivo niente male abbarbicato su un picco inespugnabile, ma Zagor prende la mongolfiera (Chico forse rimane a terra perché troppo grasso) e bim bum bam… sistema il malvagio. Gente strana, che si esprime con le nuvolette, Gente strana: un bel ragazzone in blue-jeans, canotta fantasiosa ed ascia, messo ad ondeggiare sopra un pallone aerostatico. Un tipo messicano uscito da un’orchestra mariachi circondato da indiani e tipi non molto raccomandabili.
    Il numero uno di Mister No, direi giugno 1975. Un americano simpatico, perdente nella vita, sperduto nella foresta amazzonica. Manaus in decadenza, ventilatori accesi sempre, gringos sudati, birre ghiacciate, un Piper scassato. Storie che si snodano benissimo.
    Il primo Alan Ford della mia vita. Chi sono ‘sti cialtroni in missione in qualche paese sudamericano? Chi è il tipo che disegna così? Divertimento totale.
    Il richiamo della foresta: mio lupo anche tu.
    Il cielo sulle tribune, di Giuseppe Brunamontini, un’edizione Sei del 1977 o giù di lì. La storia di un allenatore che porta il panama e di un operaio che sogna di diventare un grande mezzofondista e corre corre corre. Lo lessi e decisi che i cinquemila metri sarebbero diventati il mio eldorado. Inziai ad allenarmi come un posseduto, i vicini di casa andarono da mia madre e le chiesero se avevo dei problemi, mi vedevano correre dall’alba al tramonto. Prima campestre “seria”: oggi me li fumo tutti, pensavo.
    Arrivai diciottesimo. Cos’è che non va nella mia vita? Il primo conflitto con un nemico chiamato talento
    Vergogna di Coetzee. Sapessi scrivere, vorrei scrivere un libro come questo.
    M.G

  12. E’ molto difficie estrapolare dalla totalità delle mie letture i sei titoli che mi hanno cambiato la vita, e sicuramente tra poco mi pentirò di alcune scelte fatte a discapito di altre.
    Ecco i titoli:

    1)”Black Hole” di Charles Burns, nell’edizione integrale di Coconino Press. Sono sprofondato nel nero bituminoso dei suoi inchiostri finendo per frugare nelle cavità oscure del mio cervello. Ne sono uscito a fatica.

    2)La serie dell’Incal di Moebius e Jodorowsky nel’edizione cartonata delle Edizioni Di. Dopo averlo letto non ho potuto far altro che mettermi a disegnare fumetti. Da allora non ho più smesso.

    3) “Nel Mondo dell’incredibile” della Selezione dal Reader’s Digest. Me lo feci prestare da mio nonno quando lo notai nella sua biblioteca almeno vent’anni fa. Ora fa parte della mia biblioteca. Mi aprì le porte del su “fenomeni, cose, personaggi bizzarri, curiosi e straordinari” come recita il sottotiolo.

    4)”Allevare un cane e altri racconti” di Jiro Taniguchi, Planet Manga. Pensavo di non essere in grado di piangere, questo libro mi ha fatto capire che non è così.

    5)”Delitto e castigo” di Dostoevskij. Un viaggio nella dimensione più profonda dei sentimenti oscuri dell’anima umana.Mi ci sono immerso leggendolo quasi senza sosta riempiendo le mie giornate non riuscendo a fare altro. Una volta chiuso il libro, gli esseri umani che mi giravano intorno non erano più gli stessi.

    6)”Sciamani” di Grahm Hancock, edizioni Corbaccio. Molti inorridiranno a leggere il nome di questa sorta di guru della cosiddetta fanta archeologia, ma non potevo prescindere da questo testo che ha cambiato per sempre la mia visione del mondo. Lì per lì mentre lo leggevo mi dicevo ma che s*******e scrive questo qui, ma andando avanti nella lettura mi ha convinto sempre più e alla fine mi son detto perché no, potrebbe anche essere. Assolutamente da leggere se siete psiconauti come me.

  13. Dato che non ci conosciamo mi viene spontaneo pensare che dei miei sei titoli non dovrebbe importarti gran ché. Ma siccome mi dai del tu nei tuoi post e scrivi che ti interessa – sul serio – ecco la mia lista, in ordine più o meno cronologico:
    Il terzo occhio di T. Lobsang Rampa,
    L’uomo delle nevi di Castelli/Manara,
    1984 di George Orwell,
    Sei personaggi in cerca d’autore/Enrico IV di Luigi Pirandello,
    It di Stephen King,
    Devil: amore e guerra di Miller/Sienkiewicz.
    Dà da pensare il fatto che l’ultima lettura di queste sei risalga a circa 25 anni fa…

  14. Due libri incontrati così quasi per caso, come dici tu, sono per me recentissimi grazie alla mia ignoranza, e però già importanti: Gli anelli di Saturno* e Austerlitz**, entrambi di W. G. Sebald.

