Un fumetto per l’estate: Alla larga dalla nostalgia

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UnMareDiPattume

Avevo deciso di semplificarmi la vita. Avevo deciso che questi post estivi sarebbero stati dedicati alle mie letture quotidiane. Niente di più, niente di meno. La mensola delle cose che devo ancora leggere è piena di albi e libri e il caldo e la pigrizia avrebbero fatto il resto. Ero certo che avrei trovato qualcosa da dire su ognuna delle mie letture. Purtroppo non è così indolore. Il volume del Devil di Bendis e Maleev che ho letto mi ha annoiato così tanto che non ho alcuna voglia di avercelo ancora in testa, il primo numero degli X-Men di Lee e Kirby del 1963 racconta la mia infanzia ma non diverte, e poi… poi mi è successa una cosa strana.

Ho comprato un vecchio albo della BUM, la Biblioteca Umoristica Mondadori, sicuro di godere tantissimo. Un libro del 1980 di quelli che si trovano negli scaffali delle librerie dell’usato a prezzi molto bassi ché non interessano proprio nessuno. Mi ero convinto che l’autore di quell’albo, un italiano morto qualche tempo fa, fosse un gigante dimenticato che meritava l’attenzione mia e di qualche editore sveglio. Ero sicuro che avrei potuto scriverne instillandoti quel tanto di curiosità sufficiente a farti cercare cose sue. E già godevo un po’ per la riconoscenza che mi avresti dovuto portare. Sono un uomo piccolo, mosso da pulsioni censurabili, a cavallo tra paternalismo e pedagogia.

Ho iniziato a guardare il libro e ho scoperto che quell’autore, che ho sempre considerato gigantesco, in realtà, era uno stronzo maschilista. Sghignazzate ai danni di corpi femminili, privi di vita e guardati sempre ed esclusivamente come territori di sottomissione. Mica carni vive, tangibili, desiderabili, al limite – addirittura – seducenti e seducibili. Ogni singola pagina contiene battute che sembrano quell’articolo di “Daily Mail” sulla tetta scappata dal reggiseno di Amanda Palmer (cui la musicista ha risposto così).

E anche come disegnatore, le sue immagini, che negli anni Settanta e Ottanta erano moderne e presenti nel mondo dell’autore, oggi puzzano di cantina. In un impeto di orgoglio nazionale, mi chiedevo come era possibile che gli americani fossero capaci di recuperare queste mitiche figure di cartoonist e costruire attorno al loro lavoro, frantumato sulle pagine effimere dei giornali, libri di analisi minuziose e raccolte preziosissime. In fondo, anche noi italiani abbiamo dei giganti che hanno lavorato per le riviste di enigmistica, per i giornali per adulti, per i quotidiani, per i settimanali d’intrattenimento, che meriterebbero la stessa attenzione che altrove si riserva a Charles Addams, a William Steig, a Peter Arno o, chessò, a Gaham Wilson…

Probabilmente è vero. Ma bisognerebbe sfogliare centinaia di vecchi giornali e riguardarne con attenzione il lavoro e non fidarsi mai della propria memoria. Un lavoro duro che ti costringe a girovagare a lungo nei corridoi dei luoghi comuni, a vagare per le vaste praterie del previsto e dello scontato, a servirti di cose grandedistribuite, a grufolare nel trogolo e ad abituarti ai sapori più usi e scadenti. Il ricordo commosso di quella risata, di quell’eccitamento, di quella lacrima o di quel sussulto indecente probabilmente è solo l’idea sfumata di un bel momento. Le emozioni fortunatamente non sono digitalizzabili e riproducibili. Il contesto cambia, tu e io cambiamo, e così i nostri desideri e i nostri saperi. Quella cosa che ci piaceva adesso è appiccicosa e melensa, ha perso il suo colore e le qualità che la rendevano vera.

Ecco. Allora lasciami dire una banalità. Una di quelle semplici e che fanno sempre la loro porca figura in società. Per quest’estate evita tutte le schifezze nostalgiche: se vuoi, prendile e rileggile (o leggile per la prima volta), ma se capisci che si tratta di robaccia, liberatene senza pietà.

4 Risposte to “Un fumetto per l’estate: Alla larga dalla nostalgia”

  1. Ipofrigio Says:

    Sarai sorpreso ma sono d’accordo in tutto con te: con mia enorme sorpresa tempo fa ho appreso che appunto c’è chi tutt’oggi ascolta i Nomadi o i Cugini di Campagna come se fossero qualcosa di bello e non delle foto sbiadite e un po’ ridicole.

  2. mabertoli Says:

    Apprendo da un commento di Facebook che parli di Coco. Ti dò ragione una volta di più.

  3. sparidinchiostro Says:

    Apprezzo la coltellata sui nomadi (che ascolto – pochissimo e raramente (però tutte le volte che lo faccio, lo rendo pubblico) – come se stessi andando a rivedere le foto sbiadite della mia adolescenza).
    E sì, cazzo!, parlo di Coco. Credo di averne conservato un buon ricordo da qualche parte. Ho trovato un volume al libraccio ed ero convinto di aver fatto un colpaccio. Delusione

  4. mabertoli Says:

    Era (è morto giusto un anno fa) un disegnatore/grafico valente, ma di una volgarità greve, c’è poco da dire.

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