Divagazione un po’ oziosa

by

tarocco

Dovendo definire gli spazi della mia libreria, mi piacerebbe essere in grado di tracciare anche quattro aree nitide entro cui racchiudere gli elementi di quella che Stephen King, in Danse Macabre, chiama la mano dei tarocchi.

I tre romanzi che intendo qui discutere sembrano aver raggiunto di fatto quella immortalità, ed è impossibile, credo, parlare del genere dell’orrore negli anni 1950-1980, e comprenderlo sino in fondo, se non partiamo da questi tre libri. Tutti e tre vivono in una sorta di limbo, fuori della cerchia splendente dei «classici» riconosciuti della letteratura inglese, e forse a ragione.

La mano dei tarocchi, secondo King, si polarizza attorno a Dracula di Bram Stoker, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson e Frankenstein di Mary Shelley. A questi tre, per completezza, aggiunge anche Giro di Vite di Henry James. Le carte che il giocatore si trova in mano, a questo punto, sono il Vampiro, il Licantropo, la Cosa Senza Nome e il Fantasma.

Ecco, a me piacerebbe che i miei libri trovassero un modo, naturale e privo di forzature, per essere ascritti anche a questi poli di appartenenza. Poi penso che il mio fantastico deve necessariamente prestare omaggio a Jorge Luis Borges. E non alle sue città di finzioni in cui “gli specchi, e la copula, sono abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini”, ma, più semplicemente, a quella frase inserita nella prefazione dell’Antologia della Letteratura Fantastica. La frase che dice che il meglio della letteratura fantastica non è stato inclusa nell’antologia perché quei racconti vengono tutti dai grandi testi religiosi.

Mentre ronzo intorno a questi pensieri, mi imbatto in una frase che l’altro papa, quello che ha smesso di essere papa, scrive a proposito della fantascienza e capisco che il mio cercare di classificare il bello all’interno delle stanze del mio immaginario si infrange contro cose che non posso capire.

Premessa: Piergiorgio Odifreddi è autore di un libro che s’intitola Caro Papa, ti scrivo. Non l’ho letto. Il prete precedentemente conosciuto con il nome di Benedetto XVI, sì. E deve anche essergli piaciuto, se ha trovato modo di rispondere in maniera articolata. L’editoria è una macchina famelica e la risposta di Ratzinger (parzialmente pubblicata su “Repubblica”) comparirà, integralmente, come nota alla prossima edizione del libro di Odifreddi.

Ho letto il pezzo di risposta di Ratzinger che rimbalza per il web. E ci ho trovato questa frase:

Più volte, Ella mi fa notare che la teologia sarebbe fantascienza. […] La fantascienza esiste, d’altronde, nell’ambito di molte scienze. Ciò che Lei espone sulle teorie circa l’inizio e la fine del mondo in Heisenberg, Schrödinger ecc., lo designerei come fantascienza nel senso buono: sono visioni ed anticipazioni, per giungere ad una vera conoscenza, ma sono, appunto, soltanto immaginazioni con cui cerchiamo di avvicinarci alla realtà. Esiste, del resto, la fantascienza in grande stile proprio anche all’interno della teoria dell’evoluzione. Il gene egoista di Richard Dawkins è un esempio classico di fantascienza. Il grande Jacques Monod ha scritto delle frasi che egli stesso avrà inserito nella sua opera sicuramente solo come fantascienza. Cito: “La comparsa dei Vertebrati tetrapodi… trae proprio origine dal fatto che un pesce primitivo “scelse” di andare ad esplorare la terra, sulla quale era però incapace di spostarsi se non saltellando in modo maldestro e creando così, come conseguenza di una modificazione di comportamento, la pressione selettiva grazie alla quale si sarebbero sviluppati gli arti robusti dei tetrapodi. Tra i discendenti di questo audace esploratore, di questo Magellano dell’evoluzione, alcuni possono correre a una velocità superiore ai 70 chilometri orari…” (citato secondo l’edizione italiana Il caso e la necessità, Milano 2001, pagg. 117 e sgg.).

Ecco. Dopo aver sentito parlare di “fantascienza in senso buono”, penso che il codice Dewey non è poi così male e che forse i libri li dovrei proprio tenere in ordine alfabetico. In questo modo potrei inserire le cose di Benedetto XVI tra quelle di Greg Bear, C.C. Beck, Brian Michael Bendis, Gregory Benford, Stefano Benni, Ted Benoit e Alfred Bester. Così. Per senso di bontà.

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