    * Non è un libro di fantascienza

    ** Non vi si parla di Napoleone

  15. 1) Gambit – in italiano ” Scacco al re per Nero Wolfe ” – uno shock culturale per me: Archie Goodwin arriva alla soluzione prima del suo signore e padrone perchè arriva ad una informazione importante prima del suo signore e padrone, nel corso di un dialogo con il cliente, e deduce invece di portare la farina al panettiere e di aspettare la pagnotta.
    2) ” Lord Jim ” di Conrad. Non tanto il libro, quanto la prefaz dello stesso autore con cui rispondeva ad una lettrice, italiana tra l’altro, che non credeva realistico un tizio – Marlow – che parla per tutta una notte e racconta la storia di un giovane che possedeva il talento in astratto e che si sarebbe trovato, come capita prima o poi a tutti, a dover ingaggiar battaglia con quella cosa misera che crediamo di conoscere e che, secondo alcuni, non è altro che un campo bioelettrico che solo una esplosione nucleare può cancellare. Avevo l’età per il Nesquik e qualcuno mi diceva che era lecito parlare e parlare e scrivere, prima e dopo il crepuscolo ! La mia incapacità di sintesi e la mia passione per la digressione è nata lì.
    3) ” L’alba di Thundra ” , un numero dei Fantastici Quattro della Editoriale Corno, intorno al centotrentesimo, con lo slugfest di una luchadora aliena e Ben Grimm. Prestato da un compagno di classe. Disegnato da Ramona Fradon. La Cosa che le prende da una femmina nelle tavole di una donna. Una epifanìa di cui ancora non afferro la pienezza, ma pazienza.
    4) ” E tu lo sai ? ” raccolta di risposte a domande poste a specialisti da Enzo Biagi. Un secret agent disse che il creatore della CIA aveva un motto secondo cui anche i paranoici hanno nemici. Per anni – ho neuroni di potenza media e la cultura dei tali che subiscono le interviste nelle trasmissioni di Gepi Cucciari – è stata la frase + sottile in cui mi sia mai imbattuto. Poi ho scoperto Wilde e la sua ” al gioco, quando hai carte buone, l’onestà ti impone di non barare ”
    5) Un Kamandi numero ics . La seconda portata era una storia di Jimmy Olsen, sempre del King, in cui Olsen, il Guardiano
    ( una sorta di Capitan America della DC ) ed un sosia del comico Don Rickles ( in un fumetto ripieno di cloni ! ) erano avvelenati dalla Intergang di Darkseid con cibo pirogeno, mentre Morgan Edge intratteneva il vero Don Rickles ! Don diceva all’amico Edge: – Sii te stesso ! Dimmi qualcosa di oscenamente volgare ! – e Morgan obbediva: – Denaro. A palate . –
    Don è ancora nella Realtà Prima e qualche volta da Letterman, incidentalmente. Uno dei fumetti per cui leggo ancora fumetti e li leggerò fino al momento in cui raggiungerò Biagi e Conrad. Don sarà ancora qui.
    6) ” Le Follie di Eta Beta ” – avevo meno di otto anni, ma mi ero accorto che il tratto di AL LEVIN era identico a quello di Floyd Gottfredson. Ho scoperto solo molti anni dopo che Levin è una invenzione di Alfredo Castelli, al tempo in cui animava una proto fanzine. Io però sapevo, in qualche modo. Anche se i credits del volumetto dicevano altro. E sapevo -non mi ricordo dove avevo rapito la citaz – che Ben Franklin credeva solo a quello che leggeva nei giornali. A otto anni non sai quanto sia sottile il motto di Franklin. Il mio radar era già tanto se captava Wilde…

  16. Boris: non ho capito cos’è Sette pezzi facili.

    Pitumpa: Incuriosito dal cane sportivo, ho fatto una ricerca su sbn.it. Ho scoperto che il libro è “Pufi, il cane sportivo”; è stato scritto da Emilio De Martino (wikipedia dice che era un giornalista sportivo) e il disegnatore è l’enorme Libico Maraja. L’ultima edizione di cui ho trovato traccia è pubblicata da Bietti nel 1972. Maraja è un disegnatore grandissimo (di cui ho visto una mostra a Segrate – credo) e adesso ho voglia di trovare suoi libri.

