“Sei peggio di mio figlio: qualunque stronzata… su internet”

All’inizio di febbraio, facebook compirà dieci anni. Dopo tutto questo tempo, quelli che rilasciano dichiarazione e millantano un po’ di prospettiva possono finalmente dire alcune cose su quel social network: innanzi tutto, deve smettere di essere una finestra sull’occidente; in secondo luogo, deve diventare un utility (come gas, acqua, energia elettrica, eccetera); infine, i cinque miliardi di smartphone che presto affolleranno la rete trasformeranno il mondo in una rete globale di utenti “always on” che si piacciono…

Nel frattempo noi anziani, capaci di ricordare periodi durante i quali la reperibilità telefonica era un lusso per pochissimi e il mondo succedeva senza che qualcuno ce lo twittasse in diretta, ci siamo ambientati in rete. Perché è vero che non possiamo dirci nativi digitali, ma nei suoi vent’anni e passa di vita – e d’uso – il web browser ha fatto in tempo a diventare uno dei posti in cui normalmente scorrazziamo.

Lascia che ti racconti una cosa che mi inquieta. Non sono in grado di sapere se sia un problema tutto mio o una questione generazionale. Quello che so è che, personalmente, ho con lo smartphone un rapporto di rispettoso distacco. Ne ho due in tasca a rappresentare l’attuale dicotomia della mia vita: uno personale, che uso per quasi tutto, e uno dell’azienda per cui lavoro, una sorta di walkie talkie per parlare con pochissime persona e leggere qualche mail. Nonostante il peso che mi trascino dietro neanche fosse un carapace, non uso alcuno smartphone per navigare in rete. Mai. Questo perché, per anni, navigare in rete con un telefono mobile è stato un lento delirio di pagine formattate male e di link incomprensibili e, adesso che le cose vanno meglio, non mi succede mai di sentirne il bisogno. Anche perché ho sempre con me un laptop, nello zaino in cui custodisco le mie ossessioni, e mi succede sempre più di rado di non trovare un wifi ospitale. Amo il mio laptop. Tra presbiopia e velocità di accesso preferisco di gran lunga il suo schermo e la sua tastiera alla superficie ipersensibile del mio telefono mobile.

Adesso che finalmente potrei usare ovunque il mio web browser a tutto schermo, mi trovo costretto a combattere quotidianamente con i progettisti del web. “#Coglioneno” dicono e poi progettano le home page di tutti i siti di informazione come se io dovessi per forza avere in mano un cellulare. Te le ricordi quelle belle pagine di qualche anno fa, composte da una colonna principale, con le notizie sovrapposte, accostata a un’altra colonna di piccoli box che rilanciavano le gallery di foto di gattini, di coppie scoppiate e di bellezze discinte? Ecco. I siti informativi hanno ancora, quasi sempre, quella forma. Solo che sono sparite le notizie e la colonna principale assomiglia sempre di più a quella delle curiosità. Titoli strillati affiancati a una fotina (meglio se di una tragedia, di un faccione sciocco o di una bellezza discinta) ai quali vengono integrati due o tre link.

Sospetto che questa cosa la si faccia per alcune ragioni. L’home page di un sito informativo è una pagina di appoggio che, nella battaglia dell’informazione in tempo reale, deve cambiare continuamente e presentare, sempre, nuovi e inediti ammiccamenti al navigante. Se la si costruisce con una cascata di titoli a sensazione e di foto da bassi istinti, l’utente è costretto a cliccare, raggiungendo così una nuova pagina con nuovi link e nuove pubblicità. Inoltre la home page (e tutte le prime pagine dei canali tematici) sono, per quanto attiene alla gestione dei contenuti, le più difficili da maneggiare. La pagina che compare all’utente viene costruita sulla scorta di regole di aggregazione e visualizzazione dettate dal riconoscimento della piattaforma client (prevalentemente il browser, ma anche il sistema operativo e il dispositivo). Riducendo le differenze tra i contenuti destinati specificamente all’uno o all’altro supporto, la gestione diventa decisamente più semplice e meno costosa.

Tutti questi benefici si infrangono contro i desideri di quegli utenti che, come me, non hanno un rapporto particolarmente affettuoso né con la pubblicità né con il proprio smartphone.

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6 pensieri su ““Sei peggio di mio figlio: qualunque stronzata… su internet”

  1. Tra qualche anno, quando saremo tutti connessi grazie alla risonanza Schumann, ci lamenteremo della bassa risoluzione della connessione mentale del vicino o dell’invadenza dei suoi banner neurali. La vita è un gioioso stivaletto malese!

  2. la risonanza Schumann

    Bellissima. Per me la «risonanza Schumann» è quando tengo premuto il pedale di risonanza leggendo le ultime battute della Humoreske di Schumann.

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