L’estinzione dei lettori di fumetti (seconda parte)

Segue da qui.

Una lettrice di fumetti

Allora. La mia situazione visiva migliora. Ancora non sono riemerso dalle nebbie e dall’ipocondria. La macchia è là, sempre più piccola, e posso solo sperare che si perda presto, come lacrime nella pioggia. Siccome sono un inguaribile ottimista, la notte guardo il plafone pensando alla possibile cicatrice, nel bel mezzo della messa a fuoco dell’occhio buono, che potrebbe accompagnarmi per il resto dei miei giorni.

“Think pink!” dice mio fratello Simone.

Per assecondare questo suo incitamento (e anche perché, effettivamente, ci vedo meglio) ho ripreso a comprare fumetti.

Tutto ringalluzzito, mi infilo nella libreria indipendente e specializzata che frequento da oltre vent’anni. Sono di casa e mi guardano come se fossi una certezza per il reddito dei librai. Gironzolo per i corridoi e scelgo i miei libri.

Compro:

  1. il secondo volume del Grido del popolo di Tardi e Vautrin (Double Shot, non ho controllato, ma una fonte informata mi dice che è stata rilevata da Renoir o Nona Arte: infatti il secondo costoso volume ha un formato diverso da quel del primo costoso volume),
  2. il fascicolo nuovo di Transmetropolitan (sono un pusillanime e non avevo mai letto questa serie: è divertentissima!),
  3. il sesto volume di X-Statix di Milligan e Allred (la serie di supereroi più bella degli ultimi anni),
  4. una raccolta di reportage di Joe Sacco (appena uscita per Mondadori, contiene le robe pubblicate su rivista – in Italia spesso su “Internazionale”, negli ultimi anni)
  5. e il secondo volumone dei Disney d’autore, questa volta dedicato a Giorgio Cavazzano (lo so: sono dei brutti oggetti, ma ho due figli che quelle storie non le hanno lette e, non essendo io un collezionista, è difficile trovarle a casa).

Quando porto alla cassa la mia pigna di roba, la signora là dietro mi stiracchia un sorriso quasi cordiale che è facile interpretare. Significa: “Accidenti! E’ più di un mese che non ti fai vedere! Guarda che io le scarpe e il formaggio li pago!”

Prima di uscire da questo costoso luogo di perdizioni ho intercettato un dialogo che mi ha fatto pensare che forse il progressivo fallimento delle librerie indipendenti non è poi un grande male.

Oltre a essere curioso, lo sai, sono anche pettegolo: adesso ti racconto.

Un signora con un look di sinistra (bella, magra, poco – o niente – truccata, apparentemente in salute, capelli di un accattivante bianco non tinto, jeans, occhiali) si avvicina a una delle commesse. E’ sfortunata: quella brava e competente non c’è, le tocca quella saccente e con la voce un po’ querula.
Chiede un libro con una storia molto disegnata e molto colorata per un bambino Down. La risposta è agghiacciante: “Non so se posso aiutarla, non sono esperta di problematiche Down”. (Per dio! Vendi fumetti? Fa’ il tuo mestiere! Se ti faccio una domanda, mi rispondi solo perché sei esperta di problematiche di antipatia?). Dopo questa perla di vera saggezza, la accompagna tra i manga. Le spiega che i manga non vanno bene perché bisogna essere capaci di leggerli: hanno il verso di lettura invertito e composizione della tavola complessissima. La signora di sinistra le fa notare che sono anche in bianco e nero. Allora, la commessa le mette in mano degli art book, dicendo che quelli sono a colori. La voce gentile enfatizza che non contengono una storia.
La voce querula si sposta su un altro scaffale, sottolineando quanto sia difficile aiutare qualcuno di cui non si conoscono i gusti. Evidentemente ha preso l’acquirente per sfinimento (ché il giorno dopo bisogna alzarsi presto: ci sono le primarie), perché non ci mette molto a piazzarle in mano un brutto libretto di brutti animaletti colorati.
La signora di sinistra, a quel punto, mostra incomprensibile soddisfazione e chiede un’altra informazione. Dice: “Sono appassionata di Doonesbury, lo leggo su Linus e mi piacerebbe trovare delle raccolte, ma no visto solo il volume con il 1970-72. Ce ne sono altri?”
La commessa spiega che l’editore dice che la serie proseguirà (lo dice sul serio?) e che non esistono altri libri. Ricorda che negli anni Novanta sono usciti due libri che raccoglievano due annate di Doonesbury, ma che non si trovano più. La signora ringrazia e si porta i brutti animaletti e la cattiva notizia alla cassa.
I due libri cui la commessa si riferisce sono stati pubblicati, qualche anno fa (uno nel 2006 e l’altro nel 2007) da Arcana. L’editore li ha ancora in catalogo e li si può ordinare su qualsiasi sito di e-commerce. Uno dei due (quello del 2006) contiene “La lunga strada verso casa”, che è uno degli archi narrativi più belli dell’intera saga di Doonesbury. Ah… Oltre a non ricordare queste cose (perché una connessione internet in negozio è costosa e poi i commessi si perdono nell’inferno della pornografia e non danno più risposte sensate ai clienti), la voce querula evita di menzionare il fatto che i due volumi sono su uno scaffale della libreria. E su un altro scaffale (con un prezzo che se glielo chiedevo a Diabolik me ne diceva uno più onesto) c’è un volume, edito da Baldini e Castoldi nel 1997 e oggi di difficile reperimento. Si chiama Flashbacks ed è un’antologia dei primi 30 anni della striscia di Trudeau.

