A volte

by

COPI-portrait-loretta

Sto scrivendo, da qualche tempo, una cosa che mi porta via un sacco di tempo e di concentrazione. Rimanere concentrato per dei mesi sullo stesso tema non è nella mia natura. A volte mi ritrovo a cincischiare e a perdermi in derive impreviste. Per esempio, scrivendo di Copi, mi sono scoperto a fare una manfrina ingiustificabile sui metodi di indagine. Mi sono fermato e ho cancellato tutto prima di tentare un’analisi comparata di Dupin di Poe, Holmes di Doyle, Ingravallo di Gadda, il poliziotto della Promessa di Durrenmat e Gently di Adams. Per fortuna. Pensa che mi ero incastrato qui:

Uso la parola “molteplicità”, cercando lo stesso significato che le diede Italo Calvino nella quinta delle sue Lezioni americane. Lo scrittore apriva quella conferenza con una lunga citazione dall’inizio di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, riportando le pagine in cui Carlo Emilio Gadda descriveva il metodo d’indagine del commissario Ciccio Ingravallo:

“Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo.”

Proprio riferendosi all’idea di “gnommero”, Calvino intendeva parlare di molteplicità, scegliendo come tema “il romanzo contemporaneo come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo”. Calvino sceglie Gadda come scrittore simbolo per questo modello narrativo molteplice. Com’è noto, il Pasticciaccio è un’opera incompiuta e, annota Calvino, questa sua incompletezza è necessaria alla forma compiuta del romanzo. Ancora nelle Lezioni americane, scrive:

“Come nevrotico, Gadda getta tutto se stesso nella pagina che scrive, con tutte le sue angosce e ossessioni, cosicché spesso il disegno si perde, i dettagli crescono fino a coprire tutto il quadro. Quello che doveva essere un romanzo poliziesco resta senza soluzione; si può dire che tutti i suoi romanzi siano rimasti allo stato d’opere incompiute o di frammenti, come rovine d’ambiziosi progetti, che conservano i segni dello sfarzo e della cura meticolosa con cui furono concepite.”

Se il modello di indagine non è più quello deduttivo (o, meglio, induttivo), definito da Sherlock Holmes, basato sulla ricostruzione degli unici eventi possibili, dopo un’accurata analisi dei dettagli e degli indizi, allora la soluzione dell’enigma poliziesco, dello gnommero, non può che essere inesatta, parziale, incompiuta. Il mondo molteplice, perché “il fattaccio”, come sottolineano Gadda e il commissario Ingravallo, è “l’effetto di tutta una rosa di causali che gli eran soffiate addosso a molinello (come i sedici venti della rosa dei venti quando s’avviluppano a tromba in una depressione ciclonica) e avevano finito per strizzare nel vortice del delitto la debilitata «ragione del mondo»”.

(Gli è che cancellare mi costa fatica. Dovrei imparare a farlo a cuor leggero. Invece di fare control-X, dovrei ricordarmi che ho anche il bottone “DELETE”. Questo è proprio un cattivo uso del blog. Ma non il peggiore.)

4 Risposte to “A volte”

  1. andrea403 Says:

    Avevo scritto un commento più lungo del tuo post e sono stato giustamente punito: “sorry your comment can’t be posted” e morta lì, parole perse per sempre…

    ora è escluso che lo rifaccia… ho capito la lezione, magari te ne parlerò a voce. Comunque nel mio commento:

    1. dicevo che secondo me questo non è un cattivo uso del blog
    2. citavo U.Eco che tra induzione e deduzione per Holmes e Dupin preferisce usare abduzione e citavo il libro in cui ne parla (“Il segno dei tre”) e la volta che nel 1983 gliene ho sentito parlare alla Statale.
    3. RICOPIAVO a mano i tre brani del meridiano dedicato alle lettere di Calvino in cui viene citata la rivista linus (proprio nulla di capitale, ma mi faveva piacere farlo).

  2. andrea403 Says:

    Gli è che cancellare mi costa fatica

    se scrivessi direttamente su wordpress, ogni tanto, ci penserebbe lui a evitarti questa fatica🙂

  3. sparidinchiostro Says:

    Mandami i numeri di pagina dei tre brani, pliz.
    Uno credo sia quello dell’intervista in cui parla del progetto di rivista mai fatta (Alibaba), ma gli altri due?
    Per inciso su uno dei primi numeri di linus, calvino pubblica gli uccelli a pochi mesi dalla pubblicazione di ti con zero.
    Non ci crederai ma dove ho scritto induttivo, volevo scrivere abduttivo. Mi è rimasto nella tastiera.

  4. andrea403 Says:

    Sì, la prima (e per certi versi più interessante) citazione è a pag. LXV nella cronologia dove si cita l’intervista uscita sul libro Garzanti di Camon, in cui Calvino parla della rivista in gestazione con Celati & Co.

    A pag. 1374 cita la notte buia e tempestosa di Snoopy (“un poster di quelli di «Linus»”) come prima ispirazione di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”.

    E a pag. 905 c’è tutto l’ultimo paragrafo della lettera (novembre 1965) a A.M. Ripellino in cui parla brevemente di fumetti e cita Linus dando quasi per scontato che Ripellino lo leggesse.

    Che tu volessi scrivere abduttivo mi pare credibilissimo, visto che è il termine appropriato : )

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: