Canzoni di vini, di baci e di spari

L’undicesimo volume della collana dedicata a Corto Maltese dal “Corsera” contiene il cclo delle Celtiche. Il prefatore di una collana fatta così (divertente, estiva e irrispettosa di qualsivoglia principio filologico) si ritrova di fronte a un paradosso: da un lato non deve dire troppo delle storie e dall’altro non può non dire niente. Siccome il prefatore di quella collana ero io (con la consueta attitudine al cazzeggio), a me venivano queste cose.

(Ah… le altre prefazioni sono qui)

Celtiche

Il carattere antieroico di Corto Maltese è evidente fin dalla sua prima apparizione sulle pagine di Una ballata del mare salato: completamente indifeso, eppure beffardo e impavido, legato a una croce di legno, alla deriva tra le acque.

Corto è un personaggio distaccato, cinico e seducente, capace di incredibili atti di coraggio e di eroismo, ma anche di codardia se il caso lo richiede. E’ sempre circondato da donne meravigliose, innamorate di lui e il cui amore – con ogni evidenza – ricambia. Col suo sguardo disincantato e con il suo rifiuto, almeno apparente, di aderire a qualsiasi parte (politica, militare, sentimentale) e di schierarsi, dà la stura a una nuova forma di eroismo. Prima di lui, il protagonista dei fumetti era un immutabile trentenne, che mai avrebbe dovuto assistere al decadimento fisico delle proprie carni di carta, capace di controllare il mondo e la società, grazie alla propria superiorità fisica e morale. Con Corto Maltese si assiste a una clamorosa trasformazione e l’eroe si lascia avvolgere da un anarchismo individualista che, a uno sguardo distratto, può sembrare indifferenza.

Hugo Pratt è un uomo vorace, innamorato e goloso di ogni cosa: il mondo che ha attraversato in lungo e in largo, i romanzi di cui è stato lettore incontinente e rinarratore sfrontato, il fumetto che ha amato e citato, le donne,…

Corto Maltese è un canto d’amore, in cui tutte le passioni dell’autore sono evidenti. I racconti presenti in questo volume sono ambientati in un’Europa dilaniata dalla guerra. In mezzo a battaglie sanguinarie e prive di speranza, c’è spazio perché il marinaio, apparentemente egoista o forse solo indifferente, aderisca a una fazione e scelga di agire al suo fianco. Sono storie di guerra, di vino e di donne, con espliciti riferimenti letterari, in cui amore e odio oscillano come funamboli sulla corda: relazioni infelici e strazianti commiste a una carica di rabbia che non trova pacificazione. La stessa densa miscela di sentimenti estremi che pervade l’Europa attraversata da Corto Maltese negli anni difficili tra il 1917 e il 1918.

È interessante osservare come la precisione dei contesti storici e geografici che caratterizza le avventure del marinaio abbia lo stesso scopo del commiato di Puck, Robin Goodfellow, alla fine del Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. Come vedremo anche in questo volume, salutando e chiedendo applausi, il grande bugiardo Puck ha l’abitudine di ingraziarsi il pubblico autocertificando la propria onestà. Un paradosso allo scopo di rendere più reale e coinvolgente la finzione.

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2 pensieri su “Canzoni di vini, di baci e di spari

  1. ” anarchismo individualista “.
    Non so se ti è mai capitato di imbatterti in una regia di Gassman intitolata ” Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto “. Con Paolo Villaggio. Due personaggi picareschi. Vittorio vive di espedienti. Paolo è una specie di Forrest Gump che crede di ricordare di esser stato abbandonato da genitori ricchi, come il DeVito/Pinguino di Burton. Vittorio nel film assomiglia ad un Rasputin avvinazzato. In un ospedale cercano di prevelargli il sangue, gli chiedono di che gruppo sia e risponde lesto ” anarchico indipendente “.
    Lo dico senza nessuna ironia: leggendo le tue considerazioni sul carattere di CM, che condivido, ho capito perchè non sono mai riuscito a simpatizzare con lui. Grazie.

  2. Con la locuzione “anarchismo individualista” volevo fare riferimento a Max Stirner (e al suo L’unico e la sua proprietà). E’ un libro che non mi piace. Poi trovo che la traiettoria, dolorosa, che conduce da Stirner a Julius Evola non sia così difficile da tracciare. E allora con l’anarco-individualismo proprio non riesco a socializzare (lo dico con ironia). Invece, con Corto Maltese, sì. Tantissimo.
    Lui è insopportabile e stronzo, eppure si atteggia a uomo del destino.
    E Pratt (che, non ho conosciuto, ma secondo me poteva essere un bel po’ insopportabile e stronzo) ironizza un sacco su questa cosa.
    Cote de nuit e rose di Piccardia, per esempio (lo so: cito sempre la stessa). Corto non serve a niente per quella storia (e ce ne sono altre in cui la storia succede tranquillamente senza di lui). Lui arriva e indossa un cappotto pacchiano per tutto il tempo (e ne discute, anche). Porta due bottiglie di vino che gli saranno rubate e prende un cazzotto. E mentre fa queste poche cose, è involtolato ben bene nel suo cappotto ridicolo e in fitti strati di anarco-individualismo. Io, lettore, me lo trovo in mezzo, mentre amo il fuciliere infallibile, l’ufficiale che crede nel potere taumaturgico della sbronza e quell’adorabile Barone Rosso che lascia rose ai suoi avversari, prendendosi in cambio un ricordo materico (le targhe degli aerei).

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