La legge della colt

Di recente ho rivisto Pronti a morire e mi sono chiesto per quale motivo Sam Raimi non è diventato Quentin Tarantino. Mica l’ho trovata una risposta. Racconta benissimo storie di niente, ha una padronanza tecnica straordinaria, affastella i frantumi del suo immaginario davanti allo sguardo del pubblico. Una pulsione irrefrenabile al racconto popolare pervade tutti i suoi film fino a quel punto: i tre Evil Dead, Crimewave (sì, lo so, ha anche un titolo italiano), Darkman e, nel 1995, Pronti a morire. Dopo quel film, Raimi si normalizza (sì, certo, il secondo Spiderman è un filmone, ma non mi costringere a divagare). Pronti a morire è un trattato di racconto popolare: antagonismi, generi, scarti di ritmo, sesso , violenza, rivalsa, amore e morte… E tutto questo con spirito di infinito cazzeggio.

Il titolo originale di quel film è più bello di quello scelto per l’edizione italiana: The Quick and The Dead. Lo svelto e il morto è il titolo perfetto per un film che racconta un’infilata di duelli che neanche il torneo Tenkaichi di Dragonball: due supereroi della pistolettata si affrontano e solo uno dei due rimane in piedi in un crescendo di abilità e superpoteri.

Grande sorpresa, qualche sera fa, quando scandagliando una libreria milanese, per comprendere il potere sovversivo della carta, mi sono imbattuto in un librino completamente inatteso. Meridiano Zero era una casa editrice interessante. Poi, un paio di anni fa, è stata rilevata da Odoya e da quel momento ha intensificato il proprio interesse per le narrazioni di genere.

Adesso, a prezzo molto contenuto (10 euro), è uscito il primo volume della collana “West”. Chiaramente non può che essere dedicato a Louis L’Amour che viene ripresentato ai lettori italiani con il romanzo “Lo svelto e il morto”. Nonostante l’omonimia, non c’entra niente con il film di Raimi: racconta di gente di città che si immerge nel selvaggio west e deve sopravvivere a un mondo violentissimo. Ci sono una famiglia, un cavaliere solitario ma non troppo, una donna bellissima, un ragazzo che si inselvatichisce, una banda di catti-cattivissimi, gli indiani buoni, gli indiani cattivi, gli svelti e i morti.

L’ho letto in una sera, con lo stesso divertimento con cui, da ragazzo, divoravo gli Urania e i Gialli. Non credo valga la pena di conservarlo. Non avrò mai più bisogno di rileggerlo e non rimpiangerò l’averlo immesso nel circuito delle biblioteche, ma che bello smettere di leggere un romanzetto leggero e veloce e sentire ancora addosso il sapore di quella lettura d’altri tempi.

Vero divertimento.

Lo svelto e il morto

Annunci

7 pensieri su “La legge della colt

  1. Io l’avrei tenuto per tastare, di tanto in tanto, quel ricordo, oggetto evocante una sensazione adolescenziale spensierata. Considerando pero i miei vari e continui spostamenti, visto tutto cio che di materiale e immateriale ho perduto donato lasciato dimenticato e la fatigue che mi provoca ogni trasloco probabilmente, si, anch’io lo avrei ceduto. O forse no. (Faut pas m’en vouloir si je tape comme une petite négresse : mon clavier français n’a ni le “o” ni le “i” accentués). Sinon, je n’aime pas les western. Est-ce grave ?

  2. E’ un po’ grave, Coralie. Ma non ti preoccupare. Conosco gente che dice “a me non piace la fantascienza” o “a me non piacciono i gialli”. Come se il genere formasse il racconto in modo definitivo. Poi li leggono quei libri (o guardano quei film) e dicono “a me non piace il western ma gli spietati è un grande film sulla sopravvivenza di un uomo in condizioni limite”

  3. Per esempio, nel formato dei romanzetti Urania ci ho letto Philip Dick e in quello dei gialli Leo Malet. Erano romanzetti, però. Sottili, piccini, li mettevi in tasca, li spiegazzavi e li lasciavi sul treno. Oggetti popolarissimi e senza pretese di formato. Oggi quando prendo in mano un giallo mi sembra di avere una mattonella svogliata che non ha troppa intenzione di farsi leggere.

  4. Anch’io ho tradotto un romanzo che s’intitola «The Quick and the Dead»

    http://www.nutrimenti.net/libro.asp?lib=53

    Ho tradotto il titolo I vivi e i morti perché questo significa, nell’inglese della Bibbia di Re Giacomo (e nel Credo in quella lingua). Però, sia scaltrezza o sia naïveté del traduttore, non mi dispiace la versione italiana del titolo del romanzetto: come a dire: nel Far West, chi non è svelto è morto!

    Louis L’Amour era lo scrittore preferito di Ronald Reagan. È bravo ed è effettivamente acqua fresca.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...