Un fumetto per l’estate: Opus 2

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Da qualche parte, nei giorni scorsi, ho detto qualcosa di sgradevole sul metafumetto. Il mio amico ipofrigio, mentre stavamo guardando insieme le pagine di Guido Crepax in Palazzo Reale, mi ha fatto notare che sono ossessionato dal fumetto che parla di fumetto. Non me ne ero accorto, ma se lo dice ipofrigio (che – quando non cerca di litigarsi con qualcuno nei commenti di un post – è un tipo attendibile), ci devo credere.

A fare eco a questa sua affermazione, arriva il secondo volume di Opus di Satoshi Kon, uscito per Planet manga pochi giorni fa (il primo volume è datato maggio). La divisione dedicata al fumetto giapponese di Panini sta pubblicando, da qualche mese, i lavori di Kon e qua e là ci sono anche delle sorprese.

Satoshi Kon è regista di film di animazione bellissimi, cui sono particolarmente affezionato. Il mio preferito è quel meraviglioso incontro tra Frank Capra e il miracolo della 34a strada che si chiama Tokyo Godfathers. Gli altri, molto belli pure loro, sono Perfect Blue, Millenium Actress, Paprika e la serie Paranoia Agent. Tutta roba ottima, che riesci a portare sul tuo schermo con pochissimi click. Non hai scuse.

Kon è morto il 24 agosto 2010. Aveva 46 anni. Sei giorni prima di morire, sul suo blog, ha postato la lista dei 100 film di cui si parlava più spesso nel suo studio. Continuo a leggere quell’elenco e a pensare che, da lì, si possa dedurre qualcosa sui film mai realizzati di Satoshi Kon. Quella lista è stata tradotta in inglese ed è QUI.

Satoshi Kon, prima di diventare il regista gigantesco di troppi pochi film, è stato in studio con Katsuhiro Otomo, il tipo di Akira: con lui ha scritto delle storie e, qualche volta ha disegnato. Prima di dedicarsi al cinema, faceva manga. Quando faceva fumetti, era un onesto narratore con tante ossessioni visive: tutta roba che è riuscito a mettere a fuoco nell’animazione, rivelando di essere un gigante. Compro tutto ciò che porta il suo nome in copertina, mosso da una grande devozione, pur sapendo che quei fumetti non mi stupiranno. Una sorta di benevola prevenzione.

Con Opus, Satoshi Kon mi ha fregato. Mi ha fatto attraversare un racconto cui ero abituato, senza scossoni e senza stupore. Tutta roba tranquilla. Poi, quando ormai mi ero rilassato e avevo abbassato la guardia, mi ha condotto in un luogo segreto. Il fumetto che parla di fumetto ha iniziato a parlare di un fumetto che parla di fumetto, annodandosi in un’eterna ghirlanda brillante di ricorsioni e corrispondenze.

Kon era un genio. E la volontà di lasciare traccia materiale dell’autore nelle pagine non finite dell’ultimo capitolo di Opus è vera grandezza. Non ci credo che quelle pagine sono così, perché l’autore è stato distratto dal mondo e ha preferito non finire quella storia priva di un editore. Guardo quelle tavole, incomplete con pochi sfondi e ancora da ripulire, e capisco che quello è l’unico modo in cui quella storia poteva chiudersi.

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3 Risposte to “Un fumetto per l’estate: Opus 2”

  1. Ipofrigio Says:

    Guardo quelle tavole, incomplete con pochi sfondi e ancora da ripulire, e capisco che quello è l’unico modo in cui quella storia poteva chiudersi.

    Verificherò per il caso in questione, ma hai detto quella che è in genere una grande verità: molte opere d’arte “apparentemente” incompiute, se non è stato per morte repentina dell’autore, sono in realtà compiute a modo loro.

  2. sparidinchiostro Says:

    Il caso più clamoroso ed evidente è il Pasticciaccio. Mi fa notare il mio amico Giuliano (che di Gadda è un grandissimo esperto) che l’impossibilità di districare lo gnommero non può che condurre all’incompiutezza.

  3. rico Says:

    prova bulletproof coffin della image edito da Panini

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