    Nuvoleonline: Il numero 2 di Fuego? Spiegami meglio, per favore. Sembra una bella storia

    Laura: Violante di Nidasio? Non riesco a trovare informazioni. Ho recentemente sfogliato le annate dal 65 al 74 del corriere dei piccoli (che, per una irripetibile botta di culo, mi sono state regalate) e proprio Violante non la ricordo. Mi dici qualcosa, per favore? (sulla parola libro, ho parlato di sei titoli e nel mio elenco ho messo dentro anche brevi saggi pubblicati su rivista)

    Luigi: ti do del tu perché sono uno scostumato; mi interessano i tuoi 6 titoli perché vivo di empatia.

  17. sei letture piuttosto serendippose: Zanna bianca (il primo libro con avventura e dramma che ricordi), Corriere dei piccoli (una vecchia raccolta, con Bilbolbul e Quadratino che guardavo fissi per minuti, credo), Il barone di Munchausen (non so più quale versione illustrata, letta a bocca aperta), Zio Paperone e il vascello fantasma (che mistero, che leggenda), Dracula di Crepax (fu come scoprire Seuhiro Maruo, all’epoca), La camera chiara (un paradosso: emozionarsi con un semiologo).

  18. Ne ho parlato tempo fa sul mio blog, sicuramente “Io Topolino”, la grossa raccolta con storie per la gran parte di Gottfredson letta quando avevo 10/11 anni: “La casa dei fantasmi” mi colpì molto, ma anche il resto delle storie erano poco rassicuranti e raccontavano delle cose del mondo, a dispetto dei protagonisti così rotondetti e paciosi (e non parlo di come mi hanno incantato quei disegni meravigliosi).
    Poi direi “Una ballata del mare salato” che i miei genitori mi regalarono quando avevo 14 anni (edizione “I fumetti Mondadori”, lire 5000): la scoperta di un autore, di un modo di raccontare, l’incontro con personaggi che a me sembravano veri, a tutto tondo.
    “Se questo è un uomo” di Primo Levi fatto leggere alle medie dalla professoressa di italiano – gliene sarò eternamente grata.
    1982, l’incontro con Andrea Pazienza, che mi ha ribaltato: “Le straordinarie avventure di Pentothal” nell’edizione Milano Libri, lire 12.000.
    “Delitto e castigo” di Dostoevskj, l’ho letto tre volte in poco tempo intorno ai 20 anni, oltre a quasi tutti i suoi romanzi più famosi; e sai che adesso non so perché, che a risentire di recente in audiolibro proprio Delitto e castigo mi sono venuti i nervi, mi sento lontanissima da quella che ero all’epoca.
    Di Kafka ho amato più di tutto i racconti (sempre letture dei 20 anni circa) ma le lettere a Felice Bauer mi hanno fatto capire tanto prima di tutto di quanta differenza ci possa essere tra l’opera di un artista e la sua umanità, e poi di come il sentimento definito “amoroso” sia il più delle volte cieco fino alla meschinità – oltre che imbarazzante per se stessi e per gli altri.

  19. Ubik , letto a 18 anni, è l’ultimo libro che mi ha fatto saltare sul divano.
    Fuochi, letto sullo stesso divano, un anno dopo. Forse mi ha fatto più male che bene.
    Wheeling di Pratt. Provavo a copiarlo ma era impossibile stargli dietro, le mie prime frustrazioni da disegnatorello. Pensa che provavo a simulare le pennellate con la cannuccia che stava nel tappino della china. Avrò avuto si e no 12 anni, ma ero già cretino.
    Jimmy Corrigan. Dopo averlo chiuso, ho smesso di pensare ai fumetti per un bel po’ di tempo.
    La dodicesima notte. fottutamente divertente. cazzo! potevano dirmelo prima.
    Topolino e Pippo Mister x -credo di Godfredson, è la storia in cui Pippo impazzisce e diventa un genio, Topolino si mette sulle sue tracce e scopre che lavora per la Cia…o almeno è così che la ricordo. La versione che avevo io non aveva la fine, chi lo sa perché. Da quella volta -ma sono sicuro è un problema solo mio- penso che storie come quella non dovrebbero finire mai.

