Senza meta

Prendi il respiro e inizi a contare i tuoi passi regolari. Attraversi lo spazio tentando di tracciare una retta tra il punto da cui parti e il punto a cui vuoi arrivare. Non devi affrettarti, perché i passi tendono a essere più brevi quando acceleri. Respiri con regolarità, oscillando lieve le mani lungo i fianchi. Il tuo mondo deve finire sulla carta, essere rappresentato con astrazioni e simboli coerenti. Lo fai continuamente, ma spesso non te ne rendi neppure conto. E cerchi di spostare la tua percezione del mondo altrove. Tenti di capire come deve essere il mondo visto da quella finestra, da quell’angolo, in cima a quella gru, da dietro quella vetrina, ad altezza cane. Poi cambi prospettiva e diventi quel cane, o quel piccione, o quella tartaruga, o quella ragazza bruna e bellissima (o forse è bionda) e godi dei capelli crespi che ti ondulano sulle spalle… Vedi il mondo con altri occhi, respiri altri odori, senti altri rumori. E il tuo passo regolare procede, cadenzato dal ritmo del tuo conteggio. Ecco, questo è Furari di Jiro Taniguchi (Rizzoli Lizard), la storia di un geografo empatico. Tra i migliori fumetti dell’autore giapponese, ha molti meriti, anche in edizione italiana. Tra questi una frase riportata in bandella: “Il protagonista di questa storia è un uomo curioso di tutto, un edonista che osserva il mondo e con esso si fonde…”. Dopo i mefitici anni Ottanta di Reagan e Pillitteri, sembrava che nessuno avrebbe mai più avuto il coraggio di usare l’aggettivo “edonista” con una connotazione positiva. Io voglio godere! Se vuoi farlo anche tu, leggi Furari.

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4 pensieri su “Senza meta

  1. mi hai convinto. così sono andato a curiosare e ho scoperto una serie di cose che mi hanno fatto piacere:
    1. il protagonista è un cartografo
    2. mi ricorda l’uomo che cammina, che secondo me è il suo libro migliore (o comunque, è quello che mi ha fatto godere di più)
    3. un mucchio di riferimenti alle stampe Ukiyo-e: la tavola dopo quella che hai postato è ispirata a una celebre stampa di Hiroshige, mentre la doppia di apertura con le nuvolette stilizzate è ripresa da una veduta di Hokusai…

  2. Ho abitato trent’anni ad un tiro di sputo di messicano in un film di Sergio Leone dalla casa del signor Pillitteri. I miei genitori, pur di convincermi a perdermi nel mondo come un Cortomaltese in una canzone di Fossati o in una fantasia di Manuelfantoni in Carloverdone, mi comperarono un bilocale
    ( nella via parallela: sono stato un bamboccione ante litteram )
    ma questa è un’altra storia e non sono tipo da divagare.
    Dicevo di Pillipilli. La via del suo home era un senso unico. Diventato sindaco, ottenne fosse promossa
    ( o ” degradato” secondo la logica della carriera nelle storie di Etrigan il Demone ) a doppio senso. Quando perse il cadreghino ed altri furono oggetto del lancio di monetine di vecchio conio, come direbbe Paolobonolis, la strada torno un senso unico.
    Sic transit Gloria Gaynor, come direbbe Massimosemerano.

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