Uomini e topi (pochi gli uomini)

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Previsioni del tempo (1)

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Topolino arriva al numero 3000 con il botto. Appare in edicola (per poche ore, perché subito si esaurisce) un albo bello e importante che mi fa capire quanto la serialità disneyana possa essere un dispositivo narrativo illimitato. Dopo una storia di apertura esplosiva di Tito Faraci e Giorgio Cavazzano, l’albo inanella una sequenza di bei fumetti.

Rinvigorito dalla lettura, rubo ai figli (abbonati storici) anche i numeri successivi. Il 3001 è una delusione: l’usuale coprolalia. Dopo una felice eccezione, Topolino precipita nuovamente nell’abisso della pigrizia di una struttura editoriale esausta. E lo fa proprio quando avrebbe potuto cavalcare l’onda lunga della ricorrenza.

Nella stessa settimana in cui è uscito il numero 3000, su un blog ha assunto sapore di notizia un pettegolezzo che gira nell’ambiente da un po’. In estrema sintesi, Disney Italia intenderebbe cedere i diritti di pubblicazione dei fumetti. Non è una cosa strana: lo fa in tutto il mondo e lo faceva anche in Italia, venticinque anni fa, ai tempi della concessione Mondadori.

Il pettegolezzo indica Panini come acquirente, ma nessuno sa quale sia lo stato attuale delle trattative.

È, come può intuire chiunque abbia voglia di pensarci un attimo, una situazione complessa. Il problema è che, come si è saputo leggendo questo articolo, il giornalismo italiano è fatto da personaggi inconsapevoli e disinformati, che hanno poca voglia di pensarci un attimo.

La trattativa, oltre alla concessione dei diritti, deve tenere conto di un ramo d’azienda, perché per fare un settimanale ci vuole una redazione rodata e funzionante: non si può mica improvvisare, sennò rischi di bucare una o più uscite.

E poi c’è anche quel fatto che racconta da qualche parte Don Rosa. Vendere una storia di paperi e topi prevede che una delle concessionarie Disney nel mondo la compri (al prezzo di mercato locale). A quel punto la storia non appartiene più all’autore, ma alla Disney stessa e sceneggiatore e disegnatore non avranno alcun compenso per nessuna delle successive edizioni. E mica solo nel paese in cui la storia è stata comprata: nel mondo. Questo significa che un autore di peso (almeno commerciale), come Don Rosa, può cercare di vendere le proprie storie disneyane alla casa editrice nazionale che è disposta a pagarle meglio. La famosa saga di Zio Paperone di Rosa, infatti, è uscita in Olanda prima che negli USA.

Questo modello di gestione dei diritti significa che chiunque volesse rilevare la concessione per la pubblicazione dei fumetti Disney in Italia dovrebbe convivere con la consapevolezza di pubblicare fumetti, pagati secondo lo standard locale, che poi apparterranno alla Disney.

Riassumendo, gli equilibri da sostenere sono tanti e diversi. Il potenziale acquirente dovrebbe rilevare alcune costose redazioni, gestire le eventuali costose riorganizzazioni per aumentare l’efficienza produttiva (e la riorganizzazione produce sempre vincitori e sconfitti), pagare costosi diritti di pubblicazione per pubblicare i fumetti in prima edizione. E tutto questo in un mercato che – il report ADS parla chiaro! – si contrae.

Però potrebbe partire dalla base solida di consapevolezza che Topolino 3000 ha dato agli autori e ai lettori. Ma questo implicherebbe una volontà forte di investire sugli autori, sulla redazione e sul prodotto.

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