  20. @ Spari: Violante era l’immediata predecessrice (!) di Valentina, durata fino a qualche anno prima di quella; mi pare strano che nella tua raccolta non ci sia. Violante era bionda e più classicamente carina di Valentina e le sue storie, brevi e tutte imperniate, se non ricordo male, sui tentativi di trovare il fidanzato, non avevano una forte continuity; sempre se ben ricordo, al posto della sorellina pestifera c’era un fratellino.

    @ Patrizia Mandanici: “Se questo è un uomo” di Primo Levi fatto leggere alle medie dalla professoressa di italiano – gliene sarò eternamente grata.

    Fai bene, bravissima: e brava la professoressa.

  21. 1. Ken Parker n° 7 (credo), “Sotto il cielo del Messico”, di Berardi e Milazzo. Abbandonato dallo zio paterno su una poltronaccia lercia nella casa colonica dei nonni contadini, l’albo venne da me prontamente imbertato e letto di nascosto. Avevo 8 anni e i Tex e gli Zagor del babbo improvvisam erano superati, per non parlare dell’orrido Comandante Mark.
    2. “Novelle fatte a macchina”, di Gianni Rodari. Lettura obbligata della quinta elementare, l’edizione Einaudi per le scuole era impreziosita da fondamentali introduzioncelle del Rodari stesso, una per ogni novella, nelle quali si spiegava il perché e il percome da un minimo spunto si può arrivare a un racconto. Certo, essere geni come Rodari aiuta.
    3. “Io Paperino”, di Carl Barks, anche se allora non lo sapevo. A 10 anni, appena iniziato al mondo della biblioteca, la mia prima scelta cadde su questo ponderoso volume di paperi, che portai a casa con fatica nella custodia della fisarmonica. Ai tempi prendevo lezioni di fisarmonica nel locale adiacente la biblioteca comunale. Me la scarpinai per un paio di chilometri portando in spalla una dozzina di chili tra strumento e tomo barksiano. La ricompensa fu dolcissima. Diventai frequentatore abituale di biblioteche.
    4. “Il cavaliere inesistente”, di Italo Calvino. Letto in spiaggia a 14 anni, per puro caso e tutto d’un fiato. L’inesistente protagonista è Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, Signore di Selimpia Citeriore e Fez, e ho detto tutto.
    5. “Il nome della rosa”, di Umbero Eco. Imposto dalla professoressa di lettere come lettura per l’estate della terza liceo, più di metà classe si arenò sulle prime 100 pagine. Alcuni l’avevano terminato, per senso del dovere scolastico, ma io fui l’unico ad averlo trovato appassionante, addirittura divertente. E ancor più preziose trovai le 30 pagine di “Postille”, che nella mia edizione corredavano l’opera. I miei compagni mi guardarono con sincero stupore misto a compassione. In virtù di ciò, per anni ho pensato che il romanzo fosse piaciuto per davvero solo alla prof, a me e a mio cugino di Milano e che tutte le altre copie vendute avessero poi trovato nuovo impiego in qualità di spessori per mobili traballanti.
    6. “Fango e ossigeno” di Filippo Scòzzari. Apparso inspiegabilmente in un’edicola della profonda campagna veneta sul finire degli ’80, semi-nascosto tra un “Rakam”, un “Confidenze” e un “Intimità della famiglia”, il volume venne da me trafugato alla vigliacca. Non avevo una lira, ma la voglia di possedere quella roba mai vista prima era troppissima per la mia tenuta morale di allora. Adesso per esempio correrei a prelevare al bancomat, che però al tempo non avevo. Che la tenuta morale stia nel bancomat e nel conto corrente che esso sottende?

    Però poi di libri che ti cambiano la vita ce ne sarebbero cento altri. Che è come dire che non ce n’è nemmeno uno.

  22. “Tom Sawyer”, non solo perché è stato il libro che ho letto completamente da solo mentre ero in vacanza con i miei genitori, a sei anni. ” Le mirabolanti avventure di mastro Antifer”, perché è stato il primo romanzo a farmi sentire un lettore adulto e quasi un uomo. “Lo straniero misterioso”, sempre di Twain, per motivi che superano me, la mia formazione e il rapporto sacrale che avevo con questo autore per i motivi di cui al punto 1. “Ti con zero” e in generale tutta l’opera di Calvino. “Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo” che, oltre ad essere il libro che rileggo più spesso e più volte è quello che mi ha fatto capire che la storia delle idee non è così lineare e meccanica come mi avevano insegnato. “Rumo e i prodigi nell’oscurità” perché dopo tanti, tantissimi libri belli e dopo anni di lettura quasi senza sosta c’era bisogno di un libro “da bambini” per restituirmi l’emozione di una lettura tutta di un fiato, di quelle che ti piange il cuore quando lasci il libro sul comodino la sera, sfatto e troppo stanco per continuare e il libro a cui continui a pensare durante tutto il resto della giornata. Riletto più volte

