Strani anelli

Prosegue l’operazione tappabuchi, cominciata, settimana scorsa, qui. Questa volta dal secondo volume di Corto Maltese, allegato al “Corriere della Sera”, un pezzo che parla di una figura escheriana che gli informatici della mia generazione hanno molto amato. In quel supplemento estivo c’era “Corte Sconta detta Arcana”. Tre strisce per pagina, 177 pagine. Montaggio di pagina frantumato e, come mi fa osservare il mio amico Paolo, treni più corti (“Ma tanto erano disegnati da Fuga…” “Sì, ma io a quelle carrozze, che qui non ci sono più, c’ero affezionato!”). Eppure quella storia, potentissima, tiene anche in quel formato da vacanza in spiaggia. A un lettore che mi immaginavo indifferente alla filologia e – soprattutto – alle prefazioni, la raccontavo così.

Corto Maltese è spesso protagonista di storie di storie. Racconti capaci di comporre strani anelli come quelli scoperti dal matematico tedesco August Ferdinand Möbius. L’anello di Möbius è una figura geometrica bidimensionale che, quando portata in uno spazio tridimensionale, presenta un solo lato e un solo bordo. Questo strano anello può essere realizzato, molto semplicemente, prendendo una striscia di carta e unendone i due bordi dopo una rotazione di 180°. A questo punto, è possibile partire da un punto qualsiasi, percorrere interamente l’unico lato dell’anello, passando da una faccia all’altra, e ritrovarsi infine, con stupore, al punto di partenza.

Allo stesso modo i personaggi messi in pagina da Hugo Pratt sono capaci di muoversi lungo tutto lo strano anello narrativo, composto dalle 29 avventure di Corto Maltese, per tornare al punto di partenza, completamente trasformati.

Corte Sconta detta Arcana, presente in questo volume, è anche una storia di ritorni e circolarità, in cui si compongo strani anelli.
Il primo anello è quello del ritorno alla ricerca stilistica del disegnatore Hugo Pratt.

Dopo aver fatto apparire, per la prima volta, Corto Maltese sulle molte pagine, densamente narrative, di Una ballata del mare salato, Pratt aveva usato il marinaio in una sequenza di racconti brevi. Storie dalla struttura solidissima che dovevano risolversi necessariamente sulla distanza delle 20 pagine assegnate all’autore da “Pif”, il settimanale francese con cui collaborava.

Nel 1974, Pratt approda al mensile italiano “Linus” e, sotto la direzione illuminata di Oreste Del Buono, riscopre il piacere di dedicarsi al fumetto lungo, in cui gestire i ritmi del racconto, concedendosi languide dilatazioni e scatti felini. Sulle pagine della testata milanese, Hugo Pratt affianca al gusto dello scarto nel ritmo quella ricerca di sintesi del segno cui aveva rinunciato durante il periodo francese.

Il grande fumetto d’avventura ha origini americane. A partire dagli anni Trenta del secolo scorso, sulle pagine dei quotidiani e al ritmo di una striscia al giorno, si sono sfidati due modi di intendere la composizione dell’immagine. Da una parte, Alex Raymond, autore di Flash Gordon, capace di sorprendente realismo, espresso in pose statiche e, talvolta, un po’ stucchevoli. Dall’altra Milton Caniff, cui si devono Terry e i pirati e Steve Canyon, che mostra, nelle proprie strisce, grande attenzione alla recitazione, alla dinamicità e al movimento espressi con un segno quasi espressionista e con abbondanti campiture nere.

Pratt è un erede di Caniff, come ben dimostra, nelle pagine di questo volume, citando espressamente la serie Terry e i pirati. Ma l’autore veneziano ha uno sguardo attento e vorace e, nelle pagine di Corte Sconta, emergono altre influenze, tutte estratte di peso dalla tradizione comica delle strisce statunitensi.

Come il tono surreale della Krazy Kat di George Herriman che occhieggia sull’ultima pagina di un quotidiano cinese che Corto sfoglia sornione. Oppure il dinamismo di certi cazzotti circolari di Braccio di Ferro / Popeye, disegnato da Elzie Crisler Segar, che irrompe inaspettato in una pagina d’azione. O, ancora, la scansione delle festività, tipica delle strisce in cui gli autori interrompevano il racconto per fare gli auguri ai propri lettori; una tradizione che viene qui omaggiata con l’improvvisa apparizione di uno strano Babbo Natale. Oppure, infine, le poesiole che alleggerivano la comicità del Pogo di Walt Kelly e che qui vengono sostituite dai versi di un poeta vernacolo che, evidenziando un altro strano anello, si rivela essere Eugenio Genero, nonno di Hugo Pratt.

Ma c’è un’altra circolarità che affonda le proprie spire nel ciclo del marinaio ed è, per questo, più emozionante.

Avevamo lasciato Corto Maltese, alla fine della Favola a Venezia, intento a chiedere il permesso di entrare in una nuova storia. E non c’è alcuna soluzione di continuità tra le ultime pagine dello scorso volume e l’inizio della storia qui proposta.

La fluidità del racconto diviene straordinaria, e più difficile da spiegare, se si pensa alle date di realizzazione dei due fumetti. La Favola è stata disegnata nel 1977, tre anni dopo Corte Sconta. Inoltre, la prima racconta eventi della vita di Corto Maltese che si collocano nell’aprile del 1921; la seconda si sviluppa tra il 1919 e il 1920.

Sembra quasi che, con questa violazione della freccia del tempo, Hugo Pratt voglia collocare il suo eroe in un’area di immortalità, in cui i lettori possano perdersi negli strani anelli prodotti da un incredibile paradosso temporale. Un eroe che ritorna al punto di partenza, completamente trasformato.

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2 pensieri su “Strani anelli

  1. sui rimontaggi subiti da Corto ci sarebbe da scrivere un libro e su come Pratt li trattasse un’indagine… sto studiando la cosa.

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