L’immortalità effimera

Le elvetiche (rosa alchemica) chiude il ciclo del Corto Maltese pubblicato dal Corsera in librini estivi, colorati e rimontati – se il formato originale lo richiedeva – e pubblicati in una strana sequenza.
Da quella sequenza, quasi casuale, ho imparato un sacco di cose sulla grandezza di Pratt. E quando, a fine luglio 2010, ho consegnato l’ultima prefazione, ero pronto ad andare in vacanza e a lasciar depositare Pratt, quasi fosse un caffè turco, sul fondo della mia coscienza. 

Non è andata così.
Quella collana è andata molto meglio di quanto ci si aspettasse e Corriere della Sera ha deciso di non chiuderla e di continuare a pubblicare gli altri lavori di Pratt.
Solo una cosa. La lettera che apre 
Una ballata del mare salata fornisce le coordinate per trovare Corto Maltese, in prossimità dei suoi ultimi giorni, vecchio e forse cieco (“con gli occhi spenti”). La cecità è una metafora terribile su cui vorrei dire un sacco di cose (se solo non ne avessi così tanta paura). La vecchiaia invece è un punto d’arrivo che la maledizione dell’immortalità ti può negare. Rosa alchemica parla proprio di quella maledizione.

Elvetiche Corto

«Sirende conto che con la sua incredulitàmi ha relegato nelmondo della fantasia e da qui non potrò più uscire?»La domanda che Hermann Hesse, lo scrittore bambino, rivolge a CortoMaltese è un lamento straziante. Una recriminazione che può essere giustificata solo dalla necessità che hanno gli eroi di conquistare la vita eterna.

L’immortalità, per un eroe, non è uno scherzo: deve essere guadagnata a fatica. Specie se il personaggio che vuole durare è nato su pubblicazioni effimere. È il caso dei personaggi seriali che vivono nei feuilleton, nei racconti di genere e nei fumetti. È il caso anche di Corto Maltese, che ha visto la prima pubblicazione di tutte le sue avventure su riviste la cui presenza in edicola era determinata dalla periodicità della testata. Una settimana o, nel migliore dei casi, un mese e le sue storie sarebbero potute sparire nel nulla, come quasi sempre accade ai protagonisti delle serie.

Dopo aver segnato i lettori di riviste come “Sergente Kirk”, “Pif Gadget”, “Corriere dei Piccoli” e “Linus”, Corto Maltese ha definito la propria posizione nell’immaginario collettivo tanto garantendosi continua presenza nelle librerie, quanto trasformandosi in un’icona capace di attraversare i media più diversi: la televisione ai tempi di “Supergulp! I fumetti in TV”, il cinema d’animazione con una serie di lungo e cortometraggi, la letteratura con la versione romanzesca delle sue avventure voluta dallo stesso Pratt, ma anche le magliette, le statuine, i calendari e le guide turistiche.

L’Immaginario è un posto affollato. Per riuscire a farsi largo tra la calca, un

personaggio deve dimostrarsi degno della continua attenzione dei suoi lettori. Come nel film La storia infinita, quando un personaggio smette di essere ricordato, quotidianamente e con affetto, dai suoi lettori, egli comincia a svanire. Dal merchandising, dalle collezioni e dalle librerie.

Corto Maltese e Hugo Pratt hanno fatto della definizione delle coordinate spaziali e temporali il proprio marchio di riconoscibilità.Laddove i personaggi del fumetto classico non invecchiano, non si sposano, non hanno figli, non lasciano tracce del proprio passaggio nella storia, CortoMaltese può permettersi di ricordare ogni singolo istante che ha vissuto, ogni uomo che ha incontrato e ogni donna che ha amato.

Può vivere di un romanticismo, a volte addirittura melenso, che gli consente di anelare all’immortalità. E per trovarla deve confrontarsi con la sconfinata cultura del suo autore, mettendosi in contatto con miti letterari e storici, evidenziando le influenze e le strane traiettorie che l’immaginario è capace di tracciare sulla pagina di un fumetto come se fosse una mappa.

Traiettorie incomprensibili che possono condurre un marinaio, apparso legato a una croce nel mar dei Caraibi, a trovare l’immortalità in Svizzera.

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