  23. Ah, ho visto che Laura Scarpa ha tratto un fumetto che non conosco da un racconto di Ti Con Zero. Io da “Mitosi, Meiosi e Morte” trassi, da ragazzo, la mia prima “sceneggiatura”, naturalmente mai realizzata

  24. tra il 1961 e il 1962 un signore di nome Richard Feynman insegna al California Institute of Technology. E’ uno dei più grandi fisici che siano mai vissuti, ma è altrettanto affabulatore e cazzone. Una specie di Stand-up comedian dell’entropia.Le sue lezioni sono le più affollate che mai. Anche perchè se ci andavamo a sentirlo avremmo capito i quanti pure tu e io. Quindi, va da se. Dalle trascrizioni delle sue lezioni le più belle semplici e divertenti, nel 1963,ci tirano fuori un libro: Six easy pieces. In pochi mesi un best seller.
    Adelphi, stranamente in controtendenza alla sua vena mistico-orientalista, lo traduce. Ormai hanno superato la 10 edizione.
    Quando lo lessi ero un universitario coglione e crociano che credeva alla superiorità culturale delle materie umanistiche e della scrittura creativa.Cose come questa: «Per i poeti la scienza rovina la bellezza delle stelle, riducendole solo ad atomi di gas. Solo? Anch’io mi commuovo a vedere le stelle, ma vedo di meno o di più? Il mio occhio coglie luce vecchia di un milione di anni, e forse la mia sostanza è stata eruttata da qualche stella dimenticata. Saperne qualcosa non distrugge il mistero, perché la realtà è più meravigliosa di quanto immaginano gli artisti! Che uomo è mai un poeta che parla di Giove pensandolo simile a un uomo, ma se è un ammasso di metano e ammoniaca ammutolisce?»- hanno cominciato a farmi cambiare prospettiva.

  25. Anche i libri di aneddoti di Feyman sono interessanti, oltre ad essere parecchio divertenti. Un po’ del suo stile da conferenziere lo ha ripreso Hofstadter. Comunque capisco la rivelazione sulla scienza come poesia di cui parla Boris Battaglia. E’ uno dei motivi per cui ho messo in lista Ti con zero (e le Cosmicomiche).

  26. @borisbattaglia: molto bella la citazione di Feynman, mi ricorda anche che io ho infognato da qualche parte quel libro lì e che forse è ora che lo recuperi.
    @Andrea Tosti: tempo fa avevo adocchiato i libri di Moers ma la mole mi aveva fatto desistire, per ragioni pratiche più che altro; infatti l’ho cercato in ebook ma non c’è, neanche in inglese (in realtà c’è un suo libro, ma non della saga di Zamonia), e per quel poco che ho cercato neanche nel lato oscuro.
    Però in ebook c’è “Ti con zero” e questo lo prenderò!

  27. Moers vale assolutamente la pena. Fuori da Zamonia credo che abbia scritto solo il libro sulle incisioni di Dorè, che comunque è interessante, e i fumetti. La mole non deve spaventarti. Sono 600-800 pagine a volume (non tutti) ma si leggono in tre quattro giorni