Secondo me, proprio quello che quella signora cercava.

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13 pensieri su “L’estinzione dei lettori di fumetti (seconda parte)

  1. Volevo scrivere anch’io quello che ha già scritto Laura Scarpa. Ti risparmio il doppione ma non la relativa deduzione: l’estinzione dei lettori di fumetti è anche colpa tua!

  2. Quindi ti prendi il tempo di raccontarci questa storia, e anche di leggere e rispondere (te lo potevi aspettare) ai ns lazzi…
    La domanda è: perchè non sei intervenuto ? Mica dovevi facilitare la vendita di un fumetto che non ti piace….

  3. Il punto 1 non è proprio come te l’hanno raccontato. Ma non posso dirlo io. Grande post! Cmq situazioni simili capitano anche nei negozi di vestiti. C’è un problema a monte di quello del fumetto che è la stronzaggine veramente pusillanime di molti venditori. Di qualunque cosa. Cmq ti esorto anch’io ad agire la prossima volta!

  4. Uff. Siete dei catechisti. Io mica ci ho voglia di partecipare. Uno inizia così e poi non riesce più a smettere.
    Cmq a me dispiace per la signora, ma mica così tanto. Se hai quelle esigenze, il tuo libro lo vai a comprare all’utopia (che la libraia che serve il reparto per ragazzi a quell’ora è proprio brava). Se vuoi sapere di doonesbury, apri il tuo web browser. Secondo me, se ci giochi un po’ un motore di ricerca lo trovi.

  5. Transmetropolitan (sono un pusillanime e non avevo mai letto questa serie: è divertentissima!),

    In un episodio di qualche anno fa c’erano dei drogati che disseppellivano le salme delle rockstar, le riducevano in polvere (?) e se le tiravano su con il naso!

  6. Parlando di fumetterie a Milano, anche in quella superonomatopeica non spiccano in quanto a simpatia e competenza.

  7. Per le fumetterie a Milano, di base uso la superonomatopeica (grazie per la definizione), e penso che il peggio in quanto a trattamento lo riservi quella che si ispira alla pelletteria.
    Comunque, sono passato per la stessa esperienza di Spari, forse un pelo più clamorosa: tre anni fa circa, Libraccio sul Naviglio. Girando, sento un altro cliente che chiede alla commessa se ha Dieci piccoli indiani in usato. La commessa dice di no. Rimango muto, loro entrano in un’altra stanza. Vado nell’angolo dedicato alla Christie e trovo otto copie del libro (tra Oscar classici e gialli di varie edizioni), ne faccio un mucchietto e aspetto. Quando tornano, intercetto il cliente e gli metto in mano i libri.

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