Promesse disattese

Dopo aver esaurito tutti gli episodi di Corto Maltese in quattordici volumetti, il “Corsera” decide di proseguire la collana, pubblicando altri fumetti di Pratt. E’ una sorpresa un po’ per tutti. Anche per me che, in quel momento, ero pronto a godermi un po’ di dolce far niente. La collana si allunga e, allo stesso modo, i miei doveri di prefatore.
Il primo dei nuovi libelli, il quindicesimo, viola le regole della collana. Il libro è pubblicato in bianco e nero e in formato verticale. Per non rovinare la distesa di coste da affiancarsi sulla mensola, il volume viene infilato in una jacket di cartone che dissimula la difformità di formato. 
Per quel volume scrivo queste note.
(Fosse la prima volte che passi da queste parti, sappi che ne parlo come se stessi proseguendo un discorso perché, effettivamente, è così. Per evitare pause e silenzi troppo lunghi in questo blog mi sono inventato un trucco un po’ laido che in questo momento, in cui posto con relativa costanza, potrei forse risparmiarmi. Sto recuperando le prefazioni che ho scritto, qualche anno fa, per una collana di collaterali – pubblicata da “Corriere della sera” – dedicata prima a Corto Maltese e poi agli altri fumetti di Hugo Pratt. I post precedenti litrovi seguendo i tag Corto Maltese e Hugo Pratt).

Sandokan

«La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo.»

Così, con questa cascata di aggettivi carichi di irruenza e brutalità, inizia Le tigri di Mompracem, scritto da Emilio Salgari per essere pubblicato a puntate tra il 1883 e il 1884. Corto Maltese, in quella notte di tempesta, non era nato, neanche nella finzione. Il mondo raccontato avrebbe dovuto attenderlo per quasi quarant’anni ancora. Seduto su quella che un giorno sarebbe stata la sua poltrona, c’era Sandokan.

Il frammento di storia raccolto in questo volume, e recuperato solo l’anno scorso da Alfredo Castelli, ha avuto un travaglio lungo e scostante, durato dal 1969 al 1973. Quando iniziò a disegnarlo, Hugo Pratt aveva già pubblicato Una ballata del mare salato, prima lunghissima avventura di Corto Maltese, e gravitava attorno alla redazione del “Corriere dei piccoli” da anni. Lo scrittore Mino Milani, che era responsabile letterario del settimanale milanese, aveva già sceneggiato per Pratt diverse storie: dalle serie Billy James e Simbad, agli adattamenti da Robert Louis Stevenson L’isola del tesoro e Il ragazzo rapito. Il rapporto di collaborazione tra i due era stabile e reso ancora più solido dall’amicizia sincera che li legava. Non c’era quindi alcun motivo perché Milani e la redazione del “Correre dei ragazzi” potessero temere che il disegnatore non portasse a termine il lavoro commissionatogli.

La redazione milanese probabilmente ignorava che, in quei mesi, Pratt stava accordandosi con il settimanale francese “Pif Gadget” per iniziare a pubblicare, su quelle pagine, una serie che avesse come protagonista il marinaio con l’orecchino apparso nella Ballata.

Nell’aprile del 1970 “Pif” pubblica Il segreto di Tristan Bantam, primo episodio di un ciclo di ventuno fumetti brevi dedicati a Corto Maltese. Da quel momento, per tre o quattro anni, Pratt non riesce a dedicarsi a nient’altro che al suo avventuriero e rallenta il lavoro su Sandokan fino a interromperlo.

Accostando questo Sandokan agli episodi di Corto Maltese è impossibile non rilevare i tanti punti di contatto. Nella prima pagina di Tristan Bantam, Corto Maltese è seduto su una poltrona di vimini e recita “per un pubblico invisibile” il ruolo di “uomo del destino”: quella poltrona ha enormi somiglianze con quella su cui veglia la tigre della Malesia nella prima pagina del fumetto qui pubblicato.

Sandokan ha un aspetto distante tanto dall’immagine cui siamo stati abituati dalla tradizione iconografica quanto dalle descrizioni che ci fornisce Salgari che parla di “muscolatura potente”, di “lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza strana”, di “barba nerissima” e di “bocca piccola che mostra dei denti acuminati come quelli delle fiere”. Come fa notare Castelli, Pratt dà, per la prima volta, alla tigre di Mompracem “i tratti e l’acconciatura di un principe malese”.

A ben vedere, è un personaggio dalla fisionomia così riuscita che, quando sarà necessario dare un volto a Cush, compagno di Corto nelle avventure africane, il fumettista non esiterà a recuperarla. Anche Yanez ha un aspetto conosciuto: ha il viso di Hugo Pratt trentenne, lo stesso viso che, ripulito dai baffoni, il fumettista disegnerà al marinaio.

La fondamentale differenza tra Corto Maltese e Sandokan, quella che probabilmente ha spinto Pratt a rinunciare a quest’ultimo, è tutta nel carattere dei due protagonisti.
Il pirata della Malesia si scaglia contro i colonialisti britannici senza mai nutrire alcun dubbio.
È un personaggio caratterizzato da eroismo granitico che gli consente di essere sempre dalla parte della ragione, pur vestendo i panni dell’eversore. Mentre siede su quella poltrona di vimini, Sandokan veglia, pronto a scattare incontro a Yanez e al suo destino: nessuna esitazione è concessa a lui e ai suoi uomini che, quando indugiano in perplessità, paure o tentennamenti, vengono puniti con feroce condanna a morte. Su quella poltrona, Corto Maltese bivacca e posa da avventuriero. Non sente alcuna spinta a scattare contro il proprio destino: a volte dovrà risolvere questioni importanti, altre non potrà che essere un inconsapevole osservatore. Il marinario, al contrario del pirata, sa che, volente o nolente, la sua sorte gli piomberà addosso.

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