  28. La fama di Dick Freynman in Italia è stata oscurata dal fatto che è ( era ) il sosia di Daniele Piombi. Nella seconda metà degli anni settanta, il prof Calabrese lo invitò al DAMS. QUella sagomaccia di Dick arrivò alla scuola con i suoi bongos. Andrea Pazienza lo scambiò per il popolare personaggio televisivo ( ” adoro l’Oscar per la tv ! lo guardo ogni volta, pensando che prima o poi un cameraman tirerà una sedia sulla tua zucca o su quella di Vianello o di Noschese ! cioè, è come quella cosa di Wilde che dice che la situaz è insostenibile e spera che continui così…” ) e lo coinvolse in una danza dionisiaca con un paio di studentesse prese di peso da una tavola di Corben. O Crumb.
    Omar lo strappò a quel rito orgiastico e lo portò sul palco dell’auditorium dove, tra le altre cose, disse quelle cose di Giove che era un signore ripieno di ammoniaca.
    Vince Cerami – fresco del successo del Borghese piccolo piccolo – era tra il pubblico e registrò quelle parole, le metabolizzò e, parecchio tempo dopo, scrisse per le matite di Silvia Ziche i due graphic novels di Olimpo spa in cui Giove era un signore ripieno di altri gas soffiati nella sua direzione dalla adorazione popolare nei secoli…nel momento in cui li stava rilasciando perchè le masse si erano scelte nuovi dei ( non quelli di Kirby, ma paz ).
    Strano, ma vero: dopo Dick fu la volta di un altro stand up comedian della scienza, cioè Tony Zichichi che era rimasto folgorato da quella cosa del borghese microscopico e disse
    ( per la prima volta ! ) che ” per capire l’infinitamente grande occorre capire l’infinitamente piccolo ” . Dick era d’accordo perchè riteneva che la concezione atomica della realtà fosse la informazione fondamentale. Il pubblico si stava assopendo, ma si ridestò quando Zich e Feyi improvvisarono un duetto con i bongos ( uno degli studenti lo registrò ed è finito nello incipit di Doubleplusgood nella colonna sonora del film 1984 ndr ). Paz aveva disegnato un fumetto di venti tavole che raccontava l’evento, ma lo perse nella metro di Parigi. Pazienza.

  29. matteos: cos’è la camera chiusa? A me vengono in mente solo gialli.

    Emanuele: “fottutamente divertente. cazzo! potevano dirmelo prima” E’ esattamente la stessa cosa che ho pensato quando ho visto e poi letto Tanto rumore per nulla.

    Marco Bertoli: non ricordo Violante. Tra un po’ dovrò sfogliare di nuovo quei volumoni. Organizzo un raduno e lo facciamo come rito collettivo?

    Andrea Tosti: “Rumo e i prodigi nell’oscurità”. Me lo segno. Non so nulla di questo tedesco (che fa anche fumetti – Adolf è uscito in italiano? ho un vago ricordo, non credo di averlo nemmeno sfogliato). Scopro che la saga di Zamonia si compone di 6 titoli. Appunto.

    Boris: chiedevo perché hai scritto sette pezzi facili. Quelli di Feynman sono solo sei. Se l’autobiografia è Che t’importa di quel che dice la gente, sono d’accordissimo. La prima metà, quella che parla delle ricerche sull’esplosione del columbia, mi ha cambiato la vita professionale (che, per un certo periodo, è significata molto per me).

  30. Ho scritto troppo lentamente (sono anziano) e nel frattempo Andrea ha citato il libro di Feynmann a cui pensavo. Cosa invece ha citato Crepascolo lo scoprirò solo durante le prossime vacanze estive.

  31. Estate 2013 ? Stiamo uscendo ora dal tunnel, non ci occorrà l’antispread, la crescita è dietro l’angolo. Sta finendo il medio evo e l’anno prossimo ci sarà solo tempo per dipingere, come disse il buffone con l’alabarda in mano…

  32. non x Bob Rafe che in almeno una occasione ha addentato un pezzo difficile: secondo il suo amico Jack Nicholson, Bob è stato licenziato dal set di Brubaker perchè voleva imbruttire la mascellona kennediana di Bob Redford ed al divo la cosa non andava. pazienza

  33. Pardon, mi ero assentato un po’ 😉

    “Nuvoleonline: Il numero 2 di Fuego? Spiegami meglio, per favore. Sembra una bella storia”

    Il numero 2 di Fuego!!! C’era Treviso Comics, c’era una esposizione dedicata ai supereroi interpretati da autori italiani. C’era un ragazzino ancora senza barba che leggeva brutte storie di supereroi (a parte gli X-men di claremont/byrne e il devil di miller).

    E di colpo mi trovo davanti, maledizione purtroppo al numero due che l’uno me l’ero perso: La creatura della notte di Igort, Stella Rossa di Catacchio, le disinibite avventure nel mondo del wrestling messicano di Ottavio Gibertini, il da me ancora adorato Apartments di Gabos. Un batman sovietico (eh, io da piccino ero “comunista così!”) col costume così attillato che gli si vedeva il pacco! Una storia di fantascienza che non mi annoiava (con la fantascienza ammetto di aver sempre avuto un rapporto così così)! Avventure di wrestling e sesso con delle protagoniste formose al giusto e fuor di canoni da cataloghi del postal market! E Apartments, una delle migliori storie di supereroi che ho letto, da sempre!
    Ed avevo gli autori nella mia città! Ricordo di avere conosciuto Gibertini, Otto Gabos e Massimo Semerano, autori a cui voglio bene come persone prima che come autori, che solo qualche mese dopo mi ritrovai come insegnanti al corso di fumetto a cui mi ero iscritto.

