Un fumetto per l’estate: Alla deriva

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LostAtSea

Quando è uscito Scott Pilgrim di Bryan Lee O’Malley, non l’ho mica capito. Ho letto il primo volumetto e sfogliato gli altri. Quel nome mi aveva spiazzato: troppo Kurt Vonnegut jr. nella mia vita. Mi ero illuso che Scott fosse un fratello di Billy e che, nella peggiore delle ipotesi, dovesse confrontarsi con i trafalmadoriani in un racconto sghembo e instabile come quelli di Kilgore Trout. Quando ho iniziato a leggere questa storia di adolescenti tardivi dagli affetti instabili che si muovono sul piano di un videogioco da bar, ho pensato che non stesse parlando con me.

Poi è uscito il film. La prima nazionale era a Lucca, in occasione della mostra mercato, e avevo anche un invito. Per non offendere chi mi aveva chiesto di andarci, ho fatto finta di dimenticarmi. Sì, lo so: non è una buona strategia per non offendere le persone. Però è sempre meglio di dire “non ne sapevo niente”. I pochi amici che mi sono rimasti, ormai fanno finta di credermi e non mi insultano più. Non per queste dimenticanze, almeno.

Non so come, quel film è finito anche nell’hard disk appiccicato al televisore e, un paio d’anni fa, una domenica pomeriggio di ozio e febbriciattola, l’ho visto con mio figlio Davide. Avere un figlio di otto anni è un’ottima scusa per vedere i film più sciocchi senza dover spiegare niente a nessuno. Il solo problema è che quella condizione dura poco (se non ci pensi per tempo, al massimo un anno). Poi, o smetti di vedere film indifendibili o devi trovarti un’altra scusa. Scott Pilgrim vs. The World è un film scemissimo e, proprio per questo, divertente. Lo guardi, sghignazzi, smetti di pensare per un paio d’ore e poi lo dimentichi. Lo dimentichi così tanto che non ti viene neanche voglia di andare a ritrovare quei sei volumetti finiti nel frattempo chissà dove.

Poi a un certo punto esce un libro, un graphic novel, contenente una storia di Lee O’Malley precedente Scott Pilgrim. Un fumetto uscito negli Stati Uniti nel 2003. In Italia si chiama Alla deriva e lo pubblica Rizzoli Lizard nel medesimo formato dei sei volumetti (costa 12 euro). Lo vedo, lo prendo, mi ricordo quanto poco fossimo stati in grado di dialogare quell’autore e io sulle pagine di Scott Pilgrim e, siccome è estate anche per me, inizio a leggerlo. Un’ora dopo, con stupore, scopro di averlo finito.

Non è la mia tazza di tè. Non sono un fan dello shonen manga. Credo che i prodotti indirizzati esplicitamente agli adolescenti siano il male assoluto. Frequentano quel segmento commerciale autori cui riconosco grande abilità, ma, dopo poche pagine, la noia ha sempre la meglio su di me (e in più so che quello è il male assoluto).

Fortunatamente Alla deriva non si presenta come Shonen o Young Adults o con un’altra di queste etichette ignobili. È un libro e si fa leggere. Con semplicità e leggerezza. Davvero, un fumetto per l’estate. Una cosa divertente da sfogliare in spiaggia (o dove ti piace – e puoi – stare quando non fai niente), per sghignazzare o, magari, addirittura commuoversi, perché in quel momento la tua guardia di lettore navigato si è abbassata e i trucchi narrativi passano. Una roba semplice, senza troppe pretese, che vorrebbe avere una seconda vita su una bancarella o su una panchina per il bookcrossing. Un libretto cui, se sei abbastanza giovane e se hai ancora l’anima, ti puoi affezionare, perché sai che ti ricorderà il sapore di quelle estate. Ecco. Un fumetto realmente popolare. Una cosa che adesso un po’ mi manca.

Quel claim, “Il primo graphic novel dell’autore di Scott Pilgrim”, che fortunatamente non è finito sulla copertina del libro, è espressione della disfatta. Avevo un immaginario – i fumetti, i film, i videogiochi, i cartoni animati, … – e ora mi sono rimasti i graphic novel di graphic journalism, il docufiction, l’open world action-adventure video game, l’animazione 3D, … La precisione linguistica, volta a meglio segmentare commercialmente il pubblico, mi ha fatto perdere l’anima. E non la ritroverò certo negli occhi di un gatto.

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Una Risposta to “Un fumetto per l’estate: Alla deriva”

  1. CREPASCOLO Says:

    Condivido in toto. Crepascolino ha quattro anni e dice cose come ” papà, smettila di stare fermo come una frase ” e so che prima o poi sarà la mia scusa per rivedere Una Pura Formalità di Tornatore o Nessuna Via di Scampo con Kevin Valleverde Costner, roba che non ammetterei mai di voler rivedere . Anch’io ho i sei volumetti del Pilgrim e ne penso più o meno quanto hai scritto e mi spiace solo che non li abbia disegnati Eric Wight in modalità My Dead Girlfriend.
    Per quello che mi riguarda , l’adolecenza è l’unica contrada in cui non riesco ad entrare – il mio passaporto sembra in ordine, ma al confine qualcosa mi blocca – e così continuo a visitare tutti gli altri paesi confinanti , per esempio attraverso la Peppa Pig e la Pimpa di Crepascolino o la sintesi delle ficiton HBO che fa Crepascola per me. Sarà un caso, ma il professore dell’attimo fuggente – che pure breccia aveva fatto oltre il muro teen – è costretto ad andarsene altrove. Peccato di hýbris?

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