Il mio nome è Meme, Ici Même

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Hai presente Ici Même? Sceneggiatura di Jean Claude Forest e disegni di Jacques Tardi. Centosessantatré pagine di fumetto apparse a puntate sui primi numeri della rivista “(A Suivre)”, nel 1978. In italiano lo si è visto in due edizioni, a oltre vent’anni di distanza l’una dall’altra. La prima volta è stato pubblicato dall’Isola trovata nel 1980 (un anno esatto dopo la prima edizione in volume in Francia per Casterman), con il titolo Il paese chiuso; la seconda, nel 2003, da Coconino, con il titolo Il signore di Montetetro.
In tutti e due i casi, il traduttore e l’editore hanno reputato che il titolo francese (che significa banalmente Proprio qui) fosse intraducibile. In tutti e due i casi il libro ha conquistato un titolo alternativo decisamente meno bello di quello originale. L’Isola trovata ha scelto di dare all’intero fumetto il titolo del primo capitolo, Coconino si è inventata una locuzione che sentisse di Nostri Antenati calviniani.

“(A Suivre)”, al suo apparire nel 1978,  tentava una piccola rivoluzione locale. Si scagliava contro il vincolo imposto dal formato dominante del fumetto francese: l’albo cartonato di 48 pagine a colori. Su “(À Suivre)” venivano presentati fumetti la cui lunghezza poteva permettersi di essere indifferente a quel vincolo. In questo modo, le storie potevano continuare – puntata dopo puntata – fino alla loro naturale conclusione. Altro che 48 pagine a colori (il famigerato 48cc di cui parla JC Menu)! Centosessantatré tavole in bianco e nero, stampate su carta opaca, ma non per questo povere. Anzi, le ambizioni narrative dei fumetti di “(A Suivre)” erano tali da essere esplicitate fin dall’editoriale del primo numero: “sarà l’irruzione selvaggia del fumetto nella letteratura”. Non della letteratura nel fumetto: mica sottigliezze.

A molti di noi Ici Même è parso un capolavoro. Un fumetto bellissimo capace di teorizzare il fumetto. Arthur Même è il padrone delle pareti che chiudono il paese. Vive sui bordi delle vignette e apre porte perché i personaggi passino da un quadro al successivo, per vivere. Lo dice molto bene Boris durante le birre e da qualche parte lo ha pure scritto (però non sono riuscito a trovarlo, cerca un po’ anche tu, QUI).

Eppure, questa perfetta teorizzazione del fumetto potrebbe essere involontaria. Le intenzioni degli autori potrebbero essere lontanissime da quelle dell’opera. Accidenti!

Pare che Forest – che non amava particolarmente fare fumetti e si considerava un disegnatore mediocre – avesse scritto quella storia nel 1968 perché diventasse una serie televisiva. Era stato a lungo a Cinecittà e aveva nasato l’atmosfera del cinema e aveva pensato di poter cambiare il proprio mestiere. QUesta idea gli era venuta durante la lavorazione di Barbarella, film diretto da Roger Vadim e interpretato da Jane Fonda. Ricordi? E’ questo.

La storia del tipo che vive sui muri non piace ai produttori televisivi. Allora, siccome non si butta mai via niente, Forest cerca un disegnatore che trasformi quelle parole in pagine di fumetto. Chiede un po’ a tutti, anche a Moebius, ottenendo però solo gentili dinieghi.
Finalmente, nel 1978, trova un editore e un disegnatore per la sua storia. Purtroppo Jacques Tardi si vuole liberare di quelle pagine in fretta e, come dicono i professionisti, tira via. Già. Hai letto bene. Anzi. fattelo dire da lui:

Ici Même avrebbe potuto essere migliore. Avrei potuto dedicarci più cura, ma non è stato tecnicamente possibile, perché avevo un sacco di lavoro da fare in poco tempo. A ciò bisogna aggiungere che era molto più divertente andare a lavorare per le Editions du Square che per Casterman. Erano più folli e c’era un’atmosfera di divertimento e leggerezza che, purtroppo, sarebbe durata solo un anno.

Editions du Square è la casa editrice fondata dal professor Choron che pubblica prima il settimanale satirico “Hara Kiri” e poi, quando questo è costretto alla chiusura da una trovata geniale (ma purtroppo censurabile), “Charlie”, settimanale e mensile. Lavorare da quelle parti, significa stare accanto allo stesso Choron, a Cavanna, a Fred, a Reiser, a Wolinski, … Vero godimento.

Comunque, a un certo punto, il professor Choron ha una idea magnifica. Decide di assegnare il coordinamento redazionale dei fumetti della casa editrice a Jean Patrick Manchette. Hai presente? Autore di una decina di romanzi neri formidabili, uno che diceva che il noir non può che essere “sociale” (se non lo conosci e non sai da dove cominciare, ti consiglio Posizione di tiro e Fatale). Sulla carta l’incarico è stato assegnato a uno che deve necessariamente sapere il fatto suo (per capire quanto Manchette capisse di narrazioni, basta sfogliare Le ombre inquietepubblicato da Cargo nel 2006); in pratica, la situazione è un po’ più complessa. Lasciamo che ce lo dica, ancora una volta, Tardi:

Manchette era stato promosso redattore capo per i fumetti e questa era stata una pessima idea. Aveva affrontato quel lavoro in modo sconclusionato e completamente folle. La prima cosa che aveva fatto Choron dopo avergli assegnato l’incarico, era stata riempire il frigo di bottiglie di birra, vino e champagne, a completa disposizione di Manchette. Puoi immaginarti l’atmosfera. La sola cosa buona che ho avuto dalle Editions du Square è stata conoscere Dominique Grange, che sarebbe diventata mia moglie e che sarebbe succeduta a Manchette come redattore capo.

Per la cronaca, Editions du Square chiude i battenti nel 1981 e il marchio viene assorbito da Albin Michel.

(i pezzi di intervista a Tardi vengono da Comics Journal 302)

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Una Risposta to “Il mio nome è Meme, Ici Même”

  1. Anarchivio | Spari d'inchiostro Says:

    […] Il dodici agosto ho scoperto che Ici Même è un libro tirato via. Me lo ha raccontato Jacques Tardi in un’intervista in cui parlava anche di Forest e di Manchette. Il mio nome è Meme, Ici Même. […]

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