Heckler

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Sai cos’è un heckler? E’ un rompicoglioni. Un tipo in sala che grida e dà fastidio.

A chi capita di dover parlare in mezzo alla gente, per passione o per mestiere, succede spesso di imbattersi in individui di questo tipo. Prima o poi, il tuo heckler arriva, che tu sia un comico, un consulente, un attore o un insegnante. Ha un solo obiettivo: deve interromperti e rompere la concentrazione.

Lo sai. La sintonia tra un individuo e il suo pubblico è un animale effimero: ci vuole niente per rompere quell’equilibrio instabile. Una presentazione, una lezione, una lettura, una rappresentazione, … sono cose che vanno in vacca con niente. Basta uno sciocco rumoroso.

L’heckler va disarmato e ci sono tecniche diverse per farlo. La mia preferita è quella di George Carlin: un fiume di insulti e maledizioni a ricacciare nelle fogne l’inopportuno… E il tutto in forma di slam poetry.

La tecnica di gestione dell’heckler che va per la maggiore in Italia è quella messa in atto da Maurizio Crozza durante il recente festival di Sanremo: due fischi e si precipita nel panico. Il comico, nell’ordine: 1. Ha perso il controllo; 2. Ha perso la concentrazione; 3. Ha pensato di andare a casa; 4. Si è appellato al decoro e alla gente perbene (“Daaai… che poi ci dicono che il pubblico di Sanremo…”); 5. Ha atteso che arrivasse il diacono Fazio a difendere il suo onore e a mettere a tacere la minoranza rumorosa; 6. Ha riconquistato una parvenza di concentrazione e 7. Con voce tremante, ha portato a compimento le sue imitazione con parrucca.

Da qualche parte, nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso, il maestro Giovanni Gandini spiegava che in Italia ci sono solo tre modi per far ridere: le barzellette sporche, le barzellette su Fanfani, le barzellette sporche su Fanfani. Diceva questa cosa, sulle pagine dello stesso giornale (“Linus”) che pubblicava Peanuts, Li’l Abner, Popeye, Pogo, Krazy Kat, … Unico italiano ospitato con continuità era Enzo Lunari con Girighiz e Le croniche di Fra’ Salmastro da Venegono.

A Crozza – e al suo metodo – preferisco Carlin.

Beppe Grillo una volta faceva il comico. Stava sul palco e scorrazzava avanti e indietro, inveendo contro il malcostume degli italiani. Poi, quando si aveva la sensazione stesse esagerando, faceva un passo indietro e si metteva il naso da clown (quello rosso e sferico), a dire: “ok, gente, torno al mio posto! Siamo qui per ridere!” Grazie a quel naso rosso, gli si scusavano la creduloneria, il luddismo, il misticismo e il tenace razzismo.

Nel momento più fulgido della sua carriera, faceva in Rai un programma di una certa importanza. Si chiamava “Te la do io l’America” (una roba datata 1981, poco dopo le guerre puniche). Era un’iniziativa di pregio, perché stava là a dirci che si poteva gettare il nostro sguardo da provincialotti sull’Impero. Credo che, per fare quel programma, Grillo abbia guardato ai comedians. Era – ed è – attitudine comune: checché ne dica Madonna ci sono robe che gli americani fanno meglio.

Gli americani hanno il tempo del palcoscenico. Una lingua serrata che ci mette un attimo a diventare una mitragliata di parole e un uso sghembo delle metafore, che si piega poco alla voglia di poesia di chi, durante gli anni della scuola dell’obbligo, ha dovuto studiare Pascoli e Carducci a memoria.

Nonostante sia costretto a parlare nel nostro poetico idioma, Grillo non se la cava male a tenere un ritmo serrato sul palco. Però gli heckler non ha imparato a gestirli. Quando arrivano – in pochi, con uno striscione o con un microfono e una videocamera – non li fa entrare in piazza. Li guarda esterrefatto: cosa vorranno mai? E’ una mente semplice: gestisce bene il ritmo, a volte improvvisa ma non è abituato al confronto. Un interlocutore ha occhi che ti si piantano addosso, è carne desiderante (magari anche desiderata), esprime dissenso anche solo muovendosi e, a volte, ha opinioni diverse dalle tue. E sai cosa c’è: a volte, il tuo interlocutore ha ragione. E’ una cosa fastidiosa e un poco di cattivo gusto, ma può succedere.

