100 Cose (su di me)

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Un blog, in fondo, lo tieni anche perché hai un ego ipertrofico. Tutta questa esuberanza, così difficile da contenere, da qualche parte deve pur trovarlo uno sfogo. Ho deciso che festeggio l’ingresso nel decimo anno di sparidinchiostro (sì, questo blog nasceva il 15 settembre 2004) raccontandoti i miei più turpi segreti. Eccoli.

100

1. Sono nato alla fine degli anni Sessanta: troppo tardi per godermi la Liberazione, il Miracolo, la nascita di “Linus” e perfino il maggio del 1968.

2. Sparidinchiostro non è un nome: se mi chiami così, non capisco che stai parlando con me.

3. Dopo Paolo, sulla mia carta d’identità, c’è scritto Francesco e quel secondo nome è là solo per rendere più difficile il mio codice fiscale.

4. Sono cresciuto vicino Milano, ma immerso in una provincia così profonda che, fino alla maggiore età, Messina e Saronno mi sono parse delle metropoli.

5. Sono laureato in niente. Anzi, in università ci sono passato solo da turista.

6. Mai fumato. Niente. Mai.

7. Per anni ho fatto un lavoro di consulenza che mi costringeva a prendere un aereo il lunedì mattina per andare a parlare un cattivo inglese, lontano da casa, fino al venerdì sera.

8. In quegli anni mi è capitato di dormire, accartocciato, su una sedia assassina in una sala macchine o, spaparanzato, in un letto gigantesco nella presidential suite di un hotel lussuosissimo.

9. Ho un pessimo rapporto con il cinema: mi addormento.

10. Ma I 400 colpi è dio.

Antoine

11. Tra il 1987 e il 1992 ho avuto problemi di insonnia. Poi basta. Adesso, se smetti per un attimo di far rumore, mi addormento.

12. Mangio quasi tutto e quel “quasi” esclude pochissime cose: non sopporto i formaggi con le muffe e quelli che sentono di ammonio. Ma se non c’è altro mangio anche quelli.

13. In questo momento, ho voglia di mangiare dei ravioli di carne alla griglia. Ne sono certo.

14. Mi sveglio alle 7.00, indipendentemente da quando sono andato a letto.

15. Bevo poco e con poca convinzione, ma la birra mi piace tantissimo.

16. Gli sport di squadra mi annoiano più o meno tutti, ma il calcio di più.

17. Non ho mai avuto la tessera di un partito o di un movimento.

18. Ma sono tesserato ARCI e tutte le settimane passo una sera, quasi sempre quella del giovedì, sui tavolacci di legno della Scighera, in Bovisa.

19. Le serie TV mi piacciono tantissimo. Fino alla terza puntata.

20. Tranne Battlestar Galactica, che è dio.

BG

21. Voto. Di solito, altrove.

22. Se non sono d’accordo con chi mi sta parlando dico “Nooo”, trascinando quella O con fare saccente. È sgradevolissimo e, io per primo, mi infastidisco, ma non sono capace di evitarlo.

23. Se mi si chiede di partecipare a qualcosa, mi è molto difficile non essere disponibile. E non è questione di altruismo.

24. Mi piacerebbe avere sensi di colpa. Spesso devo simulare il rimorso che non sento.

25. Sono molto orgoglioso dei giornaletti che, con altri, ho fatto per un po’: Nubi e MOSSO.

26. Sono molto orgoglioso di un mio progetto che non è mai andato da nessuna parte: lo Gnommero.

27. Per anni ho letto romanzi a nastro. Senza interruzione. Centinaia l’anno come se non ci fosse un domani.

28. Soprattutto narrativa di genere con una passione insana per i gialli.

29. Da qualche parte, all’inizio del Ventunesimo secolo, ho smesso con i romanzi. Ora leggo solo saggi e fumetti.

30. Però Protesi di Andreu Martin continua a essere dio.

dentiera

31. Ho un impiego da 40 ore la settimana (il famoso “postofisso”) e succede anche che mi ci diverta.

32. Nelle restanti 128 ore di quella stessa settimana, vivo.

33. Sono molto orgoglioso anche dei piccoli festival al cui fallimento ho contribuito fattivamente: il piccolo Festival del fumetto a Cremona e Streep a Milano.

