Stereotipie

by

SG

Te la ricordi Sasha Grey? Da imprenditrice rapida qual è, sta scandagliando nuove frontiere di business possibile, ché col porno non ci si campa in eterno. Da affarista di calce&mattoni qual è, si muove in un mercato materico: a sudare in discoteca o a celarsi tra le copertine di un potenziale caso letterario.

Sospetto che la speranza dell’autrice (e dell’editore) sia quella di fare il colpaccio e infilare cinquanta sfumature di noia tra le mani dei vacanzieri italiani.

Sembra proprio roba messa là per divertire i più spocchiosi tra i librai che, quando non pensano al proprio triste futuro di preoccupazione e disoccupazione, possono dileggiare la lettrice. Hai presente? quei librai che, nel loro tempio della cultura alta ed engagé, non espongono il romanzetto che vende tanto, magari rintanandolo nel reparto liale e donnette. Poi, però, quando il cliente lo chiede (e il cliente lo chiede) glielo si prende e glielo si vende, che la pecunia non puzza e l’affitto lo si paga a gettoni di ipocrisia.

Le lettrici – liale e donnette – che il libraio snob descrive quando intervistato sono lo strumento di analisi sociale che egli usa per farci capire quanto sessismo pervade la società italiana. Poi, però, tirano il fiato perché almeno così leggono qualcosa e non passano tutto il loro tempo a rimbecillirsi di serie tv e videogiochi.

I maschi le sfumature mica le leggono, si sa. E giocare a un videogioco o vedere una serie richiedono un coinvolgimento emotivo e intellettuale sicuramente inferiori a quelli ingaggiati dalla lettura di uno scritto su carta. Mah…

Affogo negli stereotipi e leggo l’intervista (inventata da Andrea Coccia) che la protagonista del romanzo di Sasha Grey rilascia a grazia.it. QUI.

E scopro che, pure lei, imprenditrice rapida e affarista di calce&mattoni negli stereotipi ci sguazza. Secondo me, mica l’ha capito perché la carriera di quella ex pornobambina prodigio prima e pornoproduttrice dopo si è arenata.

Senti un po’ che tonnellata di perbenismo e luoghicomuni esce da quella boccuccia vorace:

Un’ultima domanda, cosa ne pensi del porno online?
Devo fare una confessione imbarazzante. Non ho molta pratica con il porno online. Con i film porno, sì. Con lo pornografia su internet no. Sono due cose completamente diverse. So bene che è quasi impossibile evitarla, ma proprio non fa per me. La pornografia su internet mi ricorda i videogame, le saghe di Guerre stellari, i supereroi della Marvel, la fantascienza e tutte quelle fisse dietro le quali gli adolescenti sfigati e vergini nascondono la loro unica, vera ossessione: masturbarsi davanti alle immagini scovate con Google. Da adulti, i maschi di quella categoria non rinunciano alle loro fisse, si limitano a passare al livello successivo: dalle macchinine alle auto vere, dai fumetti alle vagine artificiali. Da Google Immagini a YouPorn. Penso ai miliardi di uomini, ai quattro angoli del mondo, intenti a masturbarsi davanti al computer proprio in questo momento. Magari non hanno nemmeno bisogno di ricorrere alla pornografia vera e propria. Magari si accontentano del sito di Kim Kardashian. Si eccitano per le foto vagamente ammiccanti e malamente ritoccate delle sorelle Kardashian. Miliardi di maschi che schizzano galloni di sperma simultaneamente per il culo digitale di Kim. Che spreco.

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3 Risposte to “Stereotipie”

  1. Ipofrigio Says:

    Questa poi è buffa – una puttana che disprezza le altre puttane (e i loro clienti) perché battono quartieri meno distinti!

  2. Ipofrigio Says:

    E giocare a un videogioco o vedere una serie richiedono un coinvolgimento emotivo e intellettuale sicuramente inferiori

    Sulle serie televisive mi sono ricreduto dopo aver visto Six Feet Under e ancora di più The Sopranos, due grandi lavori. Ai videogiochi io non gioco, ma p.e. alla FNAC (c’è ancora?) ho visto spesso dei ragazzi giocare: per citare Cocteau, l’immagine della morte – intellettuale – al lavoro.

  3. sparidinchiostro Says:

    Andrea Coccia, autore dell’intervista, mi fa notare che “una bella (finta) intervista liberamente ispirata ai contenuti del libro” (così la presenta nell’articolo su “Grazia”) significa che come risposte ha usato frasi estratte dal libro.

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