Un fumetto per l’estate: Occhio di Falco

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I fumetti di supereroi sono quasi sempre noiosi. Anche quando vengono fatti da fumettisti bravi. È triste, ma è così. È un po’ come iniziare a vedere una soap opera, una di quelle che durano ormai da mezzo secolo, da una puntata a caso e scoprire che tutti, ma proprio tutti, stanno facendo continuo ed esplicito riferimento a quello che è successo 10 anni prima in altre soap opera apparentemente non correlate.

Va anche detto che i supereroi sono personaggi, quasi sempre privi di profondità, sviluppati da individui, spesso poco dotati, che hanno stratificato idee, intuizioni, pensierini…

Prendi Occhio di Falco. Un cattivo occasionale, addestrato in un circo da supercattivi, che, dopo essere stato sedotto dalla spia sovietica la Vedova Nera, capisce di aver sbagliato e si unisce ai vendicatori. Per un po’ tira frecce con gli altri supereroi, poi decide di diventare gigantesco (Golia). I nuovi poteri gli durano un po’, poi si scoccia e ritorna Occhio di Falco, lascia i Vendicatori, diventa personaggio buono per i team up degli anni Settanta, ritorna nei Vendicatori, si sposa con un’agente dello Shield, diventa sordo, si separa, viene quasi ucciso, si riconcilia con la moglie in tempo per diventare vedovo, addestra i nuovi Vendicatori, assurge a ruolo di capo degli ex-cattivi Thunderbolts, ha una relazione con Wasp (e io ero convinto che stesse con Ant-man, che poi sarebbe diventato Giant-Man, Goliath, il Calabronee lo Scienziato Supremo), muore, risorge, viene rimosso dalla realtà, ricompare, si unisce ai nuovi Vendicatori, diventa Ronin, forse per un po’ è anche Capitan America, ritrova la moglie risorta, ma non sono più sposati, o sì (chissenefrega), lui intanto ha delle altre storie, per esempio c’è una tipina ricchissima, bellissima e abilissima che è diventata Occhio di Falco al posto suo…

Insomma, questa roba è noiosa anche quando la si legge su Wikipedia, figurati un mese alla volta con colori supersaturi e disegni anabolizzati.

Poi arriva Matt Fraction, che è un tipo che l’ultima volta che l’ho incontrato scriveva una serie che si chiama Casanova ed è disegnata da Gabriel Bà e Fàbio Moon. Quella serie è fichissima e gioca (nella costruzione della storia, nella ridondanza dei dialoghi, nel segno e nella scelta della bicromia) a rifare Barbarella di Jean Claude Forest. Sono un ingenuo e mi ero convinto che il gioco di riscrittura fosse voluto principalmente dai due brasiliani e che lo statunitense lo avesse colto solo superficialmente. Sono uno stronzo e tendo a sottovalutare gli sceneggiatori.

È arrivato in edicola un fascicoletto brossurato che, al costo di 3 euro, ti dà le prime due storie di una nuova serie di Occhio di Falco. Non devi sapere niente. Lo prendi, lo leggi/guardi, e godi. Godi tanto.

La copertina che ho trovato (ma se ho capito bene ce n’è più d’una) fa finta di essere un’infografica che racconta come si scocca una freccia e, da sola, dice quanto Fraction (e David Aja, che disegna) siano vivi. Mi sembrava impossibile ma questo è un fumetto Marvel in cui: a) non muore il protagonista; b) non risorge il protagonista; c) non c’è il reboot dell’universo Marvel; d) non c’è il reboot del singolo personaggio; e) non c’è un cross over che ti costringe a comprare tutti i fumetti in edicola quel mese. Non solo. In questo fumetto non ci sono: a) un supercriminale che è diventato capo del governo o della più potente organizzazione governativa; b) una guerra civile tra i supereroi, costretti a schierarsi con una fazione; c) la morte di tutti quelli di una specie; d) un personaggio che ha capito di essere scritto da un fumettista e osservato da un lettore e vuole riconquistare il libero arbitrio…

Storie divertenti, messe in pagina bene (tradotte così così) e piene di omaggi visivi. Incredibilmente, là dentro, si trova un sacco di Guido Crepax. Non me lo aspettavo.

(se non ti piacciono gli albi Panini, la prima dozzina di storie della serie è stata raccolta in due volumetti, My Life as a Weapon e Little Hits, da Marvel – io, in realtà, il secondo non l’ho mai visto).

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3 Risposte to “Un fumetto per l’estate: Occhio di Falco”

  1. Sergio Donato (@pitumpa) Says:

    Devo farti una domanda sulla traduzione “così così”.
    Quanto è “così così”?
    Ho visto che su Amazon c’è il primo volume in inglese che raccoglie i primi cinque numeri a poco più di dieci euro. E mi chiedo se valga la pena aspettare qualche mese (un anno?) per la raccolta in italiano.
    Grazie.

  2. sparidinchiostro Says:

    Così così come un normale albo a fumetti tradotto. Lavoro fatto in fretta da un professionista che deve riuscire a far parlare un russo in un inglese fantasioso e deve scrivere dei titoli di giornale credibili.

    I primi sei episodi (a meno di sorprese) saranno raccolti in tre albi da 3 euro l’uno.

  3. Sergio Donato (@pitumpa) Says:

    Grazie, Paolo.

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