Sparidinchiostro a Lucca di Alessio Spataro

E tutto il resto

Non sono ancora il fulgido rappresentante di splendore umano che hai imparato a conoscere. La mia vista ha ancora – come dire? – ampi margini di miglioramento. Ho imparato a vivere con la tecnologia che mi circonda: uso il computer navigando tra le funzionalità di accessibilità, manco fossi silver surfer; il programma “text-to-speech” del mio telefono cellulare è la cosa più simile a una coscienza che mi ritrovo ad avere; la mia lente d’ingrandimento 5x rende intelligibili gli scarafaggini allineati sulle pagine dei libri…

La vista migliora, ma bisogna ancora aspettare. Il meglio arriva alla fine, quando finalmente si capirà quali regalie questo malanno (che nella quasi totalità dei casi è una sciocchezzuola che passa in fretta) lascerà nel mio campo visivo.

Prendo un farmaco che non si sa bene se serva o meno. In fondo, il disagio visivo che caratterizza questo momento di delirio, non avendo cause note, non ha una cura certa. Peccato!
Il farmaco che ingollo come se non ci fosse un domani ha, come tutti i medicinali, una lista di controindicazioni ed effetti collaterali da riempirci le pagine gialle. Mai letti i bugiardini, ché a ‘sta storia della trasparenza e dell’onestà mica ci ho mai creduto. Però conosco individui dal potere cognitivo risibile e un idiota che decide di leggerli per me lo si trova sempre. Annovero paranoia e ipocondria tra i miei titoli di studio e ho scoperto che quelle schifezzine indotte mi stanno assalendo tutte, una dopo l’altra: perdita di sodio e potassio, difficoltà di digestione, malessere generale, malditesta, formicolio alle mani e ai piedi, spossatezza… C’è perfino la riduzione dell’udito e io già ci vedo poco: rischio di trasformarmi in Helen, ma non mi pare ci sia un’Anna dei miracoli nel mio immediato futuro.

Tutto il resto va bene.

Sono stato a Lucca per quattro giorni.

Ho passato tanto tempo fuori dagli stand e ho bevuto birra e spritz con tutti i 180mila visitatori del mercatone. Se non te ne sei accorto, sappi che probabilmente sono convinto di averne preso anche uno con te ma la vista (o la memoria) mi tradisce.

Ho litigato con Ausonia mentre presentavamo il suo libro nuovo. Abbiamo parlato di gatto di Shroedinger, di Alice, di visibilità, di Calvino, di menzogne e di necessità della bugia nel racconto, anche quando – come fa lui – simuli una grande onestà nel tuo lavoro. Ausonia, alla fine, per non parlare di disegno (e di brutto disegno), l’ha buttata in caciara, attaccando un illustratore che non c’era (e che io continuo a considerare un narratore che gioca nel campionato degli adulti). E’ finita un po’ così, a pizza e fichi, con lo strascico usuale di birre e spritz.

Ho moderato un incontro sulla satira e, per ben definire il clima di cordiale scambio di opinioni della serata, ho esordito con una delle mie frasi preferite: “la satira è il male assoluto”. C’erano Alessio Spataro, Mario Natangelo, Daniele Caluri e Francesco Cattani. Non ho capito bene cosa significhi l’affermazione “la satira è una forma di giornalismo”, seguita dal chiarimento “no, non è un genere”. Mi porto a casa il mio dubbio. Ho ascoltato con estremo piacere Cattani parlare del lavoro che sta facendo per “Il Male” e mi sono convinto che, forse, c’è un modo di fare satira che non è il male assoluto. Ma è un modo minoritario e difficile da affrontare: nella quasi assoluta totalità dei casi, quella roba che riconosco come satira mi sembra merda volta a lenire un vago senso d’inquietudine che, in anni di massimalismo, abbiamo imparato a chiamare rabbia. Merda generata da persone, spesso a modo, che non riescono ad assumere consapevolezza dell’assoluto cinismo che permette loro di indignarsi a comando.

Insomma, a Lucca, come di consueto, mi sono fatto un sacco di amici. Uno di questi, Alessio Spataro, mi ha fatto un regalo: voglio che ne goda anche tu.

Sparidinchiostro a Lucca di Alessio Spataro

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9 pensieri su “E tutto il resto

  1. Sam: fanculo! Se ti firmi con il nome è il cognome vanifichi gli sforzi di camuffamento del mio post di domani

    Battaglia: non è una caricatura! E’ un ritratto!

    Gallo: vero.

    Vincent: vero.

    Mordente: prima di sottopormi al bombolone farmacologico, avevo ridotto birre e snack della macchinetta. Effetto finale: – 6 chili. Sono ancora da quelle parti. Adesso però smetti di fare il galante, sennò si capisce che ci stai provando

  2. Ha ha ha!
    Ma davvero pensavi che “Zarbock” potesse essere un nome vero?!
    Ma dai! Lo sanno tutti che l’ho copiato da qualche fumetto dei tuoi…

  3. maledetto, ti leggo solo ora, sei tremendo! quell’illustratore (che non era presente) lo hai tirato fuori tu… io mi guardo bene dal nominarlo. specialmente in pubblico! rido.

  4. Aus, ricordi male. Io ho citato Daniele Panebarco (che non sa disegnare – qualunque cosa voglia dire – ma, secondo me, è stato un fumettista incredibile). Tu hai deciso di buttarla in caciara, perché probabilmente non ti andava di parlare di segno, e hai citato (e un po’ attaccato) il disegnatore che non c’era (e dire che non c’era nemmeno Panebarco e se ne poteva sparlare a piacere).
    Mi hai anche detto che ai miei fumettisti preferiti quel disegnatore fa schifo. Poi mi spieghi come hai fatto a comunicare con tutti quei morti, perché io sono tornato a casa convinto che tu fossi un B.

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