the bus

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La toponomastica non mi aiuta. Boris trascina me e il suo cane gigantesco, affettuoso e bavoso (non sai quanto bavoso) per le strade di Marsiglia. Possono indicarmi qualsiasi direzione, lui e il cane, e io, senza neanche pensarci, rispondo “Sì”. Mica sono schifiltoso. Sappiamo di una vecchia libreria di fumetti con ristorante annesso che Boris ha frequentato per un po’. E la cerchiamo, ché siamo personcine determinate, noi. Non ti credere.

Quando ci arriviamo, è chiusa. Da cinque anni.

Per rinfrancare spirito e corpo, ci imbottiamo di samosa comprati al mercato e cerchiamo la pression perfetta. Oltre che determinati, siamo anche metodici: le proviamo tutte. Quando i triangolini farciti fritti e l’alcol ci hanno ormai condotto al giusto livello di allegria, si para davanti ai nostri occhi un negozio inatteso.

OmbraDiMarx

Con quel nome, Boris e io non possiamo che entrarci gioiosi. L’enorme cane bavoso, appena varcata la soglia, fa la sua cosa da enorme cane bavoso: si scrolla lanciando pesanti lapilli di abbacinante biancore tutto intorno. Il rumore molle, come di schiaffi sulle pareti, mi chiarisce che, per una volta, sono stato graziato.

La libreria è bella: piena di volumi vecchi e nuovi e gestita da un ragazzo che non fa neanche un plissé di fronte agli eccessi salivari canini. Iniziamo a girare tra gli scaffali.

Inforco gli occhiale e, non appena il mondo è a fuoco, una nuova sorpresa.

le bus cover

L’editore è Tanibis di Lione, mai sentito nominare. L’autore è Paul Kirchner e anche di lui non so niente. Wikipedia mi aiuta e mi spiega che non ho giustificazioni. Kirchner è uno statunitense (del Connecticut) che è stato assistente nello studio di almeno due fumettististi: prima di Tex Blaisdell, quando faceva Little Orphan Annie (va be’, mai saputo niente neanche di Baisdell, ma non mi sento in colpa) e poi di quel gigante di Wally Wood. Oltre a vivere in studio, Kirchner, nella sua vita, ha progettato giocattoli, ha fatto l’illustratore editoriale e ha disegnato per la pubblicità. A metà degli anni Settanta ha fatto una striscia sperimentale. Quella che è integralmente raccolta in questo strano volume francese, “the bus”.

È andata così. Dopo aver venduto la prima illustrazione alla rivista “Heavy Metal”, Kirchner propone la sua striscia. Ne ha già realizzate dieci mezze pagine, perché ambizioso com’è, sperava di essere pubblicato dal “Village Voice” accanto alle cose di Jules Feiffer. I disegnatori hanno grande motilità: lo spostamento d’aria prodotto dalla porta che gli viene sbattuta in faccia porta Kirchner davanti a Julie Simmons, caporedattrice di “Heavy Metal”.

Dal gennaio del 1979 al 1985, “the bus” è una presenza costante su “Heavy Metal”.

Il volume edito da Tanibis raccoglie tutti gli episodi di questo fumetto che ha proprio l’odore di quegli anni. Sperimentazioni continue e surrealismo, rotture della struttura, giochi metanarrativi, violazioni dei codici… Il tutto ampiamente innaffiato di riferimenti ininterrotti a Bosch, Dalì, Escher e Magritte.

Mentre cercavo le immagini da farti vedere, ho scoperto che Andrea Queirolo (che è più sveglio e svelto di me) te ne ha già mostrate un po’ su Conversazioni Sul Fumetto. QUI

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2 Risposte to “the bus”

  1. Carlo Tosetti Says:

    molto belle, c’è anche del Bunuel? O sbaglio?

  2. sparidinchiostro Says:

    Pare anche a me.

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