    A me quella rivista ha aperto mondi, cosa ti devo dire di più 😉 ?

    besos!
    c.

  34. comunque per cominciare con Moers consiglio “la città dei libri sognanti”, che strizza l’occhio ai bibliofili e alle loro manie ed è parecchio divertente

  35. spari: quella camera lì era chiara, lo so, lo so. Vedo che anche boris se sorvola lo stesso lapsus. Quel Barthes lì, in italiano, è destinato al lapsus perpetuo (per gli storditi come me, sia chiuso-ehm: chiaro)

    boris: così me lo avevano fatto etichettare: semiologo. Ma dopo avere letto quel libro, ti assicuro che ho quasi smesso di usare quella parola, per lui

    crepascolo: ti ho già detto che i tuoi commenti sono una meraviglia?

  36. Grazie matteos. Immagino ti riferisca a quella cosa di Bob Rafelson. Confesso che quando la lessi in una intervista di Nicholson , ci rimasi male. Pensavo che gli attori recitassero PROPRIO per infilare corpi estranei nello chassis del muso. Brando si era imbottito le guance di ovatta per il provino del suo Padrino, Nicholson aveva fatto qualcosa del genere per l’Onore dei Prizzi. Redford – da allora ci ho fatto caso – al massimo ha i baffi o i piedi nudi, se è nel parco, chiaro.
    Penso sia la sindrome di Brando: gli attori che vedono in Marlon un riferimento ( secondo Jack esiste un before ed un after Brando ) sentono la necessità di ristrutturare la faccia
    ( vedi il Rourke di Marv in Sin City ). E’ una tradizione solo americana. I nostri Daniele Piombi e Gianni Morandi, per esempio, hanno sempre il faccino di uno che può consigliare ad una bambina ( anche fosse una manga teen killer in un film di Tarantino ) di farsi mandare dalla mamma a prendere il latte…

  37. – uno scatolone di topolini anni 70 pieni zeppi di polvere e storie. ne leggevo 4 o 5 al giorno. la cosa andò avanti per mesi. avevo 10 anni
    – i sogni del sig. rossi di di bruno bozzetto. un libro dolcissimo, che ha accompagnato le sere della mia infanzia, prima di addormentarmi, e che ora accompagna le sere di mio figlio gabo
    – un romanzo probabilmente poco importante, rubato a mia madre, dal titolo “verde città nel sole” di barbara wood. ambientazione africana, personaggi un po’ harmony, ma il primo romanzo che ho letto d’un fiato dall’inizio alla fine. avevo 14 anni, credo.
    – calvino, il barone rampante. esserci, su quegli alberi con lui
    – james ellroy, il grande nulla. pura adrenalina e la possibilità di una narrazione gillo/noir diversa dalle solite che leggevo al tempo
    – daredevil di miller e f4 di byrne quando uscivano per star comics. era un’estate, e scoprivo questi supereroi che erano molto di più di quanto pensavo
    – pompeo di andra pazienza, che la (tossico)dipendenza l’ho “capita” in quel momento e mi ha fatto una paura folle da allora.
    – un oscuro scrutare di p.k.dick

    e sono otto. e solo le prime cose che mi sono venute in mente.
    ciao

  38. Paolino, a proposito di Feynman e di quello che pensa che “dovresti scopare”. Ho visto ora ora che Bao ha appena mandato in libreria una biografia di Feynman a fumetti. Non è che magari la compri, poi ti fa schifo (che a sfogliarla così sembra una cacata) e me la porti in scighera? giuro, questa volta non la tiro addosso a nessuno. nemmeno alla colonna.

  39. Se vi avanza una copia 🙂 Comunque approfitto del fuori tema per andare ancora un po’ più fuori tema. Ho letto da poco Logicomix, e non sono riuscito a farmi un parere definitivo

  40. 55 commenti senza polemica… che incredibile operazione di marketing!

    Leggendo qui mi sono vente in mente altre cose, e cose che ho letto e mi hanno fatto effetti simili, e scoperto cose che leggerò. Intanto confermo grande divertimento per saga Zamonia, e vado a cercare Feynman.