34. Dal 15 settembre del 2004 ho un blog che si chiama sparidinchiostro. E… Nooo, Sparidinchiostro non è un nome.

35. Il blog è nato come esercizio di resistenza umana perché, postando con continuità, io imparassi a scrivere. A ben vedere, forse, non ha funzionato un granché.

36. Mi piacerebbe tantissimo tenere una rubrica su un settimanale. Una volta ci ho pure provato, ma non era una rubrica e neppure un settimanale.

37. Negli anni ho collaborato con giornali cartacei che mi piacevano e di questo sono proprio felice.

38. Sono fottutamente prevedibile.

39. Leggo fumetti e non mi interessa particolarmente il cinema d’animazione.

40. Ma gran parte dei film di Hayao Miyazaki (Soprattutto Totoro, Kiki e Ponyo) è dio.

Totoro

41. E poi amo Tokyo Godfathers di Satoshi Kon. E anche tutti gli altri suoi film.

42. Sto scrivendo un libro sulla storia del giornale “Linus” e sul suo rapporto con Milano, la città che lo ha espresso.

43. Milano è la mia città. Non ci sono nato, non ho mai avuto una casa entro i suoi confini. Non l’ho incontrata veramente fino ai quarant’anni. Ma è la mia città. Oh, se lo è.

44. Mica la Milano del miracolo economico, o quella della creatività e della cultura, o quella degli anni di piombo, del disagio, del riflusso, da bere, di tangentopoli, … Milano. Oggi.

45. I confini della mia Milano sono variabili. A volte si chiudono nel quadrilatero, altre arrivano ai Bastioni, e altre ancora si spingono fino all’Isola o, addirittura, alla Bovisa. Ci sono momenti in cui la mia Milano arriva fino a Sesto San Giovanni.

46. In Bovisa c’è un certo locale sulle cui panche di legno ho bevuto birra, ho chiacchierato con le persone più interessanti dell’universo, ho litigato, ho guardato donne bellissime. Se passi il giovedì e hai voglia di chiacchierare o di litigare, ci sono.

47. Sono pigro.

48. Veramente pigro.

49. Il mio gatto si chiama Harvey. Come il coniglio. Come Kurtzman. Ma io lo chiamo “gatto!”.

50. E le storie di guerra di Harvey Kurtzman sono dio.

Kurtz

51. Se non mi sforzo, rischio di vestirmi sempre allo stesso modo: bluejeans e camicia bianca, in inverno; bluejeans e polo bianca, in estate.

52. Ai piedi, un paio di polacchine scamosciate. Estate e inverno.

53. E mica perché mi sono scelto uno stile. È proprio indolenza: apro l’armadio e dentro, appese, ci sono una fila di bluejeans e una fila di camicie. Nel cassetto una pigna di polo.

54. Fino al 2007, ho indossato sistematicamente completo e cravatta.

55. A proposito di cravatta: ancora so fare diversi nodi senza guardarmi allo specchio. Anni ad annodarsi la cravatta sull’aereo, prima che il sole sorgesse, hanno fatto il loro fottuto lavoro pavloviano. Ora le mie dita sanno.

56. Avevo anche i capelli corti.

57. Ho un’insana passione per le T-shirt con disegni bellissimi. Non ne ho tante, ma se ne incontro una che mi piace in una vetrina, entro nel negozio.

58. E io, nei negozi, ci entro solo quando proprio non posso farne a meno.

59. Nei miei acquisti casuali di abiti, non mi affeziono alle marche d’abbigliamento.

60. Ma le clarks sono dio.

Clarks

61. Sono un uomo di mezza età a cui piace fare a botte.

62. Quasi venticinque anni fa stavo in una palestra un sacco di ore ogni settimana e facevo un buon Karate. Poi, all’improvviso, ho smesso. Per oltre vent’anni. Adesso, da qualche anno, sono tornato ad allenarmi con il mio unico sensei.

