Domanda e ti sarà risposto

Il sesto volume della collana dedicata dal “Corriere della Sera” a Corto Maltese / Hugo Pratt conteneva i quattro racconti delle Etiopiche: Nel nome di Allah misericordioso e compassionevole, L’ultimo colpo, …E di altri romei e di altre giuliette, Leopardi. In questa nota introduttiva, mi concentro sulla figura di Cush e cerco di spiegare meglio un’idea accennata nella prefazione precedente

Per le quattro storie raccolte in questo volume, cui solitamente ci si riferisce con il titolo Le Etiopiche, Hugo Pratt sceglie di far agire Corto Maltese nell’Africa orientale. Qui il marinaio attraversa liberazioni di principi e principesse, citazioni coraniche a volte azzardate, assalti a fortezze, canti di muezzin, minareti salvifici, leopardi troppo umani, stupidità militare e pagine costruite meravigliosamente.

In questi brevi fumetti fa la sua comparsa un personaggio nuovo, Cush il guerriero dankali, con cui Corto inizia immediatamente a litigare, discutendo animosamente di ogni tema: testi religiosi, etica, preparazione del tè… I due arrivano addirittura a teorizzare la forma fumettata dei propri dialoghi. Al marinaio, lontano dal proprio elemento naturale e costretto a vagare nel deserto, che chiede spiegazioni sul a cosa serva una giacca quando si deve comunicare con uno stregone, Cush spiega: “Per dividere il fumo in nuvolette, che sono altrettanti frasi. Siamo molto bravi col fumo”.

Il guerriero dankali, agendo al fianco di Corto, mostra un carattere mutevole: a volte è guidato da spasmodico rispetto per i precetti religiosi e altre li infrange per il solo gusto di dar fastidio; a volte è uno spietato assassino capace di azioni sventate a metà tra follia e malvagità pura, altre è coraggioso e altruista, altre ancora pavido.

E’ chiaro che Cush non sia un comprimario pensato da Pratt al solo scopo di agevolare lo svolgimento del racconto e far risaltare le caratteristiche di Corto Maltese. Egli è complementare al marinaio e presenta molti degli attributi caratteriali di Rasputin.

Il folle siberiano, presente fin dalla prima lunga avventura dedicata da Pratt a Corto, Una ballata del mare salato, non agisce come semplice antagonista del marinaio. Corto Maltese non è un eroe infallibile ma un personaggio colmo di ombre e lati oscuri e Rasputin – così come Cush – è la sua controparte, necessaria per riuscire a esprimere l’idea di racconto e di umanità del fumettista. Non si tratta di una contrapposizione dualistica e manichea in cui il bene si confronta con il male, la giustizia con l’iniquità, il bianco con il nero. Corto può essere cinico, feroce, pigro, impulsivo, addirittura cattivo. Ed è questo il motivo per cui non può rinunciare alla compagnia dell’amico-nemico Rasputin, che lima queste sue asperità spostando l’attenzione sul racconto, che per Pratt è l’unica cosa che conta.

All’inizio della Ballata, appare la bellissima Pandora che, come prima azione consapevole, spacca un vaso in testa a Rasputin. Il riferimento è chiaro: come nel mito greco, il vaso di Pandora infranto permette la liberazione di tutti i mali per il mondo. Ma c’è un’altra metafora che agisce poco sotto la superficie: Corto Maltese è Prometeo, il nuovo personaggio del fumetto italiano, capace di rubare il fuoco del racconto agli dei e portarlo tra gli umani, pagandone poi le conseguenze sulle proprie carni cartacee. E per poter essere completo, Prometeo ha bisogno di Epimeteo, un fratello capace di mantenerlo saldamente ancorato alla vita e alle piccolezze dell’umanità.

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