Per un pubblico invisibile

Agosto 2010 è quasi giunto al termine. Nell’aria si sente già odore d’ufficio e di scuola. In edicola, esce il nono volumetto della collana che il Corsera dedica a Corto Maltese. Indifferente a qualsiasi criterio cronologico, a questo punto dell’edizione, dopo un po’ di storie lunghe e brevi, appaiono i primi 4 fumetti del ciclo uscito prima in Francia su “Pif” e poi in Italia sul “Corriere dei Piccoli” e sul “Corriere dei Ragazzi”. Con il titolo Suite Caribeana, il volume raccoglie: Il sergeto di Tristan Bantam, Appuntamento a Bahia, Samba con Tiro Fisso, e Un’aquila nella giungla.
A pensarci adesso, avrei dovuto parlare di una figurina dell’album di supergulp con Tiro Fisso che mi guardava dritto negli occhi per gran parte della quinta elementare. Tutte la volte che rivedo quell’immagine, mi torna in mente l’inizio della mia decima estate, durante la quale, acciambellato nella consapevolezza di essere un ometto pronto per le scuole medie, passavo un sacco di tempo a guardare Tiro Fisso che copriva malamente una crepa sul vetro in balcone.
Invece non sono riuscito a mettere a tacere la pulsione che mi spingeva a spiegare che i racconti che componevano quel volume venivano prima di tutti gli altri già letti. Bah…

TiroFisso

L’avventura seriale prevede il rispetto di alcune semplici regole. Semplificando, ma neanche troppo, si può dire che, innanzi tutto, servono un ambiente sereno e un protagonista in stato di quiete. Poi, deve intervenire un evento, solitamente scatenato da un antagonista, che spezzi l’equilibrio e costringa il protagonista in una condizione di bisogno. Obiettivo dell’eroe è il ripristino della situazione iniziale.

Quando Hugo Pratt definisce il carattere e le fattezze di Corto Maltese, nelle prime pagine di Una ballata del mare salato, non sta certo pensando a un eroe seriale. Proprio per non creare ambiguità, il fumettista fa entrare in scena il marinaio, di fronte allo sguardo stupefatto di Rasputin e del lettore, barbuto e battagliero, sopravvissuto a una terribile tempesta, legato a una croce di legno e in balia delle onde. Quel lungo fumetto, realizzato nel 1967 in assenza di vincoli editoriali e in completa libertà creativa, si chiude con Corto Maltese, Rasputin e Tarao che, a bordo del loro ketch, una barca a vela a due alberi, si allontanano da Pandora e Cain, verso un futuro ignoto. Una lettera fittizia, pubblicata in apertura delle storia, racconta degli ultimi giorni di vita del vecchio Corto, solo e con gli occhi spenti di fronte al grande mare, affranto per la morte degli amici. Cosa possa essere accaduto tra quei due momenti, tra la partenza del giovane Corto e le sue sofferenze da anziano, potrebbe essere uno dei tanti misteri che popolano l’immaginazione dei lettori di avventure.

E’ con i brevi fumetti raccolti in questo volume che Corto Maltese diventa un personaggio seriale. Nel 1970, Hugo Pratt inizia a collaborare con il settimanale francese “Pif” e, per garantirsi continuità di pubblicazione (e, conseguentemente, di reddito) decide di costruire una serie, raffinando i caratteri e le fattezze dei personaggi della Ballata.

Corto Maltese appare, nella prima vignetta del Segreto di Tristan Bantam, in posizione di quiete assoluta. E’ seduto sulla stessa poltrona su cui Pratt, negli stessi giorni, faceva accomodare il Sandokan che stava disegnando, su sceneggiatura di Mino Milani, per il “Corriere dei Piccoli”. Seguire due serie contemporaneamente è un impegno troppo grande e, dovendo scegliere tra l’eroismo monolitico e privo di dubbi di Sandokan e l’ambiguità e la scorza cinica di Corto, Pratt non ha tentennamenti: abbraccia con gioia i ritmi serrati della pubblicazione settimanale del marinaio e abbandona il pirata della Malesia, le cui pagine rimangono inedite fino a quando, nel 2009, Alfredo Castelli le recupera e Rizzoli Lizard le pubblica.

L’autore fornisce al lettore, nella prima pagina del Segreto, le coordinate per capire il suo personaggio. Il racconto si apre così: “Corto Maltese si riposava pigramente nell’unica veranda della pensione “Java” a Paramaribo (Guyana Olandese). Si vedeva subito che era un “uomo del destino”. Con un gesto misurato, accese uno di quei sigari sottili che si fumano solo in Brasile o a New Orleans: stava recitando per un pubblico invisibile. Ad un tratto la rappresentazione venne interrotta…”.

Poche righe, distribuite in tre vignette, che forniscono ai lettori, pubblico invisibile, gli strumenti per muoversi nei territori prattiani. I fumetti di Corto sono mappe, carte di una geografia in bilico tra realtà e immaginazione, in cui è necessario vagare, esplorare e perdersi. Magari cercando, proprio come accadrà nelle prossime pagine, un continente perduto.

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