Rhââ Lovely

Echo

C’è un giornale che ho molto amato, che non mi piace più da anni e che, tutte le volte che passo dalla Francia, mi ostino ad acquistare. Lo faccio con una sistematicità tale da esserne quasi imbarazzato. Il giornale si chiama “L’echo des savanes” e quando lo compro ho sempre la sensazione di portare a casa una roba un po’ sozza. Piena di porcatine. Oh, intendiamoci: mica intendo, con porcatine, le donne nude o il sesso più o meno esplicito. Anzi, più esplicito è più il rischio porcatina viene sventato. Le porcatine di “Echo” sono i servizi con le ragazze che ammiccano e fanno vedere uno spicchio di tetta o i fumetti volgari nella realizzazione e nella battuta sguaiata.

Ma se è così pieno di porcatine, mi dirai, perché ti ostini a comprarlo? Allora è vero, come dice quel Boris amico tuo, che ami avvicinarti alle cose che non ti piacciono per parlarne male!

Macché. Lo compro perché “L’echo des savanes” ha una storia ch’entro mi rugge. Una storia che inizia nel maggio del 1972, quando i tre comici più importanti di “Pilote” non sopportano più la dittatura di Goscinny e Charler. Hanno capito bene che la comicità di Harvey Kurtzman, il segno alieno di Wally Wood, la sessualità timida e perversa di Robert Crumb possono essere declinate in forme diverse da quelle canonizzate da Goscinny, che è un genio ma mica è simpatico a tutti (quel gran fico di Pierre Christin continua a dire che il papà di Asterix è uno sceneggiatore sopravvalutato che ha applicato con perizia la lezione di “Mad”: non sono completamente d’accordo, ma ci sta). I tre tipi che decidono di fondare il proprio giornale – con la benedizione di Goscinny, si sappia – sono Marcel Gotlib, che aveva mostrato l’esaltazione orgasmica dei corpi in sequenze di vignette con corpi dai movimenti sempre più esasperati in Rubrique-a-brac, Nikita Mandryka, il cui cetriolo mascherato era apparso anche sul “Linus” di Gandini, e Claire Bretécher, che di lì a poco avrebbe occupato sul “Nouvel Observateur” , con i suoi Frustrati, le stesse pagine che erano state della donna seduta di Copi (del gigantesco Copi).

Il maggio del 1972, nella storia del fumetto europeo, mica è una data a casaccio. Si colloca pochi mesi dopo la caduta della casa Gandini. Quel genio milanese aveva ceduto la proprietà della testata “Linus” e del marchio editoriale a essa collegata, Milano Libri, alla Rizzoli. Lo aveva fatto perché quel giornale non gli somigliava più. Le idee di “Linus”, mescolate al collezionismo dei soldatini di Crepax, alla follia di “Ubu”, ai libri per bambini venduti nella libreria di via Verdi 2, sarebbero confluite nel “Giornalone”. Purtroppo, per soli 4 numeri.

La vendita di “Linus” alla Rizzoli, nel dicembre del 1971, fu un evento importantissimo, anche perché Oreste del Buono, che del giornale di Gandini era stato un’anima e un socio, aveva deciso di non cedere a Rizzoli il proprio miserrimo 2%. Con quella percentuale, con la sua grande intelligenza editoriale e con la garanzia di gestire il cambio societario con grande continuità, era diventato, nel gennaio del 1972, il nuovo direttore, responsabile ed editoriale, del giornale e dei suoi supplementi. Supplementi, sia detto per inciso, che presto sarebbero confluiti in “Alterlinus”. Ma questa è un’altra storia.

Possiedo alcuni dei primi numeri di “L’echo des savanes”. Contengono fumetti bellissimi ed estremi dei tre fondatori (i miei preferiti sono quelli di Gotlib, poi confluiti in Rhââ Lovely), robe brevi e inedite di Harvey Kurtzman e, in quarta di copertina, pagine assurde disegnate da un matto cileno che, poco dopo, avrebbe fatto del gran cinema e anche, per un breve periodo, del grande fumetto, Alejandro Jodorowsky.

Questa roba mi rimbomba dentro.

Devo tornare quindi alla mia turpe rivelazione. Tutte le volte che passo accanto a un’edicola francese, compro il nuovo numero di “L’echo des savanes”.

L’ho fatto anche ieri.

Stupore.

Anche se in questo numero ci sono cose di Chauzy e di Pascal Magnat che meritano di essere guardate, i fumetti non sono più il motore di quel giornale. È diventato un’altra cosa. Gli articoli, le foto, le notizie sono divertenti. Una gran lettura estiva da sdraio, da alternare al romanzo che non ingrana e al saggio troppo pesante per i miei addominali decisamente rilassati. E, in questi giorni, giuro, non è poco.

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