Fortunatamente, Grillo ha un crimine a insozzargli la fedina penale (una storia vecchia e brutta – una di quelle che non ti mollano più e che non ti fanno dormire la notte – per cui ha già pagato il suo debito con la giustizia). Grazie a questa macchia che turba il candore della sua coscienza, il politico può permettersi di dire che non si candiderà (perché un condannato deve avere il decoro di stare lontano dagli incarichi di governo). Come se, essere il mandante e non l’esecutore materiale, ti liberasse da ogni responsabilità. Sono dettagli importanti.

Che poi è proprio di responsabilità che bisognerebbe parlare. Se non siedi in parlamento minimizzi le tue interazioni con gli interlocutori. Diventa molto più difficile che ti chiedano di sostenere quello che dici con dati e di motivare cose che hai detto in passato.

Come chiunque, ho detto un sacco di cazzate nella mia vita. Non ho mai affermato che l’aids non esistesse, che gli extracomunitari dovessero essere malmenati di nascosto in questura, che la chemioterapia non servisse, o altre minuzie di questa entità. Coltivo, nell’arte della cazzata, una moderazione maggiore rispetto a quella di Grillo, è vero, ma anch’io ne ho sparate di grosse. Di tanto in tanto, qualcuno ancora me le rinfaccia: funziona così, i rapporti dialettici servono a cambiarti.

Se non sei mai responsabile di ciò che dici o che hai detto, la strada è in discesa. Non serve neanche giocarsi il binomio confessione/assoluzione (e magari, in questo periodo di vuoto di potere spirituale, è più facile ottenerla). Stai lontano dal posto in cui dovresti parlare: rimani a casa, circondato da consulenti. Nelle stanze in cui avresti titolo per decidere non ci vai. Anzi, meglio: ci mandi una banda di heckler. I comici in scena sono dei poveracci tali che basta una masnada di ragazzi volenterosi (e probabilmente un po’ ingenui) per mandare in vacca lo spettacolo.

E quella che doveva essere una scusa, diventa un mantra infallibile: sono giovani!

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14 pensieri su “Heckler

  1. “ci mandi una banda di heckler”

    Mi sta bene che uno sia critico verso Beppe Grillo, i suoi comportamenti, le sue debolezze e le sue idiosincrasie.

    Mi sta meno bene che uno pregiudizialmente dica di circa 160 deputati e senatori neo-eletti, mai entrati prima in parlamento né eletti mai in alcun altro ruolo pubblico, che non sono altro che “rompicoglioni. Un tipo in sala che grida e dà fastidio.”

    Evidentemente li conosci bene, per poter esprimere un giudizio così netto su di loro. Frequenti i forum di Grillo anche tu? Hai partecipato ai meet-up? Alle assemblee cittadine? Hai parlato con loro qualche volta?

    Sono heckler secondo te?
    In pratica stai dicendo che hanno disturbato uno spettacolo che a te piaceva. Che tu avresti preferito goderti in pace i comici che ci hanno governato fino all’altroieri.
    Che metafora triste.

  2. intanto però, grazie al fascista Grillo per la prima volta ho sentito Bersani dire qualcosa di sinistra:

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2013/03/01/Renzi-ho-perso-primarie-faccio-sindaco-ci-possiamo-permetter-neanche-rimpianti_8330101.html

    nell’era della politica-spettacolo non è strano che siano gli showmen a dominare…e da questo punto non c’è niente da fare: Grillo ha proprio un altro passo. I piddini ci provano poverini, ma non sono proprio capaci. Pensa te che le battute sul giaguaro a Bersani c’era qualcuno che gliele scriveva… ma ti rendi conto?

  3. In Toscana si dice che “La Mamma degli Imbecilli è sempre Pregna”, probabilmente anche quella dei Rompicoglioni …. detto questo, ammetto che probabilmente fra i 5 stelle ci possano essere persone serie con precise esperienze in vari settori e che forse potrebbero fare anche bene per determinate cose in parlamento, ma per il resto il programma 5 Stelle ragiona troppo per luoghi comuni, utopie e No a Priori, la cosa puole durare poco, come ha dimostrato la debacle elettore della sinistra estrema italia dal 2006 a oggi

  4. Ho frainteso? Me ne scuso. Però allora spiegami meglio a chi ti riferisci con “banda di Heckler”.

  5. Luigi,
    Hai scritto questa cosa
    In pratica stai dicendo che hanno disturbato uno spettacolo che a te piaceva. Che tu avresti preferito goderti in pace i comici che ci hanno governato fino all’altroieri.