  41. Giò: spero solo che ci sia qualcuno, là fuori, pronto ad accorgersi dell’estremo cinismo con cui mi progetto questo blog. (Ambisco a diventare direttore marketing di Coca Cola). Pianifico con largo anticipo (5 anni) post che sono incredibili macchine autopromozionali e che mi daranno un sacco di click e mi renderanno ricchissimo.
    Adesso, però, entra anche tu nell’osceno tritacarne del marketing virale: di’ cos’altro ti è venuto in mente. Ho stimato che ogni nuovo commento incrementa il valore delle stock options di questo blog dello 0,7%

  42. Ho letto nella prefaz a Soluzione Sette per Cento di Nic Meyer – il famoso apocrifo con il team up tra Holmes e Freud – che per qualche anno nella Coca -Cola uno degli ingredienti era la cocaina. Sigmund usò l’oppiaceo per curare un suo paziente ed amico dalla dipendenza da morfina. Non fu una buona idea.

  43. @Andrea Tosti: grazie per i consigli (non sono spaventata dalla mole in se’ dei libri – anche se avendo poco tempo so che andrei a rilento – solo dalla scomodità, ormai i tomoni non li leggo più a letto né li porto sull’autobus – motivo per cui preferisco il digitale, adesso).

  44. Trattare con confidenza uno sconosciuto è senz’altro scostumato per alcuni. A me invece piace, proprio perché stuzzica l’empatia: se mi tratti da amico sono portato ad aprirmi con te… e poi sono cazzi tuoi!!!

    Però c’è qualcosa che non mi torna: come fa un burbero antipatico a vivere di empatia?

  45. i sei libri dei cambiamenti ( detto così sembra un po’ Li Ching che era nella libreria dei miei e che sono stati un divertente gioco da tavolo in famiglia, anche se i “mistici” s’incazzeranno per l’irriverenza)…
    Il primo sicuramente “Cipì” di Mario Lodi. Letto alle elementari me n’ero innamorata e l’avevo riletto e risfogliato tanto da renderlo scuro e appiccicaticcio. Il colmo è che ora ho il terrore dei passeri!
    Il Corsaro Nero, mio zio mi aveva regalato sei libri di Salgari con illustrazioni a colori che all’epoca mi pareva magnifiche e mi ci perdevo.
    “La guerra dei bottoni” che ha cambiato le oziose estati in campagna dai nonni in scorribande teppiste infantili- figata! Mi diverto ancora adesso a ripensarci.
    “La nausea” di Sartre. Liceo. Ricordo esattamente le sensazioni provate pagina per pagina e mi piacerebbe ritrovare una frase sul paradiso che ricordo in basso a destra, ma ricordo male perchè ci ho già provato a cercarla e non l’ho trovata…
    “Guida galattica per autostoppisti”, letto per caso e regalato a destra e a manca.
    “Vita con l’alce” di Dopler (Iperborea) che mi ha cambiato la vita quest’inverno!

  46. ehm… si. Il cambiamento. Hai ragione tu, capirlo l’ho capito ma è sicuramente difficile metterlo in pratica fino in fondo. Diciamo che sono stata intaccata, spero in maniera radicale.

  47. allora, uno studio in rosso, comprato in una cartolibreria dove mia madre ordinava i libri scolastici. Avevo credo 11 anni, e ricordo che con quel libro presi coscenza dell’esistenza dell’editore, che i libri erano prodotto non solo dell’autore ma anche di altre entità. Ricordo in quella stessa cartolibreria uno sguardo che a me sembrò lunghissimo, scambiato con una ragazzina prosperosa dagli occhi verdi e i capelli biondo cenere.
    Poi, terza media, Niente di nuovo sul fronte occidentale. Mi sconvolse, e nel finale/titolo presi consapevolezza di come gli artifici letterari potevano usarsi anche in un libro di tale portato drammatico. Non so se formulai il pensiero proprio così, avevo 13 anni, ma il senso era quello.
    Saga di Sandokan, qualche anno prima, mi ci incistai di brutto, coinvolgendo i miei amici in improbabili giochi di ruolo, nei quali interpretavamo vari tigrotti.
    I Demoni, perché c’è così tanta roba dentro, così tanta spregiudicatezza nell’affastellare racconti che mi ha stordito per giorni.
    Recentemente, La versione di Barney, che mi ha chiarito alcune cose sul mio rapporto con le femmine, e che ha confermato che gli artifici letterari mi piacciono.
    Ancora più recentemente Hicksville, che dovrebbe essere lettura obbligataria per tutti gli autori di fumetti, mi ha svelato i termini di tutte le difficoltà che si affronta nel diventare autore, dandomi grande consolazione e spronandomi.

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