63. Il sensei e io siamo i soli uomini di mezza età in quella palestra. I ragazzi e le ragazze con cui mi alleno sono giovani, forti, allenati e veloci. Io no.

64. Sono lento e legnosissimo, ma tiro ancora dei bei calci. Non basta. Periodicamente mi ritrovo a dormire sul divano, dolorante per le costole incrinate.

65. Il ketoprofene, con quel disgustoso aroma mentolato, fa miracoli.

66. Nei giorni in cui fa male muoversi, non vado in palestra. E, in quei momenti, fanno capolino frequenti attacchi di cervicale. Per fortuna che sto già prendendo il ketoprofene.

67. Compro quasi tutti i libri che leggo. Devo confessare, però, che compro anche molti dei libri che non leggo.

68. La mensola dei libri ancora da leggere è piena, ma non esiste nessuna mensola così tanto piena da non tollerare un altro libro.

69. Mi piace l’odore della legatura e della stampa. Ci ficco il naso dentro con fare malsano. Sono certo che la ridda di sensazione che mi monta dentro in quei momenti sia illegale in molti stati.

70. Il peso della sportina con dentro tre libri nella mano destra è dio.

UnMucchioDiLibri

71. Ho smesso le scorribande in libreria che hanno caratterizzato gran parte della mia vita. Oggi non ho neanche più una libreria di riferimento. Non me ne piace nessuna e ci entro solo se so che libri devo comprare.

72. Tutte le librerie che ho più amato o sono morte o si sono snaturate al punto di rendersi irriconoscibili. Se tu fossi così gentile da indicarmi un paradiso, te ne sarei per sempre grato.

73. Già. Tendo a darti del tu. Mi piace molto rivolgermi proprio a te. Individualmente. Magari tutta questa confidenza ti dà fastidio.

74. Da bambino, ho imparato prestissimo a dare del lei agli adulti e a rivolgermi a loro con il rispetto dovuto alla loro età ed esperienza.

75. Non ho ancora superato il trauma dell’aver scoperto che, nella maggior parte dei casi, gli adulti sono (ed erano) delle persone piccole piccole.

76. Adesso, per evitare di sbagliare, do del lei solo a persone che hanno almeno trent’anni più di me o a persone che non voglio si avvicinino troppo.

77. Non mi piace il contatto fisico.

78. Se mi incontri e ti viene voglia di darmi una pacca sulla spalla, ripensaci. Probabilmente non ne sarò felice.

79. Una volta mi hanno presentato un intellettuale che rispetto tantissimo, Goffredo Fofi. La prima cosa che ha fatto è stata abbracciarmi.

80. L’abbraccio è dio.

Hug

81. Sono colmo di contraddizioni. Probabilità e imprevisti, non pervenuti.

82. Amo i videogiochi, ma non posso giocarli, perché non ho nessuna capacità di autocontrollo.

83. Sono così pigro che, quando comincio a fare una cosa, non riesco a smettere.

84. Con i videogiochi funziona così. Inizio sbuffando, chiedendomi chi possa trovare interessante quella sciocchezza. Due giorni dopo, disinstallo il gioco, lo butto e vado a dormire, prima che l’assenza di sonno produca danni irreversibili al mio potere cognitivo.

85. Intorno ai vent’anni. Per un decennio circa, ho scritto codice (quelli che non lo hanno mai fatto, usano il verbo “programmare”). La mia personalità ossessivo-compulsiva ne godeva tantissimo.

