Il mio nome è Smith… John Smith

Il tredicesimo volume del Corto Maltese allegato al Corsera si intitolava “Lontane isole del vento” e conteneva Per colpa di un gabbiano, Teste e funghi, Vudù per il presidente e Nonni e fiabe, cioè alcune delle storie brevi di Corto che più amo. Rileggendole, ho notato che tutte hanno a che fare con la memoria.

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“La miglior vendetta è l’oblio”. Con questa sentenza perentoria e memorabile, il grande scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges esprimeva l’esigenza di rimuovere dalla memoria le persone, gli eventi e i libri deprecabili. Un’affermazione, discutibile e discussa, che esprime con precisione quella forma di fatalismo che accomuna aree geografiche distanti come l’Argentina e l’Europa del Sud.

Hugo Pratt, che in quei luoghi ha tanto viaggiato e vissuto, rifiuta la passività di un eroe che vede la Storia passargli accanto. Corto può, a volte, sembrare un semplice osservatore, che sfiora casualmente la storia, ma il suo intervento o la sua presenza influenzano gli eventi in modo fondamentale. In più il marinaio, dopo che quegli eventi sono accaduti, accudisce con cura le proprie memorie.

In ogni fumetto di Pratt, vengono definite con puntualità le coordinate storiche e geografiche. E, facendo da contrappunto a questa precisione, Corto Maltese non perde occasione per ricostruire il proprio passato, che spesso è impregnato di miti e fatti notevoli che hanno segnato il Ventesimo secolo. Corto Maltese finge indifferenza, durante chiacchierate sornione, ma trova sempre modo per agitare di fronte ai lettori e ai compagni di viaggio una miscela irresistibile di memorie e menzogne. Per esempio, ricorda spesso i suoi genitori, la Niña di Gibilterra e il marinaio della Cornovaglia, e qualche volta si sofferma sulla memoria della bellissima madre che era stata modella di Ingres. Un fatto che il semplice confronto delle date rende inverosimile: il pittore francese è morto, ottantaseienne, all’inizio del 1867, Corto è nato il 10 luglio 1887. Un’altra finzione dietro cui il marinaio cela continuamente la profonda solidarietà per il prossimo è una ostentata quanto inverosimile indifferenza.

Quando ormai Corto è riuscito a convincere noi lettori di quanto discontinua possa essere l’affidabilità delle sue affermazioni, eccolo incrociare personaggi che hanno segnato la storia che non esitano a confermare ogni sua affermazione: Jack London, Butch Cassidy, Stalin, il Barone Rosso…

I quattro fumetti raccolti in questo volume ruotano attorno alla memoria e all’oblio. Per colpa di un gabbiano Corto viene privato dei suoi ricordi e subito si svuota del senso epico che fa di lui il personaggio centrale delle avventure e della storia. L’oblio che lo avvolge rende tutto meno interessante, confonde la sequenza degli eventi, rompe le catene di causa ed effetto. Se si perde la memoria, sembrano dirci Corto Maltese e Hugo Pratt, tutte le nefandezze sono lecite. Si rischia di trovarsi prigionieri di un nome anonimo e inespressivo che rende impossibile l’avventura stessa, di dimenticare l’importanza della ricerca, di non credere alla storia dell’Eldorado, di fuggire all’amore.

Tutto questo fino a quando due nonni innamorati del proprio nipote non trovano un punto di equilibrio nella ricostruzione dei ricordi. E l’oblio, appiccicoso e niente affatto vendicativo, può dissolversi, nell’ultima pagina, in una bella giornata, finalmente senza mosche.

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