Formidabili quei tempi

Un paio di estati fa ho scritto una recensione finta.
E’ andata così.
Un amico mi ha spedito una copertina che mi ha fatto ridere per l’assoluta assurda verosimiglianza. C’era una grafica orrenda, un titolo pazzesco, il marchio di un editore di libri brutti, i nomi di due autori che mi parevano (e mi continuano a sembrare) irrilevanti, l’annunciata prefazione di un critico noioso. Tutto questo per raccontare la vita di una cantante bravissima, vissuta e morta assai male.

Era una roba per ridere e per criticare. Ha scatenato un bel casino. Ancora oggi c’è gente che non mi rivolge la parola. Non soffro: si sa, ho il cuore di pomice.

Ora, un critico geniale ha fatto una cosa mooolto più interessante del mio esperimento di qualche tempo fa. Mi sento addirittura un po’ in imbarazzo a mostrartela, dopo aver parlato della mia cosetta: qui siamo di fronte a una performance artistica.
Per prendere in giro una casa editrice il cui progetto – editoriale, culturale, grafico, … – è in evidente declino, questo formidabile ignoto ha costruito un sito evidentemente finto, per pubblicizzare dei prodotti assurdi. Delle cose così brutte, volgari e stupide da indicare, con precisione, un’incredibile idiozia comunicativa ed editoriale.
Nessun team creativo potrebbe ideare manufatti così gretti, grevi e privi di sapere e consapevolezza. Nessuna imbecillità li permetterebbe e nessuna ignoranza li giustificherebbe.

Li guardo e non riesco a smettere di ridere. Sono tentato di scrivere una nuova recensione finta ma, memore dei casini che si possono scatenare, mi trattengo. Guarda questa copertina e godi.

Cuore di tenebra

E qui trovi il geniale sito finto: il più spettacolare fake della storia.

Come dici?

Non è un fake?

Nah… Non ti credo.

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7 pensieri su “Formidabili quei tempi

  1. Così in Italia si stampa un classico della letteratura moderna con una copertina da semiporno? Eh sì.

    Ma io non mi meraviglio troppo, visto che il nostro è anche il Paese in cui alla più insigne (così pare) manifestazione per la Festa del Lavoro, uno dei nostri più noti scrittori* prende giocondamente per il culo una disoccupata:

    *Preciso che «scrittore», per Paolo Nori e per i sodali della sua scuola a me sembra una parola troppo impegnativa. Meglio e con più giustizia li si direbbe «scriventi».

  2. Ipo: non mi sembra che la prenda per il culo. Mi sembra piuttosto che dichiari una distanza assoluta dalla cultura del lavoro. Distanza che, però, non può appartenergli. “E chi ci hai mai pensato” è una frase volgare e sciocca (altra tempra quello scrivano – e non scrittore* – che diceva “Preferirei di no”). Specie in un paese in cui la curva di andamento delle morti di non lavoro inizia a giocarsela alla pari con quella – che per anni ci ha agghiacciati – delle morti di lavoro.

    * Poi, Nori non l’ho mai letto e non so esprimermi sulle sue qualità di scrittore

  3. Ipo: non mi sembra che la prenda per il culo. Mi sembra piuttosto che dichiari una distanza assoluta dalla cultura del lavoro

    Sì, ma come ho scritto a commento del video, secondo me quando si disprezza il lavoro si è inevitabilmente e implicitamente già arrivati a disprezzare chi lavora, che costui aderisca o non adesrisca alla cultura del lavoro.

    Ad ogni modo ci vuole un bel cinismo, una bella superficialità, una bella vanità e una bella indifferenza per andare a concionare una piazza, nel giorno del Lavoro, quando ci si sente assolutamente distanti dalla «cultura del lavoro» (che io, francamente, non so che cosa sia).

  4. Nori non l’ho mai letto e non so esprimermi sulle sue qualità di scrittore

    Peccato… non per te, ma per noi che non ìotremo leggere che cosa ne pensi (io una mezza idea ce l’ho).

    Comunque Nori è uno che si fa pagare per scrivere su Libero, ecco. Ma non è questo un argomento da sollevare davanti ai suoi (molti, devoti) ammiratori: il loro volto si torce in un’espressione di oltraggio mentre emettono uno stridulo: «E ALLOOOOOOOORAAAAAAA???!!!».

    Tanto (mi) dovevo, scusa l’OT, a prestissimo.

    Pciù

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