(Continua)

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C’era una volta il fumetto d’autore. Si parlava di quella roba per indicare – perdendo poco tempo in ciance – un modo di intendere le riviste contenitore. Dentro quelle riviste c’era un sacco di pattume, ma fuori – di solito – era peggio. Già. Perché la qualità media dell’altro fumetto, quello non d’autore, era parecchio bassa. Come oggi, del resto. Fortunatamente, non esiste più il fumetto d’autore.

Debellata la iattura del fumetto d’autore, addosso c’è rimasta quella roba che chiamiamo graphic novel. E, anche là, la qualità media è piuttosto bassa.Però, siccome quei prodotti stanno in libreria, accanto a tutti gli altri libri di mezzo, la loro mediocrità si nota meno.

Anche casa mia è tutta piena di robaccia mediocre. E cacciarla non è mica facile. Quella si insinua in ogni anfratto e se ne impossessa. Poi, dopo essersi stiracchiata, si acciambella al suo posto e non dà fastidio a nessuno. E’ proprio questa sua noncuranza, questa attitudine alla tranquillità, questa ferrea volontà di non dar fastidio a nessuno che mi sforzo di disprezzare. Mica è facile disprezzare la mediocrità. Mica è facile disprezzare una cosa che ci appartiene così tanto. Però, fortunatamente, a volte…

Mentre sposto una montagna di carta, quasi tutta mediocre, emerge un fascicolo cicciottello: è il diciannovesimo numero di “(A Suivre)”, datato agosto 1979.

Scusami un attimo. Devo fare un riassunto maestrinchio. “(A Suivre )” era una rivista mensile nata in Francia, alla fine degli anni Settanta, per permettere ai fumettisti di raccontare storie che fossero indifferenti ai vincoli di formato. La pubblicava, da Parigi, Casterman (un editore belga) e, mentre gli altri giornali ospitavano serie che poi potevano conquistare uno spazio in libreria in albi a colori da 48 pagine, qui c’erano storie anche lunghissime, indifferenti agli standard di pubblicazione imposti dal mercato. Parlavano, i signori di “(A Suivre)”, di “roman B.D.” (romanzo a fumetti, graphic novel, insomma), ma lo facevano in un mercato diverso da quello statunitense, in cui il fumetto frequentava raramente la libreria, e da quello italiano, così smemorato da non ricordare mai niente.

Torno a bomba alla mia carta. Mentre sposto la pigna di libri, mi trovo con questo giornale in mano.

A Suivre 19 01

Il roman B.D. pubblicato in questo numero speciale per la lunga estate calda è un fumetto di sole 48 pagine, che sarebbe stato benissimo in un albo cartonato: L’homme de Pskov di Guido Crepax. Anzi proprio in quel formato, assai normale per il mercato francese, era stato pubblicato in Italia. Una stranezza di un editore milanese che aveva progettato una collana molto bella, chiedendo ad alcuni dei migliori fumettisti di questo paese di confrontarsi con le declinazioni dell’avventura. L’albo era uscito, a colori, nella collana “Un uomo un’avventura” e l’editore si chiamava Cepim ed era un marchio della famiglia Bonelli.

Un fumetto italiano importato in Francia, nella patria di quello che i lettori di riviste consideravano fumetto d’autore, e pubblicato specificando che aveva un valore letterario così alto da potersi arrogare il titolo di “roman B.D.”. Ancora più strano il fatto che in Italia quella storia era stata originariamente pubblicato dal più importante editore di fumetti popolari: quello di Tex, Zagor, Mister No, Ken Parker, …

Mi giro per le mani quel giornale e mi accorgo che di queste stranezze non me ne frega niente. “(A Suivre)”, in quel momento, mostrava un enorme rispetto nei confronti del lettore. Un rispetto quasi commovente. La composizione di un numero (di ciascun numero per una decina di anni almeno) era un atto di amore.

Guarda l’indice.

A Suivre 19 02

Era un giornale da leggere e godere, fittissimo di sorprese. Te ne mostro un paio e poi smetto di tediarti.

C’è una selezione di racconti (credo estratti da Piccoli racconti di misoginia, ma non ne sono sicuro) di Patricia Highsmith, illustrati da Roland Topor.

A Suivre 19 03

 

E c’è un fumetto, che non ricordo di aver visto altrove, di Grazia Nidasio (con le donnine ignude).

A Suivre 19 04

Così tanta bellezza concentrata in un solo giornale mette a disagio. Fa venir voglia di liberarsi della carta mediocre. Torno a buttare libri nel fuoco. Fahrenheit 451, a volte, si fa portatore di valori che tendo a sottovalutare.

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3 Risposte to “(Continua)”

  1. Ipofrigio Says:

    chiedendo ad alcuni dei migliori fumettisti di questo paese di confrontarsi con le declinazioni dell’avventura.

    Crepax aveva fatto anche «L’uomo di Harlem», su un jazzista che si trovava invischiato con dei gangster, bello.

  2. coralie Says:

    Les Combustibles, Amélie Nothomb, 1994.

  3. CREPASCOLO Says:

    chiedendo ad alcuni dei migliori fumettisti di questo paese di confrontarsi con le declinazioni dell’avventura.

    Alcuni giocavano in casa. Ricordo ” L’uomo del Texas ” con i testi di D’Antonio ed i pennelli di un Galep al crepuscolo – il mio preferito, de gustibus – che ricorda il Tim Truman di Jonah Hex e Turok ed un personaggio che ha il gigno cinebrivido di Richard Widmark.

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