    Non so come tu l’abbia dedotta, ma mi fa sospettare che non condividiamo l’insieme minimo di convenzioni necessarie alla comunicazione.
    Se hai un’opinione, esprimila.
    Se invece mi vuoi dire che sono uno stronzo perché sparo giudizi su questioni su cui non ho abbastanza dati per maturare una valutazione, va be’, me ne farò una ragione.
    Non mi fido degli sconosciuti più di quanto mi fidi degli stronzi che conosco. Neanche quando sono giovani.
    Reputo Grillo e Casaleggio due individui spaventosi, trovo il quadro ideologico che esprimono agghiacciante e gli aderenti al movimento 5 stelle che ho incontrato non mi sono parsi i migliori delle loro generazioni.

  6. Evidentemente sono troppo schematico.

    Tu hai introdotto il concetto di heckler (che personalmente non conoscevo) ed hai detto che ti piace che gli heckler vengano “disarmati” coprendoli di insulti, con tanto di esempio audio.

    Poi hai detto che i neoparlamentari del M5S sono heckler.
    Io che sono semplice e sillogistico deduco che ti piacerebbe vedere i grillini coperti di insulti.

    Un’altra semplificazione che ho fatto è stato di assimilare i precedenti governi o gli attuali partiti agli oratori che vengono interrotti dagli heckler. Non è che me lo sono inventato. Sta nella tua metafora. Però ammetto che tu non l’avevi esplicitato.
    Posso pensare lo stesso che la metafora è triste? Sì, posso.
    Anche se involontariamente, descrive Bersani, Berlusconi, Monti, Maroni come persone la cui “sintonia” col proprio “pubblico” è stata interrotta dal M5S.

    Quindi faccio autocritica e chiedo perdono per aver detto che a te piacciono questi signori. Me ne scuso. Davvero.

    Peraltro, hai ovviamente tutti i diritti di essere prevenuto verso chi ti pare. Io, che sono un lettore abituale del tuo blog, commento la tua esternazione e, visto che ho sbagliato mira, correggo il tiro: non ti do certo di “stronzo” (me ne guardo bene, per svariati motivi, primo fra tutti che non lo penso) ma ti do sicuramente di “superficiale”: ci sono 162 cittadini italiani neoeletti in parlamento, che non hanno ancora compiuto alcun atto come parlamentari (visto che il nuovo parlamento si insedierà il 15 marzo) e tu li etichetti preventivamente come “rompicoglioni, tipi in sala che gridano e danno fastidio.”

  7. Oh, sei tornato! E malmostoso come al solito, bene!

    Toglimi una curiosità: a te piacciono davvero quegli «stand-up comedian»? Ma soprattutto, riesci davvero a distinguerli l’uno dall’altro?

    Ciao!

  8. No, certo che è bravo, come sono bravi molti degli altri… gli è che a me pare facciano un po’ tutti lo stesso numero, che le loro battute siano intercambiabili! Comunque guarderò il sito che mi hai dato.

    Spero a presto, m

  9. Ecco, faccio un’eccezione per le comedian asiatiche, sovrappeso, coperte di tatuaggi, che discono sconcezze insondabili davanti a un pubblico di finocchi:

  10. Concordo su tutta la linea, Paolo. Ho pensato la stessa cosa quando su YouTube mi sono visto la raccapricciante scena di Fazio (FAZIO!) intento a salvare Crozza dalle fauci di 3-4 disturbatori analfabeti (a lui riesce bene il format del megaschermo in faccia ai politici, ma un pubblico ostile, soprattutto se live, non sa gestirlo), e non solo, ho tratto anche le medesime deduzioni. Ho immediatamente pensato a Hicks, Carlin, Louis C.K., Pryor, alle loro reazioni, diverse ma accomunate dalla grandezza delle loro risposte. Un paio di sere fa mi sono visto 3 comici al Top Secret Comedy Club di Covent Garden, tutti e 3 hanno dovuto fronteggiare degli heckler, e lo hanno fatto splendidamente.

    Consiglio la prima mezzora di questo documentario: http://www.imdb.com/title/tt0903849/ occhio, a un terzo della durata comincia a peggiorare sensibilmente, finendo addirittura col parlare di tutt’altro. Ma la prima mezzora merita.

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