86. Ho usato linguaggi di programmazione che adesso odorano di pleistocene: Prolog, Lisp, Ada, C, C++. E siccome non sono capace di mantenere la rotta, mi ricordo un sacco di cose inutili sulle grammatiche formali di Chomsky, sui garbage collector, sulla normalizzazione dei Data Base relazionali, sull’ereditarietà nelle classi di oggetti, sull’allocazione in stack e heap…

87. Gli informatici della mia generazione fanno finta di godere delle variazioni Goldberg (in una delle esecuzioni di Glenn Gould), perché ne hanno letto su Gödel, Escher e Bach: Un’eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter.

88. Agli informatici della mia generazione piace la fantascienza (e rimarcare la distanza tra vero programmatore e mangiatore di ciocorì).

89. Non ho mai finito Gödel, Escher e Bach e la fantascienza fatta di tecnologie e astronavi mi ha sempre un po’ annoiato.

90. Però La settima vittima di Robert Sheckley è dio.

la-decima-vittima

91. Mi indispettisco se, quando chiedo “che musica ascolti?”, mi rispondi “Mah… Un po’ di tutto”.

92. Ascolto un po’ di tutto. Capendo, però, molto poco.

93. I tatuaggi mi piacciono tantissimo. Sulla pelle degli altri.

94. Se hai un tatuaggio sul seno sinistro e ti sembra che ti stia fissando la scollatura, sappi che sto guardando anche il tatuaggio.

95. Non sopporto l’aver generato aspettative nel prossimo. Per esempio, leggendo il titolo, adesso tu ti aspetti che io arrivi a 100 fatti diversi su di me.

96. E io sono così pigro.

97. Ho già detto che sono pigro?

98. Ci sono parole difficili che amo usare quando il mio interlocutore non se le aspetta. Credo abbiano funzione apotropaica.

99. Paragnosia è una parola, bellissima, sul cui significato sono incerto ma che uso: siccome non riconosco le persone, mi ci rifugio spesso.

100. Però sono agnostico.

12 Risposte to “100 Cose (su di me)”

  1. Ipofrigio Says:

    TANTI AUGURI!

    Quando al primo punto, una delle poche fortune di essere nati in quegli anni è che ci siamo potuti perdere «il Sessantotto» e «il Settantasette». Io non smetterei mai di ringraziarne D*o.

  2. sparidinchiostro Says:

    Grazie IPO

  3. micgin65 Says:

    stupendo

  4. LeDueNellie Says:

    Punto 35: ha funzionato benissimo! A leggere questi punti mi sembra quasi di aver passato una serata insieme sulle panchine di legno e di essermi scompisciata dalle risate. Che belli gli stessi miei obiettivi scritti nel tuo punto 35: spero di parlarne nel 2023!

  5. Samuel Zarbock Says:

    Tanti auguri a Spari per il compleanno.
    E i miei complimenti a Paolo per questo elenco🙂

  6. sparidinchiostro Says:

    Grazie, Michele!

    Nellie: Grazie. L’osteria è quella. Quando vuoi, raggiungici. (magari dando un segnale prima ché ci sono giovedì che cascano in altri giorni.)

    Sam: Grazie. Però è un non compleanno.

  7. Michele Mordente Says:

    e bello (credere di) conoscerti un po’ di più…

  8. sparidinchiostro Says:

    Che bella cosa dici, Michele. Abbraccio.

  9. Marco Pellitteri Says:

    Divertente! Ora mi stai un po’ meno antipatico🙂 (Scherzo).
    E a parte gli scherzi, si apprezza di più quel che si conosce meglio. (Tranne alcune clamorose eccezioni, ovviamente).

  10. Rassegnati (14022014) | Spari d'inchiostro Says:

    […] di lui in occasione del suo 46esimo compleanno. Del secondo post, va detto che è un rilancio su una cosa che avevo fatto anch’io. Ne avevo dette solo 100 e si è preso una rivincita. […]

  11. 321Clic Says:

    Se leggi Corto Maltese e nella tua libreria ci sono le edizioni della Milano Libri, anche te sei dio. Ma mi posso “accontentare” anche di Crepax o Pazienza. Piacere di averti incontrato.

  12. 321Clic Says:

    Ho letto un po’ di articoli nel blog. Lo sei.

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